"Il mio mondo della rappresentazione si è duplicato ed ogni quadro rimanda all’altro, lo riflette in un labirintico gioco di specchi. Mi sento dunque libero di apparire, entrare io stesso nei miei dipinti senza per questo rinunciare al mio altro, e di lasciare che tra i quadri si instauri un gioco di speculazioni e riflessioni dal mondo del fantastico a quello della realtà in una sorta di sogno ad occhi aperti, o forse, di sogno nel sogno.
I generi si mescolano; le nature morte, gli animali giocattoli, nella dimensione del dipinto si trasformano quasi si animano in ritratti. E la vita reale, l’atelier, i quadri stessi trovano posto in questa messa in scena che diventa mise en abyme." (David Dalla Venezia)

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