Questo lavoro nasce da una riflessione di Pietro D’Agostino, autore da sempre attratto dallo studio del rapporto tra la luce e il suono: soddisfare una sua ennesima curiosità sulla luce. “Nella fisica delle particelle - dice l’autore - è accertato che la luce può manifestarsi a volte come un’onda che attraversa lo spazio, a volte come particella che ci indica la presenza di materia. Da lì la necessità di immergere un corpo nella luce, scioglierlo nell’elemento fonte primigenia per la foto e coglierne, se possibile, aspetti percettivi diversificati. Ho realizzato delle foto ed un video cercando di esplorare la stessa situazione con due sistemi di registrazione della realtà diversi, ma che comunque hanno di base in comune la stessa sorgente espressiva, la luce”. Un progetto che D’Agostino ha realizzato in collaborazione con la danzatrice Alessandra Cristiani che vive un momento professionale particolarmente stimolante tramite la danza butō. Un’esperienza per il fotografo importante: “è per me un riconoscermi nell’altro come un me stesso attraverso una materia che si manifesta oltre le nostre previsioni e di cui, nonostante i nostri sforzi razionali e contrari, siamo parte”. Pietro D’Agostino prende atto della realtà e vede premiata l’idea di base per cui aggiunge un ulteriore lavoro alla sua ricercata produzione artistica. Uno studio elegante di passaggi visivi, un vero e proprio pentagramma di sensazioni emotive, tra figure che giocano e recitano nello spazio infinito di un set invisibile e astratto. Stilizzazioni figurali, silenti e armoniche, che generano segmenti corporei indefiniti e indefinibili che si librano all’interno di spazi permeati di una singolare armonia. Ombre che sfumano nel nulla, tracce d’incomunicabilità, visualizzazioni senza dimensioni, linee indecifrabili e segni che dialogano tra loro in un ambiente di atmosfere speciali, magico. Un mondo straordinario, reale e irreale, concreto e astratto, microcosmi di emozioni, di toni chiaroscurali intrisi di poesia e musicalità. Forme corporee che nascono e muoiono nello spazio di un momento, disegnano segmenti scultorei e costruiscono percorsi immaginari collocati in un silenzio ambiguo, enigmatico e coinvolgente. D’Agostino soddisfa la sua ultima curiosità sulla luce e aggiunge una nuova ricerca alla sua produzione artistica di raffinato studioso della stessa. Egli, artista di area concettuale, da tempo protagonista di apprezzate performance espositive, si sente emotivamente coinvolto al solo pensare che “Butō e foto abbiano di base una medesima radice espressiva, la materia e la luce che a questo punto potremmo definire una cosa sola, una radicale necessità senza la quale sarebbero inesistenti.” D’Agostino si esprime a suo modo, con la sua sintassi iconica. Ha tracciato e tuttora traccia percorsi visivi d’intensa emotività e di grande efficacia narrativa. Ha un proprio linguaggio, un proprio stile, una propria cifra espressiva. “… Quello che sottopongo a curiosità, ad esperimento, attraverso la luce e il dispositivo fotografico, e non solo, non è di creare forme ma di attraversare delle esperienze, indagando ciò che genera le forme, le relazioni tra le cose. L’indecifrabilità, l’indefinizione si possono così percepire come un evento di iniziazione, momento unitario di cosciènza, di unione tra soggetto e oggetto, esse si rivelano come possibilità di conoscenza primaria in quel breve istante in cui la mente, l’essere non sono disgiunti razionalmente dalla realtà in cui dimorano”. In questa riflessione, sentita e articolata, le linee strutturali di parte della ricerca iconografica di Pietro D’Agostino, attivo soprattutto nell’ambito della fotografia creativa e del video (www.pietrodagostino.com). L’autore indaga mondi e universi culturali complessi, al limite dell’incomunicabilità, tramite attraversamenti, percorsi di studio, sul territorio delle esperienze, del vissuto, ovvero la ricerca e l’analisi di approfondimenti sui rapporti e sulle relazioni tra le cose e noi stessi. Con misura e grande equilibrio. (Fausto Raschiatore)

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