Composizioni curate in ogni dettaglio. Creazioni efficaci e stimolanti. Utilizzo ragionato del colore, morbido in generale, di frequente inedito, a tratti anche poetico, come sintesi di uno studio che esplora il contesto osservato. Rimandi alla pittura e alla scultura pur in presenza di una trama linguistico-espressiva che mantiene comunque un contatto col reale, ovvero il tratto strutturale della fotografia creativa. Queste sono le linee portanti che connotano la fotografia di Cleto Di Giustino, unitamente all’esigenza intima dell’autore di descrivere i propri stati d’animo. Tracciati che l’autore coniuga tra loro elaborando un intreccio di  grafismi suggestivi e vibranti di sensazioni visuali e di percezioni cromatiche, tessitura di straordinario impatto visivo. Egli vive quotidianamente a contatto con la campagna, col terreno, il verde, gli spazi e segue le loro diverse trasformazioni, giorno dopo giorno. Più in particolare, osserva e ascolta la natura che studia a fondo per capire e interpretare i processi che disegnano sintesi iconiche di raffinata bellezza, che l’autore abruzzese cattura e colloca secondo la sua sensibilità nell’archivio della memoria. Si ha la sensazione che la natura si conceda all’obiettivo di Cleto Di Giustino che ottiene indirettamente l’invito, quasi un’autorizzazione, ad esprimersi intimamente tramite la fotografia. “La fotografia di Cleto Di Giustino – ha scritto, tra l’altro, Manuela Valleriani, studiosa di arte – trova origine in una istanza interna, avvertita come urgenza espressiva, che tende verso una personale individuazione incentrata sul paesaggio agrario e le sue caratteristiche”. “Geometrie fluttuanti” è una ricerca che sintetizza e veicola per lo più stati d’animo per far conoscere il rapporto privilegiato che Di Giustino ha con la natura e come questa dialoghi con lui. Guardando le immagini si percepisce, infatti, quanto sia profondo il legame di amicizia tra il fotografo teramano e il mondo che lo circonda. Un vero colloquio nel quale, in silenzio e in modo invisibile, ognuno, nel rispetto dell’altro - la Natura con le sue dinamiche e Di Giustino con la sua sensibilità - dà il proprio contributo affinché esso si consolidi e cresca continuando a generare geometrie fluttuanti nelle quali trovino ospitalità, ogni volta più stimolanti e incisive, le  linee portanti che dimensionano e modulano il respiro culturale dell’indagine fotografica “Le mie foto sono sintesi di stati d’animo altrimenti indescrivibili”, precisa l’autore. Momenti magici raccolti secondo un progetto personale. Testimonianze interiori che l’arte fotografica permette di sintetizzare e che Di Giustino vede e colleziona. “Vedere è tutto”, diceva Henry Cartier-Bresson! E Di Giustino Vede bene e oltre il visibile … Profili indefiniti e irregolari, silenti e affascinanti. Spazi che si rincorrono tra loro senza una dinamica individuabile. Geometrie disegnate da una mano invisibile che sembrano sollecitare l’osservatore a riflettere sulle cose del mondo. Quasi un suggerimento per meglio gestire diversi e più frammenti di vita. Un’armonia di linee che s’intersecano tra di loro per la costruzione di un pentagramma di sensazioni. Modulazioni astratte, di linee e cromatismi, allineamenti irregolari, esclusivi, non classificabili, venature silenziose e malinconiche, figure indefinibili, astrazioni cromatiche, parallelismi e profili coloristici che solo una sensibilità speciale, unica, può costruire. Ondulazioni estemporanee che il Nostro individua, definisce e raccoglie costruendo una texture magnifica svincolata da previsualizzazioni progettuali. Pagine sfuse di un diario scritto con la luce. Un percorso di momenti iconici irripetibili, scomparsi subito dopo lo scatto, sfumando sull’orizzonte del tempo visibile. Parte della realtà …(Fausto Raschiatore)