Titolo: Volare d’infinito canto/Omaggio a Domenico Modugno - Autore: Michele Coccioli - Editore: Vianello Libri/Treviso (www.vianellolibri.com) - Testi introduttivi: Massimo Guastella, Pio Tarantini, Michele Coccioli, Massimo Emanuelli - Pagine: 120 - Fotografie: 47 a colori - Formato: 32,5 x 30,5 cm - Prezzo: non indicato - Anno di pubblicazione: 2011 - Codice ISBN 978-88-7200-358-9

Luxuria Lucis
di
Pio Tarantini

Esercitare la giovane-vecchia arte della fotografia con una particolare attenzione ai luoghi e alle persone significa non poter prescindere dai luoghi in cui si è nati e vissuti: questo azzardato assioma è tanto più valido, forse, essendo nati e risiedendo nel Mezzogiorno d’Italia. È pur vero che ogni luogo natale assume, per l’interessato, caratteristiche uniche e fondanti, ma le secolari vicende del Sud nostrano – dalla Magna Grecia alle Lune dei Borboni, al Risorgimento, al dopoguerra degli anni cinquanta, allo sviluppo irregolare e scomposto degli ultimi decenni – probabilmente incidono più profondamente nella coscienza e nei modelli culturali dei meridionali e in particolare di coloro, tra questi, che si occupano di arti visive, di raccontare cioè il mondo attraverso una rappresentazione bidimensionale della realtà percepita servendosi di un procedimento tecnico, ma che ha la sua base ideativa in un momento squisitamente concettuale: l’atto del guardare, vedere, osservare, scegliere. Chi scrive questa nota ha piena cognizione di quanto afferma, se pure in maniera non categorica e definitiva: sono nato e mi sono formato nel Salento, una terra ancora morsa da un pesante sottosviluppo negli anni cinquanta e sessanta, durante la mia infanzia e giovinezza: e anche se le scelte della vita mi hanno portato lontano, non posso, e non voglio, prescindere dalle mie radici. Il Salento è molto cambiato negli ultimi anni, così come molte regioni limitrofe, e molte operazioni e progetti fotografici negli ultimi decenni hanno cercato di rendere conto di questi cambiamenti: ancora in queste settimane, mentre scrivo queste note, una importante mostra in corso a Bari, Esprit méditerranéen, che raccoglie numerosi autori di livello nazionale, si sforza di decifrare questo comune sentire, questo spirito mediterraneo che dovrebbe permeare questa area geografica così importante nella storia dell’umanità e della civiltà occidentale.  Molti dunque sono stati i fotografi, indigeni e no, che hanno lavorato su questa area e su queste genti utilizzando tutte le chiavi di lettura e stilistiche, da quelle di stampo realistico e analitico a quelle più decorative di impronta turistica, a quelle più concettuali, a quelle più visionarie, con risultati – come sempre accade in questi casi – complessi e contraddittori, ma quasi sempre interessanti perché aggiungono comunque qualcosa nell’analisi di un territorio e delle sue genti[1]. Michele Coccioli – un classico esempio di fotografo che non esercita la professione corrispondente, ma che si serve della fotografia per passione – da molti anni ormai persegue con tenacia un percorso articolato di indagine sul Mezzogiorno d’Italia che lo ha portato a pubblicare sul tema già due volumi interessanti per approccio e realizzazione: nel 2002 pubblica Puglialucania un volume di fotografie in bianco e nero dove paesaggi, luoghi, interni e persone, ripresi in molti paesi delle due regioni confinanti, si alternano a formare un racconto antropologico-sociale secondo una chiave di lettura tradizionale, di impronta prevalentemente neorealistica con poche concessioni al “suggestivo-poetico”. Più recente, risale al 2009, il volume I borghi più belli d’Italia. Puglia, di tono completamente diverso: qui prevale il colore, nella sua declinazione sontuosa di luce mediterranea, in bilico tra biancori e toni accesi, con luci diverse per ora e stagione. Il volume resta permeato tuttavia della volontà indagatoria di chi non vuole soltanto realizzare una raccolta di belle fotografie ma vuole raccontare luoghi e persone, secondo la più classica e apprezzabile vocazione del mezzo fotografico. Una ulteriore curiosità linguistica ha portato Coccioli, negli ultimi tempi, a misurarsi su un terreno nuovo, stimolato probabilmente, come tanti fotografi, dalle nuove possibilità offerte dalla manipolazione digitale. Nasce così dopo molti studi, esercizi e ripensamenti, questo volume che abbandona completamente la chiave realistica per affrontare in chiave metaforica un tema specifico, un momento creativo importante per la cultura musicale popolare italiana, la canzone Volare, tanto importante che in breve tempo dilagò in tutto il mondo con la sua carica dirompente e visionaria : il titolo vero del brano, come è noto, è Nel blu dipinto di blu, testo scritto a quattro mani da Domenico Modugno e Franco Migliacci con musica dello stesso Modugno,  presentata al Festival di Sanremo del 1958 , dove vinse. Progetto azzardato e rischioso quello di creare un racconto visivo attorno a un testo – e alla sua musica inevitabilmente consustanziale – così famoso: la scelta di Coccioli è stata quella giustamente anti-illustrativa: e come si può d’altra parte illustrare un testo di sapore surreale come Volare? Coccioli con un laborioso e complesso lavoro di ideazione, realizzazione e ricerca nel suo robusto archivio di immagini, anziché descrivere suggerisce piuttosto emozioni e sensazioni legate al tema. Per l’occasione abbandona il rigore analitico dei suoi lavori precedenti e si serve di un linguaggio molto vario che passa dall’uso del “mosso” alla manipolazione digitale, scegliendo, tagliando, sovrapponendo, alterando i colori, ricorrendo insomma a molti di qui mezzi che la nuova tecnologia offre per allontanarsi dal realismo di base delle sue immagini e farle entrare nella dimensione del fantastico, del surreale, dell’onirico. In questo senso mi viene spontaneo pensare a una “luxuria lucis”, una sovrabbondanza di segni tracciati dalla luce sul sensore della macchina fotografica, come un linguaggio che si serve della ricchezza della luce, e quindi dei colori, per raccontare quella parte di esperienza sensoriale umana più vicina all’immaginazione e al sogno. I paesaggi – declinati in numerose varianti di cieli, acque, terre, muri – si susseguono in una lunga sequenza che, non a caso, pare avere un ritmo musicale, intervallato da alcune inquadrature in cui fanno capolino le persone, in particolare primi piani femminili alterati nei gesti e nei colori. L’operazione visiva di Coccioli tende dunque a suggerire suggestioni visive ancorate a un testo così visionario come Volare, impossibile, come tutti i grandi testi poetici, da tradurre, soprattutto in immagini: non si ritrova, giustamente, nella sequenza-racconto realizzata dall’autore un’adesione letterale alle strofe, ma tutto è declinato secondo un’impostazione visiva di sapore impressionistica e surreale. Colori alterati, mossi, sfocature parziali o totali e sovrapposizioni costruiscono le singole immagini e tutte insieme il racconto di un sogno che,  trova il suo interlocutore nella presenza femminile, in quel “blu degli occhi tuoi blu”, posto a sigillo nel testo della canzone, specchio microcosmico di quel più macrocosmico blu del cielo. Si era nel 1958: sono passati più di cinquanta anni, Volare continua, come tutti i classici, a vivere, ma probabilmente i tempi attuali hanno perso la carica positiva di quei decenni, così affannosamente carichi di necessaria vitalità dopo le tragedie della guerra. Il fotografo, in questo suo omaggio a un capolavoro della cultura musicale, rivive, rielabora, cerca generosamente di dare smalto – visivo, perché il testo non ne ha bisogno – al contenuto della canzone e nella faticosa selezione del suo materiale include a suggello alcune immagini emblematiche e non manipolate: la serenità dei blu profondi di sere marine, il gesto verso l’alto di una musicista di strada che stacca lo spettatore dalla realistica quotidianità e lo proietta verso il cielo. Speriamo di continuare, almeno ogni tanto, a volare.


[1] Non è questa la sede per un excursus relativo alla questione, tanti sono gli studi e le testimonianze al proposito, ma rimando personalmente ad un mio contributo: Cartoline dal Mezzogiorno. Persone e paesaggi tra storia e attualità nel Sud d'Italia, pubblicato sul numero 22 della rivista Incroci, semestrale di letteratura e cultura, Bari 2010.