La globalizzazione ha prodotto cambiamenti profondi rimodulando “percorsi di vita” e, al contempo, ridisegnando i profili della gente e le dinamiche dei rapporti interpersonali. Tra i temi emersi all’interno del fenomeno “globale”, quello della migrazione è il più visibile. Ed è, appunto, per contribuire allo studio del flusso dei “migranti” che 5 Rotary Club della Provincia di Pordenone, hanno ideato il progetto “Conoscersi per Riconoscersi”, allo scopo di favorire il dialogo, l’incontro e la reciproca conoscenza tra autoctoni e cittadini stranieri che vivono, studiano e lavorano nel territorio pordenonese. La fotografia è stata individuata come il “veicolo” per favorire il processo di sincretismo culturale e sociale coniugata con la sensibilità di Elio Ciol, fotografo di fama internazionale, a cui è stato affidato il compito di indagare i contesti individuati per cogliere le dimensioni e le valenze attuali dell’integrazione. L’autore di Casarsa d/Delizia ha sviluppato, con lo stile e il linguaggio espressivo che lo connotano, una trama iconica stimolante in grado di proiettare sensazioni e percezioni che vanno oltre la descrizione e l’interpretazione. E’ riuscito a penetrare nell’intimo delle situazioni osservate in sintonia con gli obiettivi del progetto: rappresentare la realtà attraverso lo strumento fotografico per quantificare e capire quel filo di diffidenza reciproca esistente tra autoctoni e migranti. Cogliere poi i momenti che riassumano sentimenti e valori “di fondo” per far emergere i tratti comportamentali innati e universali. Da queste riflessioni nasce l’idea di una mostra fotografica quale strumento per leggere e interpretare più contesti friulani, in particolare il territorio della provincia di Pordenone perché al suo interno vanno consolidandosi eventi nuovi che riguardano i rapporti tra italiani e stranieri. Momenti che mettono in moto meccanismi positivi di emulazione che danno serenità, equilibrio e alimentano la disponibilità ad un maggiore adattamento, il tutto in un quadro che guarda al futuro con fiducia. Segni che contribuiscono ad alimentare il processo di concordanza culturale, convergenza concettuale fatta anche di variabili ideologiche, prima del tutto inconciliabili. In pochi anni il fenomeno dei migranti si è trasformato da evento temporaneo in realtà strutturale entrata nel nostro quotidiano con l’impeto di un movimento di massa a cui si contrappone, come descrivono le immagini, un processo di integrazione già in essere e destinato a consolidarsi. Ciol ha lavorato con umiltà, discrezione e rispetto, consapevole della complessità del tema. Ha catturato le atmosfere degli spazi esplorati, cogliendone esiti singolari, filtrando il tutto con la sua emotività. La spiritualità che traspare dalle immagini è autentica e lineare e lo guida nelle indagini più delicate dove gli stimoli più genuini nascono e si percepiscono solo perché si è sorretti dall’amore verso il prossimo. Dalla sequenza delle immagini si “legge” come vivono gli immigrati, si riesce ad ascoltarne le riflessioni intime, a vivere e a catturare le atmosfere dell’ambiente. Non diverso il comparto dedicato alla spiritualità: rispetto della persona e della propria storia, cultura, religiosità, chiave di un’integrazione che passa attraverso l’espressione di se stessi, soprattutto riguardo al profilo spirituale. Efficace la sezione dedicata alla socializzazione e alla solidarietà. Ciol ha gestito e dosato con equilibrio l’attenzione alle diverse componenti del progetto ed elaborato un mosaico di visualizzazioni che disegnano una trama di raffinata narratività, in un quadro complessivo in cui si apprezzano la composizione delle immagini, la sequenza visiva ritmica e una tessitura cromatica di qualità. Una fotografia collegata con la realtà, quindi, con il compito di scandagliare il processo d’integrazione, di una situazione in movimento che Ciol ha interpretato facendoci vivere sensazioni, emozioni e stati d’animo. Egli ritiene la fotografia un modo per fissare le cose, conferendo visibilità al fascino che esprimono. Visioni e visualizzazioni che l’autore considera doni che “riceve” e condivide con gli altri. Vive con trasporto lo scatto fotografico e con intensità il suo compiersi; è un testimone del nostro tempo che estrae dai contesti che indaga emozioni che condivide con gli altri. E questa è una visione della sua personalità, del suo essere, della sua attenzione verso i più deboli, i meno fortunati, gli Ultimi, i Protetti, come li definiva Padre David Maria Turoldo.