Titolo: DIMENSIONE ISTRIA - Una ricerca fotografica che dà una dimensione nuova e inedita della Penisola Istriana. Penetra nell’intimo del Territorio, tra spazi e luoghi sconosciuti e ne indaga le atmosfere, i diversi contesti, con equilibrio e grande sensibilità. Autore: Stefano Cusumano;  Fotografie: 114 a colori; Testo critico: Fausto Raschiatore - Dentro l’Istria. Un percorso fotografico contemporaneo. Stefano Cusumano coniuga i contenuti visibili e non visibili del contesto che indaga ed esplora con le esigenze del proprio modo di intendere la fotografia e del suo linguaggio espressivo. Egli si affida alla fotografia per studiare, interpretare e capire l’Istria, il suo presente e il suo passato. Di più. Penetra col suo obiettivo nei meandri dei luoghi e nella loro storia. Vuole capire i diversi contesti, raccogliere testimonianze, ma vuole anche interpretare l’osservato. Conoscere bene e nei dettagli la superficie delle cose. Contributi narrativi: Liginia F. Roberto detta Ligi - Il fotolibro presenta, tra le 114 immagini, peraltro ben stampate, una serie di racconti istriani di Liginia Fratantaro Roberto detta Ligi, scrittrice di origini istriane. Un contributo letterario che dà ricchezza e spessore culturale all’opera fotografica. Per lei l’Istria non è una dimensione fisica. L’Istria è un sentimento. Riflessione d’Autore: Boris Pahor - Una breve nota del grande scrittore istriano. Profilo storico: Renata Fasson; Pagine: 204; Lingua: Italiano; Editore: Punto Marte Editore; Anno di pubblicazione: novembre, 2012; Prezzo: euro 26,00; Formato: cm 28 x 28. Copertina cartonata da 4 mm; ISBN: 988-88-95157-45-0

DENTRO L’ISTRIA
UN PERCORSO FOTOGRAFICO D’AUTORE
di
Fausto Raschiatore

“… il paesaggio non è quello che viene normalmente percepito, bensì quello che vi si suppone latente, inscritto sul rovescio, (dietro, appunto): paesaggio della memoria e della favola, del desiderio e del progetto, “paesaggio di figure nascoste e di prodigi” (v. nota).

Conosco da molti anni Stefano Cusumano e la sua passione per la fotografia. Il suo amore per quest’arte è antico nei convincimenti, moderno nelle motivazioni, in linea con il nostro tempo e le sue dinamiche evolutive. Un giorno di aprile di quest’anno, dopo un tranquillo viaggio in macchina, una passeggiata e una stimolante conversazione tra gli spazi antichi di Capodistria, è maturato tra noi un accordo di collaborazione per la realizzazione di un libro fotografico sull’Istria. Una giornata singolare, bella, con un silenzio indecifrabile e ospitale che ovattava la piazza mentre raccoglievamo gli appunti del progetto in vista del ritorno a casa. Un giorno speciale, di quelli che lasciano traccia, che danno senso a qualcosa di concreto. Forse d’importante. Questo volume, concepito quel giorno a Capodistria, seduti davanti a un Caffè della piazza antistante Palazzo Pretorio, tra riflessioni, racconti, ricordi, punti di vista, piani di lavoro ipotetici, proposte d’impaginazione e di strutturazione, è un omaggio all’Istria e alla sua Storia. Come, del resto, ho potuto verificare poi direttamente durante la sua “costruzione” vera e propria, ispirata soprattutto al rispetto di uno strutturale equilibrio nel “rappresentare” l’Istria e il suo intimo, la parte invisibile, attraverso l’osservazione del reale. Un lavoro fotografico realizzato “dentro” l’Istria, tra le atmosfere, gli equilibri e il succedersi degli eventi del vivere quotidiano, con un’impostazione strutturale pragmatica in modo da contribuire alla migliore comprensione dei ritmi di lettura, della scansione dei riferimenti storici, della valenza dei cromatismi, dosati con equilibrio e congruenza narrativa. Il tutto in un quadro iconografico in grado di dare la giusta visibilità alle specificità e alle caratterizzazioni che da sempre sono i tratti distintivi diquesto Territorio. Un libro nel quale ogni immagine è un segmento d’Istria, la sintesi di un’osservazione finalizzata, un punto di vista dell’autore. “Le fotografie - ha teorizzato la scrittrice americana Susan Sontag (“Sulla fotografia”, Einaudi, 1992, Torino) – trasformano il passato in un oggetto da guardare con tenerezza, sopprimendo le distinzioni morali e disarmando i giudizi storici con il pathos generico del passato”. L’Istria è una Penisola speciale e merita un trattamento speciale. Come in questo lavoro appunto, del tutto speciale. Un libro di fotografie, che ha nel corpus delle immagini, il cuore pulsante dell’opera e della propria esistenza, il significante della proposta culturale, concede uno spazio alla Storia e alla Letteratura. Ed è una scelta straordinaria che s’impone evidentemente in casi straordinari.

nota: Tratta da una riflessione scritta di Dino Marangon pubblicata sul catalogo della mostra “Oltre il paesaggio” tenutasi a Villa Brandolini/Solighetto/TV nel 2009. La citazione a sua volta è stata pubblicata a Milano nel 1989 (p. XI) ed è firmata da S. Agosti, “L’esperienza di linguaggio di Andrea Zanzotto, in Zanzotto, le poesie e le prose scelte”, a cura di S. Dal Bianco e G.M. Villalta.

Alla Storia tramite una studiosa come Renata Fasson che ha curato il profilo storico dell’Istria, e alla Letteratura con Liginia Fratantaro Roberto (Ligi per la famiglia e per gli amici) che, invece, ha tratteggiato, con una serie di riflessioni e di racconti di taglio letterario, alcuni aspetti dell’universo istriano con equilibrio tra reale e immaginario, sulla linea delle sue pubblicazioni, note per i contenuti, sempre finalizzati all’invio di messaggi sulla misura nelle relazioni, sul superamento delle incomprensioni, dei malintesi, degli attriti. Da “matura anima istriana”, come è solita dire la scrittrice, figlia di una terra complessa, ma dolce e genuina. A completamento dell’opera e col fine di suggerire i tempi di lettura senza rigidità condizionanti, sono stati inseriti, secondo una logica, quattro Segnalibri così da conferire alle immagini e ai testi una dimensione che scandisse in modo sfumato la lettura della proposta culturale. “Sono nato a Palermo con il Tirreno negli occhi, mio mare istintivo. Negli anni dell’infanzia e dell’adolescenza, ho trascorso le mie estati in un piccolo paese, adagiato in collina, fra i monti Nebrodi a sud e il mare di Alicudi e Filicudi a nord. Il nonno aveva un uliveto con grandi ulivi e una vigna sufficiente alle necessità della famiglia. Ho conosciuto” – racconta Stefano Cusumano mentre l’automobile corre monotona sulla strada del ritorno – “i ritmi e le stagioni delle semine, dei raccolti, della spremitura delle olive e delle uve pestate nel palmento della casa di campagna. Ma le terre, intorno, erano per lo più latifondi ed il paesino si è presto svuotato di gran parte delle forze contadine attratte dal grande Nord industriale. Sono emigrato anch’io nel Veneto, medico, con una buona passione per la fotografia. Devo ad un amico pittore la mia conoscenza dell’Istria. L’Adriatico non è mai riuscito del tutto a sostituire il mio mare mentale; ma il mare d’Istria aveva un fascino discreto, penetrante, e la terra colori misteriosi, presto meta di brevi soggiorni di vacanza o fugaci fine settimana. Poi, anno dopo anno, ho visto la terra veneta svendere la propria cultura agricola per una prorompente industrializzazione con intere estensioni di terra fagocitate da devastanti capannoni industriali, centri commerciali, rotatorie immense e sistemi stradali avanzati. L’Istria, invece, restava autentica, un luogo del tempo capace di farmi approdare per magia, con i suoi silenzi e le sue terre aspre, alle campagne della mia infanzia. Oggi – prosegue il fotografo - basta lasciarsi alle spalle le colline di una Trieste sconvolta da una edificazione collinare selvaggia e si entra in un mondo fatto di povere cose, di apparenti semplicità e di assordanti silenzi. Con una particolarità inizialmente incomprensibile: un diffuso senso di malinconica tristezza. Molti perché si sono presto affacciati alla mente e mi hanno sospinto a dialogare con gli innamorati dell’Istria, a leggere libri e, attraverso questi, a conoscere tutte le tragedie derivanti da una millenaria storia di transumanze e commistioni etniche fino alle più recenti gravi vicende di oppressori e di oppressi, di intolleranze, di lotte per l’indipendenza, di pesanti stermini e di esodi senza speranze. È venuto presto il desiderio di fotografare questi luoghi e, prima ancora, di conoscerne la storia e documentare i mille perché”. In questa riflessione dell’autore, uomo e fotografo, da tempo osservatore e studioso della terra d’Istria, è contenuta la cifra stilistico-espressiva della sua produzione fotografica e la chiave di lettura di quest’opera. Un ventaglio di stimolazioni visive, quelle consce e quelle inconsce, che albergano nella mente dell’autore, raccolte nell’armadio della memoria e che rappresentano l’insieme di quelle “Cose” che fanno nascere tra fotografo e fotografato – soggetto od oggetto –una trama infinita di indecifrabili relazioni. Segreti destinati a rimanere tali, per sempre. E le fotografie qui ne sono cariche, con un significante che traspare, autorevole e vibrante, come sintesi di invisibili atmosfere e di immaginarie conversazioni tra l’autore e i luoghi indagati. Una riflessione profonda, dunque, sentita, vissuta con grande trasporto interiore, da cui si irradia, con intensità e naturalezza, un’aura che permea le singole fotografie di questo percorso d’indagine. Che è prima di tutto una ricerca intima, in qualche modo “segreta”, costruita dopo aver dato un mandato esplorativo alla propria sensibilità e averla coniugata a quella speciale capacità del fotografo di percepire i contesti che osserva e indaga tramite la macchina fotografica. Il mezzo a cui egli ha affidato una vera e propria missione: esplorare l’universo istriano del quale è innamorato e dare ulteriori contenuti alla propria ricerca fotografica. L’autore dopo aver indagato il fiume Sile (“RiflesSile”, Arcari libri, 2004) e Venezia (“Informal Venice”, Vianello libri, 2008, Treviso) si è “trasferito” in Istria, per esplorare un contesto esclusivo, con una storia complessa e certe specifiche connotazioni. Lo ha fatto con equilibrio e rispetto del passato e del presente, con l’intento di contribuire ad accrescere la memoria d’una terra ricca di eventi e di fatti che hanno scritto pagine di storia importanti e disegnato itinerari di grande rilevanza geopolitica. Egli guarda alla fotografia come a un modo di relazionarsi col mondo. Ed è, in linea teorica, sulle stesse lunghezze d’onda di Luigi Ghirri (“Lezioni di fotografia”. A cura di Giulio Bizzarri e Paolo Barbaro, Con uno scritto biografico di Gianni Celati, Quodlibet, 2010, Macerata). Per il grande fotografo emiliano, la traccia di chi fa fotografia, cioè l’imprinting e la storia personale del fotografo, è importante, ma non tanto da escludere comunque l’individuazione di un punto nel quale far convergere idealmente o, meglio, far incontrare l’interiorità dell’autore e il contesto esterno, ovvero i luoghi d’Istria. “Punto di equilibrio” destinato a vivere nel tempo che va oltre il rapporto momentaneo tra fotografo e reale osservato. Ogni fotografia ne nasconde uno, che è sempre indefinibile, non misurabile né in termini di forma, né in termini di contenuti, è qualcosa che rimane chiuso in quel sottile filo che collega per sempre l’io del fotografo con un certo segmento del reale. Il paesaggio qui si veste, immagine dopo immagine, in virtù del rapporto tra l’io del fotografo e l’intimo del fotografato, di un “qualcosa” di senso compiuto che è la rappresentazione del significato ultimo del contesto ritratto nei confronti degli eventi e dell’immaginario collettivo. Stefano Cusumano ama la fotografia e in particolare quella di paesaggio, da sempre utilizza la macchina fotografica per esprimersi intimamente in termini di creatività artistica e per porre sulla ribalta dell’orizzonte visibile le sintesi delle proprie riflessioni. In questo quadro nasce Dimensione Istria, un book d’immagini a cui l’autore ha affidato le proprie riflessioni sull’Istria dando al messaggio che ne scaturisce la giusta visibilità. E non solo. Egli è andato oltre, ha sentito la necessità di penetrare il visibile, si è imposto di essere profondo, efficace, incisivo. Un omaggio di gratitudine per l’ospitalità che gli viene riservata nei suoi frequenti soggiorni in terra istriana, un ulteriore approfondimento culturale per l’ampliamento delle conoscenze a tutti i livelli possibili. “Solo dopo aver conosciuto la superficie delle cose … ci si può spingere –dice Italo Calvino in Palomar – a cercare quel che c’è sotto. Ma la superficie delle cose è inesauribile.” E il Nostro ne è perfettamente consapevole. Ed è forse proprio per questo che spinge l’obiettivo della sua reflex a cercare con avidità, quasi un desiderio incontrollato di nuove conoscenze, di nuovi saperi, di nuove cognizioni culturali. Dimensione Istria è una ricerca sviluppata secondo un progetto, studiato nella forma e nei contenuti, e un programma articolato su diverse direttrici di studio e d’indagine. Quando il fotografo scatta una foto in Istria si sente investito di un compito speciale, straordinario, un incarico vero e proprio che è dovuto anche alla speciale storia che caratterizza la Penisola istriana. Una storia nella Storia, stimolante oltre che dal punto di vista meramente storico anche da quello culturale. L’autore coniuga i contenuti visibili e non visibili del contesto che indaga ed esplora con le esigenze del proprio modo di intendere la fotografia e del suo linguaggio espressivo. Egli si affida alla fotografia per studiare, interpretare e capire l’Istria, il suo presente e il suo passato. Di più. Penetra col suo obiettivo nei meandri dei luoghi e nella loro storia. Vuole capire i diversi contesti, raccogliere testimonianze, ma vuole anche interpretare l’osservato. Conoscere bene e nei dettagli la superficie delle cose. E questo, fotografando l’Istria, non sempre è possibile perché l’evento storico quasi sempre “prevale” sugli altri aspetti, linguisticoespressivi, estetico-narrativi, addirittura descrittivi. In Istria una fotografia incornicia, per certe sensibilità evidentemente, oltre al luogo, il paesaggio, l’ambiente e le atmosfere, anche i fatti e gli eventi che hanno contribuito a definire il contesto stesso. Fatti ed eventi che di frequente, soprattutto in Istria, si sono rivelati condizionanti. Dal momento che c’è chi sostiene, consapevolmente e giustamente, come la scrittrice Liginia Fratantaro Roberto, originaria di Cittanova d’Istria/Novigrad, che da anni vive e lavora a Treviso, che “L’Istria non è una dimensione fisica. L’Istria è un sentimento”. Stefano Cusumano è un cultore della storia dell’Istria e degli eventi che l’hanno determinata. E’ affascinato dal passato e dalle specificità che la caratterizzano e la connotano come emerge dagli scatti, raccolti in questo volume e realizzati negli ultimi cinque anni. Una selezione di segmenti per la quale si è studiato una impaginazione che desse ritmo e coerenza alla lettura. Non solo. Che fosse, al contempo, anche in grado di dare al lavoro un equilibrio strutturale che coniugasse bene, in un linguaggio fotografico di alto livello, in termini di narratività, di composizione, di estetica, una trama iconografica con al centro il colore, variabile importante per una lettura autentica dell’Istria e del suo paesaggio. “Il colore estende la tavolozza di una fotografia e aggiunge un nuovo livello di informazione descrittiva all’immagine – sostiene Stephen Shore, fotografo e studioso americano, (“Lezioni di fotografia”. Phaidon. 2009) -, accrescendone la trasparenza perché ci si sofferma meno sulla superficie, dal momento che noi vediamo a colori. La descrizione diventa più approfondita perché vediamo il colore della luce, i colori di una cultura o di un’epoca”. Come avviene in queste immagini a cui il formato quadrato dona una particolare specificità culturale e una dinamica del tutto speciale. L’Occhio quadrato compatta e soggettivizza la visualizzazione di un segmento del paesaggio istriano indagato senza la figura umana, per scelta di studio, in modo da cogliere il senso del finito e dell’infinito, di interpretare il tratteggio naturale della luce e delle ombre, di descrivere i silenzi e gli spazi solenni e maestosi, con l’obiettivo di permettere al fruitore di penetrare anch’egli l’invisibile e magari di costruirsi un proprio immaginario fino a farne un’ideale dimensione nella quale sognare di poter un giorno approdare per viverci.

Riflessione d’Autore
di
Boris Pahor

Mi piacerebbe citare molti brani come, per esempio, questo: “Il campo, delimitato da muretti di pietra e da folti cespugli di carpine, si apriva per un ampio raggio. La terra a maggese non era coltivata, era a riposo per non essere troppo sfruttata mentre più in là, oltre il confine, si estendeva, a perdita d’occhio, uno splendido uliveto. Gli alberi, autentiche sculture viventi, richiamavano all’osservatore un istintivo rispetto. La loro vibrante bellezza rifletteva un’anima nascosta plasmata dall’energia del suolo. Come saggi patriarchi, trasmettevano all’aria il linguaggio mistico che si respira nelle cattedrali gotiche. La chioma grigio-argento ondeggiava superba mutando tonalità. C’era qualcosa di alto, di sacro in quelle strutture, madri di un frutto venerato per i suoi usi prodigiosi.” Bellissimo saggio della eminente scrittrice che è Ligi Roberto, saggio del linguaggio della natura, espresso dall’autrice nella sua poetica immaginazione, ma a me piace anche e piuttosto riferire il linguaggio veramente sentito, quello delle contadine dalle “gonne scure a mezzo polpaccio, arricciate in vita”, delle contadine dell’interno istriano che, durante il colloquio, esclamavano “Majka božja moli za nas (Madre divina prega per noi)”. Ecco, questa unione semplice e naturale di due lingue che sono espressione di due popoli naturalmente conviventi è il pregio principale di questi suoi scritti. Non è la prima volta che ciò avviene nei libri di Ligi, ma qui lei lo sottolinea con una riga che riassume dei capisaldi della storia europea del XX secolo: “Se la maledetta politica razzista non si fosse messa di mezzo per disgregare, saremmo convissuti in santa pace senza conoscere le mostruosità delle guerra”. Per fortuna ora Ligi ci aiuta a ricostruire nella verità e nella bellezza.

Trieste 16/10/2012

RACCONTA LA SUA TERRA
di Ligi Roberto
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PROFILO STORICO
di Renata Fasson
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