I viaggi, in genere, hanno mete e obiettivi, magari non definiti né definibili a priori, nei dettagli. Quelli immaginari di Fausto Corsini, invece, no! In essi è tutto affidato al fascino e alla imprevedibilità del caso. “Viaggi immaginari” nasce dall’osservazione naturale degli eventi e dalla registrazione delle sequenze attraverso le quali si manifestano. Sono appunti di un flusso fantasmagorico di luci, colori, immagini e figure. Diario di impressioni emozionali, tra reale ed irreale, raccolte in libertà, nel disordine straordinario ed affascinante delle situazioni estemporanee, infinite e coinvolgenti, di un viaggio effettuato lungo i percorsi della casualità. La macchina fotografica di Fausto Corsini (Pavullo n/Frignano, Modena, 1971) nei viaggi immaginari scrive d’istinto, registra riflessioni e impressioni, su tutto: eventi, situazioni, incontri, momenti, senza tracciare itinerari, né programmi o pre-visualizzazioni. “Il filo conduttore dei miei lavori – dice l’autore emiliano – è la presunzione di catturare le emozioni e imprimerle su carta fotografica”. Tutto è lasciato alla causalità per cui i “fatti” si susseguono liberamente, magari con forme e contenuti improbabili, estremi, inverosimili... Successivamente, Fausto Corsini - guidato dalla traccia dei ricordi del “viaggio” effettuato in automobile - riordina le emozioni, i pensieri, le sensazioni, i momenti catturati durante il percorso e li colloca in una trama linguistico-narrativa con spazi, tempi e sequenze … costruisce i “Viaggi immaginari”. Causalità, dunque, come libertà di agire, interpretare, conoscere, vivere il nostro tempo storico nel quadro di un “viaggio” metaforico che è un vero contenitore di emozioni, simboli e messaggi. “Viaggi immaginari rappresenta in qualche modo la ricerca di me stesso. La macchina – puntualizza Corsini - si trasforma e diventa il mio guscio, la mia fortezza; il parabrezza è l’obiettivo, ossia la barriera tra me e gli altri. Così divento spettatore (anche di me stesso); non a caso nelle foto si avverte sempre la mia presenza perché in qualche modo frammenti della mia persona sono sempre visibili nella composizione. Tutto ciò che si coglie in questo lavoro ossia: i colori, il mosso, … non sono altro che la mia percezione del mondo, della realtà nell’irrealtà e viceversa”. (Fausto Raschiatore)

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