Per Francesca Della Toffola la Fotografia è una modalità espressiva estremamente efficace, in grado di veicolare messaggi concettualmente anche complessi e forti, oltre che incisivi e concreti nella forma e nei contenuti. Essa è poesia, sostiene Della Toffola, con la quale “cerco di comunicare le mie sensazioni del mondo”. Ed è quello che emerge dalla produzione fotografica dell’autrice veneta. E non solo con Accerchiati incanti, il lavoro, forse, che meglio esprime i termini di una ricerca che la fotografa da tempo porta avanti con determinazione, coerenza e professionalità. Basta, peraltro, osservare e riflettere il percorso sin qui effettuato per vederlo in tutta la sua ampiezza, racchiuso in una dimensione di studio finalizzato alla realizzazione di nuove realtà visuali, alla cattura di inedite dinamiche iconografiche, nel quadro di una trama che ha al centro la propria figura di donna e, in particolare, il proprio intimo, l’inconscio, l’invisibile. Uno studio nello studio. L’autrice ha un proprio progetto, un proprio iter di osservazione, un proprio processo d’indagine, ovvero sviluppa sintesi dinamiche linguistico-espressive personali, e procede sulla propria strada secondo un tracciato del quale mentalmente già conosce gli approdi temporanei ipotizzabili. Sostanzialmente è un itinerario sperimentale senza soluzione di continuità, nel quale si coniugano tra loro, nell’ambito di un contesto che in realtà è l’Area degli scambi relazionali, il Corpo e lo Spazio. Francesca Della Toffola ha iniziato da tempo ad esplorare il linguaggio fotografico dentro, coniugando lo studio, l’osservazione, l’indagine, i materiali in un processo che l’ha condotta all’autoscatto, all’autorappresentazione, un progetto per capirsi e capire. Per conoscere gli altri è necessario conoscere se stessi e viceversa... A soddisfare, cioè, una sua particolare esigenza, per dare visibilità alla propria intimità, fino alla definizione di una propria cifra narrativa, di un suo linguaggio, una sua narratività. L’autoritratto le permette di dialogare tra maestosi silenzi e infinite sensazioni, con gli spazi, con il tempo, con il doppio sguardo, con il paesaggio inteso nel senso più ampio del termine, e di coniugare il tutto in un momento magico che è unico e del quale è testimone assoluto. Momenti d’incanto e tentativi di fondersi con la natura … Si rifletta sulla terminologia utilizzata: Stanze. Tracce del tempo. Immobili evasioni. Rigurgito emotivo. Accerchiati incanti. Evasioni della pelle. Il ritmo del pensiero. In queste parole c’è la sintesi di concetti profondi e articolati che stimolano il lettore all’analisi e alla riflessione nell’autoritratto, nell’autorappresentazione, investito in prima persona, si sente coinvolto. … Francesca Della Toffola scopre la  Fotografia durante gli anni universitari, a Venezia, dove si laurea in Lettere con una tesi “Sulla soglia dell’immagine: Wim Wenders fotografo”. E’ passione vera e autentica! Approfondisce, infatti,  subito dopo le sue conoscenze sulla storia e le più importanti teorie della fotografia, senza trascurare opportunità teorico-pratiche, come la frequenza delle lezioni all’Istituto Italiano di Fotografia di Milano. Indaga e studia il linguaggio fotografico nelle sue diverse dimensioni come mezzo linguistico-espressivo: scopre la Linea nera e Le riflessioni sull’autoritratto. “La linea nera – precisa l’autrice - è una parte di pellicola non esposta alla luce, un pezzo di realtà che non esiste ma che ora si mostra nella sua assenza, con il suo vuoto. Mettere insieme due immagini è un atto di raccontare, voglio spingere il lettore a trovare una storia, una coincidenza che lo renda partecipe dell’immagine”. E gli permetta di ampliare le conoscenze per crescere e progredire pur nel caos della vita: “la conoscenza umana – diceva il filosofo tedesco Friedrich Engels - si sviluppa seguendo una linea curva ripetutamente intrecciata”. E complessa, impossibile da prevedere. (Fausto Raschiatore)