M’è accaduto spesso, durante la mia carriera di fotografo, di tornare ad occuparmi di quanto accadesse tra le pieghe della periferia dell’impero..sui marciapiedi e all’interno delle sconnessioni di questa poco leggibile contemporaneità. Soggetti di quest’indagine le piccole..”insignificanti” piantine che colonizzano le nostre città alla ricerca di spazi vitali dove vivere contribuendo attraverso le loro..siapur minime..funzioni vitali alle necessarie fotosintesi. Non sfugge di certo quanto queste essenze testimonino di una lotta strenua per la sopravvivenza che agli uomini dovrebbe suggerire umiltà e costanza..senso della sfida e perseveranza. Piantine che s’interrogano come nel bel brano di Vitaliano Trevisan (contenuto nel suo recente “Tristissimi Giardini”) sul senso della loro presenza in un mondo così ostile..tanto ostile da far pensare ad una segregazione..ad una vera pena detentiva!

Si tratterà piuttosto, individuato di volta in volta il terreno adatto, di abitarlo con il giusto atteggiamento, così che le immagini vi germoglino spontaneamente, con quella forza sorprendente e addirittura, per l’autore, commovente, che hanno certe piante quando bucano l’asfalto, o mettono radici in una crepa sul muro, o nell’incavo di una grondaia trascurata, e crescono e si sviluppano, in una parola vivono, senza rendersi conto che non è lì che dovrebbero essere, e di quanto precaria sia la loro situazione. (Vitaliano Trevisan – Tristissimi Giardini – pag.12)