“La mia lontananza dal mare è motivo di appassionanti ritorni e da sempre lo fotografo. Mi interessa cogliere la sua forma, il fragore delle onde, la quiete della risacca, il colore, le emozioni … sino a sentirne il suono e il profumo…” – questa riflessione dà la misura della relazione che esiste, tra il mare e Massimo De Gennaro, autore emiliano di origini brindisine. Una riflessione che richiama un bellissimo frammento lirico di Mario Luzi, figura autorevole del Novecento letterario italiano (“Onde”, Garzanti, 1988) –, “Il mare, sai, mi associa al suo tormento” – rendendola più ricca emotivamente e in grado di dare al feeling tra il fotografo modenese e il mare una particolare e più intima dimensione. Un rapporto ben descritto in “Blue”, lavoro di taglio progettuale e di alto profilo linguistico in cui domina un’intrigante atmosfera, costruita con una sintassi narrativa moderna, efficace, a valenza sperimentale; un “legame” nel quale sono personalizzati i termini della rappresentazione del reale che evolve verso dimensioni e contesti singolari, carichi di significati e configurazioni narrative inedite e stimolanti. “Blue”, amplia, nei contenuti, nelle forme e nelle specificità di studio, i temi di una precedente indagine di Massimo De Gennaro - “Il vento nel cervello” - sui transfert Polaroid e la sintesi cognitiva tra pittura e fotografia, mediante l’utilizzo del computer. L’autore in “Blue”, partendo da diapositive a colori acquisite come files digitali ad alta definizione, applica la tecnica del collage trasfert Polaroid per sovrapporre ritagli/segmenti di immagini e la tecnica pittorica per il controllo, l’equilibrio e il dosaggio delle sfumature, con l’intento di dare allo scatto originale, una dimensione nuova, inedita, “altra”. Massimo De Gennaro attraverso la manipolazione non distrugge l’immagine iniziale, ma la arricchisce, la permea del suo sentire, dandone una interpretazione più ampia e plurale che sintetizza il proprio rapporto con il mare, un amore autentico che ha radici lontane, che sfuma spontaneo e genuino tra i ricordi dell’infanzia e dell’adolescenza. Evoca e dà visibilità a naturalezza e spontaneità. Un’indagine fotografica che rivela oltre il percepibile il rapporto che De Gennaro ha con il mare, amico da sempre, ma enigmatico e misterioso … “un mare simbolico, preso a pretesto – neppure casuale – di un’ampia serie di considerazioni e introspezioni consequenziali”, come scrive Maurizio Rebuzzini (“Blue”, Logos. Modena, 2005). (Fausto Raschiatore)

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