Io ho amato tanto Marguerite Duras. L’ho amata forse come ogni giovane donna che nelle parole di Marguerite Duras ha ritrovato, della vita quotidiana, la semplicità e la complessità, le tensioni e i conflitti relazionali, i sentimenti minimi, moderati ed estremi, la drammaticità, lo scarto variabile tra verità e realtà. L’ho amata perché ha regalato a tutti noi lettori – cito disordinatamente – L’amante, Il dolore, Occhi blu capelli neri, Moderato cantabile, La vita tranquilla, Giornate intere tra gli alberi, Testi segreti, Il viceconsole, Emily L., La pioggia d’estate, Il rapimento di Lol V. Stein, L’amante della Cina del nord, Yann Andrea Steiner, Scrivere, Il marinaio di Gibilterra, ma soprattutto l’ho amata perché ci ha regalato La vita materiale.

La vita materiale è uno scrigno che contiene 49 microstorie, tessere di quel complesso mosaico che è la vita di Duras verso la fine dei suoi anni. E’ il libro-dettato, ad eccezione di pochi brani, da Duras a Jérôme Beaujour. La sua forza è proprio il “parlato” di Marguerite che, dopo la “dettatura”, ha asciugato e ripulito il testo scritto. Le parole sono voce. È un libro orale. Anzi, come dice Duras, «non è un libro. Non è un diario, non è giornalismo, è staccato dal quotidiano. Diciamo che è un libro di lettura». E’: «quell’andare e venire fra me e me, fra voi e me in questo nostro tempo».

Il tempo è passato, ma il movimento è ancora percepibile, la voce ancora viva. E, nel libro-non-libro, assieme alle altre, c’è una tessera preziosa, impossibile da non rimirare: Le fotografie.

In Le fotografie Duras dice:

«Alla fine dell’Ottocento, la gente andava a farsi fotografare dal fotografo del paese come facevano nell’Amante gli abitanti di Vinh Long – e questo, per esistere di più.»

E ancora:

«Io credo che, contrariamente a ciò che la gente avrebbe pensato e che ancora si pensa, la fotografia favorisca l’oblio. Nel mondo moderno essa ha tendenzialmente questa funzione. Il volto fisso e piatto, a portata di mano, di un morto o di un bambino piccolo è sempre soltanto un’immagine su un milione d’immagini che abbiamo nella mente. E la pellicola del milione di immagini sarà sempre la stessa pellicola. Il che conferma la morte.»

Due significati insomma, per quelle immagini che riempiono la nostra vita quotidiana, portando ricordi ed oblio allo stesso tempo, e allungandone la brevità.

Ma tra la notevole produzione di Duras c’è anche un libretto, edito in Italia da Archinto: Il mare scritto. Contiene le fotografie che Hélène Bamberger scattò al seguito di Marguerite Duras per 14 anni, dal 1980 al 1994, durante le vacanze estive. Una sorta di “compito delle vacanze” che Duras, durante i suoi ultimi anni di vita, propose all’amica e al compagno. Yann Andréa guidava l’auto, Hélène Bamberger scattava le fotografie: entrambi “diretti” da Duras. Ogni immagine, nel libro, è commentata a fronte da Duras. E’ una sorta di Vita materiale fotografica, dove ogni coppia testo–immagine costituisce un micro-racconto, un universo a sé, una tessera all’interno del grande universo-mosaico durasiano, fitto di rimandi e di riferimenti autobiografici e artistici, di sensazioni e di emozioni espresse e appena accennate, di stupore e ammirazione per il mondo e la sua natura, di disperazione e impotenza di fronte al dolore degli uomini, generato dagli uomini. Per questo il testo è godibile forse solo dopo essersi avventurati per qualche tempo nell’universo dell’autrice, tra i suoi romanzi e i suoi film: in tal modo esso ci apparirà una sintetica summa del suo modo di guardare il mondo.

Dopo aver attraversato ed esplorato il ricchissimo universo di Duras e dopo esserci concessi un po’ di tempo per assaporarlo e ripensarlo, per diventarne un po’ parte, solo allora, non potremo fare a meno di sfogliare, leggere e possedere la raccolta dei suoi testi, fotografie, sceneggiature, lavori teatrali e molto altro che l’editore Gallimard, nella collana «Quarto», ha meticolosamente assemblato in Duras. Romans, cinéma, théâtre, un parcours 1943-1993. Qui le immagini ripercorrono l’intera esistenza di Marguerite Duras: un viaggio non solo attraverso la vita di una grande autrice, ma attraverso un’epoca di grandi trasformazioni politiche, sociali e culturali; e a lei va il merito di averne raccontato i nodi del vivere quotidiano.

Opere citate:
Duras M., Il mare scritto, Archinto, Milano, 1996, 69 pagine, 31 fotografie.
Duras M., La vita materiale, Feltrinelli, 1996, 151 pagine.
Duras. Romans, cinéma, théâtre, un parcours 1943-1993., Gallimard, 1997, 1764 pagine, 200 fotografie.


FOTOlogie
Immagini & Parole