"In posti dove sembra non esserci niente da vedere, i miei occhi devono impegnarsi al massimo e perciò paradossalmente, io vedo di più! Bellezza e grandiosità possono essere distrazioni quando si cerca di capire come un dato pezzo di terra è stato modellato. Il paesaggio è un principio attivo. La sua esistenza è il risultato delle azioni umane e dei processi naturali in mutevoli combinazioni e la sua comprensione richiede che i sensi, la mente e l' immaginazione siano completamente coinvolti con i fatti che si svolgono davanti a loro. Ogni cosa in un paesaggio ha un suo significato. Considerare il paesaggio come un tessuto di relazioni è la naturale conseguenza dell'assunto che il paesaggio è una creazione degli uomini anche quando la sola azione coinvolta è l'atto stesso della percezione". (Frank Gohlke - Measure of Emptiness - Grain Elevator in the American Landscape - Johns Hopkins University Press 1992)

"Zavattini scrive che la malinconia è originaria  del Po, che altrove si tratta di imitazioni, e sottolinea che appena si arriva da queste parti gli sembra di varcare la frontiera del grigio, o meglio di entrare in qualcosa di impreciso. Malinconia e imprecisione. Credo che siano questi i termini più appropriati. La malinconia è il cartello indicatore di una geografia cancellata, ed è probabilmente il sentimento della distanza che ci separa da un possibile mondo semplice, sapendo che questo è ormai un aggettivo da coniugare assieme ai ricordi e che l’attesa per qualcosa di nuovo e diverso è un intervallo dove il tempo è segnato da una noia necessaria. Impressione. Perché l’orizzonte confonde quasi sempre cielo e terra, perché le campagne abitano la città e i paesi, perché i campanili non solo vengono avvistati dalla riva su cui sostiamo, ma si raddoppiano, si confondono specchiandosi nell’acqua, perché i pioppeti anziché costituirsi come natura ci raccontano della ripetizione indistinta, perché le strade sembrano andare sempre nello stesso punto e quindi da nessuna parte". (tratto da Un cancello sul Fiume in Niente di Antico sotto il Sole di Luigi Ghirri – Sei Editrice 1997)