Venerdì 8 Febbraio presso la The Photographers’ Gallery è stata inaugurata l’esposizione legata al premio annuale Deutsche Börse Photography Prize di £ 30.000 rivolto ad un fotografo vivente, di ogni nazionalità, che ha realizzato il più significantivo contributo al mezzo della fotografia in Europa, nel periodo 1 Ottobre 2006 - 30 Settembre 2007.

I progetti di quest’anno dimostrano un impegno particolare ed uno sforzo sostenuto nell’esplorare tematiche socialmente e politicamente importanti attraverso la fotografia. I fotografi selezionati per concorrere al premio, ed i cui progetti, in parte saranno esposti in galleria da Venerdì sono:

John Davies (1949, Regno Unito) è stato nominato per “The British Landscape” al “National Media Museum”. I suoi panorami in bianco e nero, realizzati tra il 1979 e 2005, documentano il cambio post industriale del paesaggio Britannico. Freddamente distaccati, combinando il monumentale con il banale, questi lavori sono un continuo e profondo studio della relazione viscerale nella storia del Regno Unito tra società, economia e industrializzazione.

Jacob Holdt (1947, Danimarca) è stato selezionato per la sua pubblicazione “Jacob Holdt, United States 1970 – 1975” pubblicato da Steidl GwinZegal, Germany nel 2007. All’inizio degli anni settanta , Holdt ha speso cinque anni viaggiando facendo l’autostop attraverso gli Stati Uniti; vivendo e documentando le vite delle persone che ha incontrato, dalla povertà dei mezzadri del Sud sino alle famiglie benestanti dell’America degli anni settanta. In parte libro di viaggio, in parte lavoro politico le sue immagini mostrano le ingiustizie sociali e raziali degli Stati Uniti di Nixon e presentano un forte racconto di intima umanità, povertà, alienazione e protesta.

Esko Männikö (1959, Finlandia) è stato nominato per la sua retrospettiva “Cocktails 1990 – 2007” al Millesgården in Stoccolma nell’autunno del 2007. Un ritrattista dell’isolamento, Männikö documenta con umorismo, calore e integrità le vite degli abitanti della periferia. Cocktails rappresenta una selezione di ritratti, still life e paesaggi tratti dalle serie “Finnish Series”, “Organized Freedom” e “Harmony Sisters”; le immagini esposte con diverse cornici di legno, intaccate dal tempo, donano alle foto un carattere senza tempo e quasi una qualità pittorica.

Fazal Sheikh (1965, Stati Uniti) è stato selezionato per la pubblicazione “Ladli” pubblicato da Steidl, Germany nel 2007. Sheikh è un artista-attivista che usa la fotografia per creare ritratti di diverse comunità attorno al Mondo. Il suo ultimo progetto, “Ladli” appunto, esamina gli effetti dei continui pregiudizi contro le donne nella società indiana contemporanea e sottolineando, attraverso i suoi forti ritratti in bianco e nero accompagnati da testimoni individuali, l’ampiezza di come alcune donne in India sono ancora vittime di antichi codici religiosi e culturali. Bret Rogers, direttore della galleria ha definito i progetti in concorso fortemente compromessi e coinvolti con il tema trattato e sviluppatisi per lunghi periodi di tempo, coprendo poi un vasto territorio geografico, dalla Finlandia all’India attraverso Stati Uniti e Gran Bretagna.

Ciascun fotografo è indirizzato a problematiche di fondamentale importanza e sottolinea il ruolo cruciale che la fotografia svolge nella comprensione della vita nel ventunesimo secolo. Per quanto riguarda il vincitore, il nome sarà reso noto in Marzo, precisamente Mercoledì 5 e, con l’esposizione che apre al fine di questa settimana, sarà disponibile anche una pubblicazione, il catalogo, realizzato da The Photographers’ Gallery in cui verranno presentati i progetti dei quattro fotografi accompagnati da testi degli stessi e letture di critici.

John Davies

Nato nella contea di Durham, nord-est Inghilterra nel 1949 è considerato uno dei capostipite della fotografia britannica contemporanea di paesaggio che ha rappresentato, e rappresenta tuttora, un documento unico e particolare per leggere i cambiamenti economici e politici e generazionali della società britannica.

Negli anni settanta la fotografia in Gran Bretagna persiste nello studio della propria società com’era avvenuto nel secondo dopoguerra, i temi sono la condizione delle diverse classi sociali, soprattutto quella dei lavoratori in relazione allo sviluppo delle città e le periferie.

Ma a differenza degli approcci attraverso una fotografia a colori di un Regno Unito idilliaco degli anni 50 e 60, la presa di posizione dei fotografi degli anni 70 è più cinica, tagliente e meno permissiva; l’uso di un puro bianco e nero, spesso cupo e senza compromessi per dipingere una società frammentata ai bordi, con differenze sociali evidenti è usato in maniera accurata dove il colore viene lasciato per i progetti commerciali.

La fotografia di questi anni assume in maniera sempre maggiore una coscienza politica e socialmente attiva.

Jhon Davies paesaggista con i suoi panorami di una nazione industrializzata si pone in completa opposizione ai suoi predecessori che avevano fotografato un paesaggio avvolto di luce e di valori domestici; i suoi panorami invece sono bui, pessimistici ed aggressivi nella comunicazione.

Tra le varie esposizioni e libri, il tutto facilmente consultabile via web (www.johndavies.uk.com) è stato incluso nella mostra la scorsa estate alla Tate Gallery per “How we are, Photographing Britain”, un progetto vastissimo di enorme importanza storica in cui la fotografia è stato strumento, e materiale di analisi, per se stessa e la storia del Regno Unito.

L’esposizione riguardava la fotografia nazionale dalla nascita, 1840 ai giorni nostri, un percorso lungo di gran fascino.

John Davies ha lavorato in maniera estesa nella sua nazione ma anche all’estero e anche in Italia.

Ha infatti realizzato nel 1995 un progetto su Firenze e la sua relazione con il suo fiume, l’Arno; “Il Fiume e la città-Firenze”, 1995, è un intelligente approccio del fotografo per carpire la stretta relazione e allo stesso punto tenero abbraccio che il fiume rappresenta per la città, analizzata in termini urbanistici, industriali e sociali.(Testo di John Davies nel sito)

Nel 1999 viene invitato, assieme al connazionale Martin Parr, alla seconda edizione di “Sguardi Gardesani”, una rassegna indirizzata alla fotografia per leggere, attraverso essa, territorio e abitanti della Riviera del Garda.

Il progetto da lui realizzato sottolinea la sua meticolosa ricerca tra un equilibrio a volte non così stabile tra il paesaggio e persone, tra natura e industrializzazione.

L’esposizione allo Spazio Oberdan di Milano del 2000 “Milan without borders” / “Milano senza confini” è un progetto realizzato nel 1998 da Davies e commissionato dalla provincia di Milano.

Sicuramente esperienza significativa per il fotografo che ha potuto calarsi in una realtà dove l’industrializzazione rappresenta un fattore presente e drammatico nel paesaggio e in cui l’uomo vive nel mezzo di responsabile e a volte vittima dei suoi stessi panorami.

Davies, nel progetto, sottolinea la presenza e differenza tra luoghi pubblici e di proprietà privata che definisce un prodotto del nostro paesaggio contemporaneo e sono sintomatici dei valori che condividiamo e la condizione quotidiana di uomini e abitanti.

 

 

Stockport Viaduct, England, 1986
© John Davies
cortesia della The Photographers' Gallery - London

Deutsche Börse Photography Prize 2008
at The Photographers' Gallery
8 February - 6 April 2008
Press View: 7 February 2008
Award Announcement: 5 March 2008


FOTOlogie
The Photographers' Gallery nel web: http://www.photonet.org.uk/
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