TITOLO: SINE TEMPORE, A TIMELESS TRAVEL INTO THE MIDDLE AGES; AUTORE: Noris Cocci; FORMATO: cm 27,0 x 32,5; TESTI: Ferdinando Scianna, Francesco Colotta, Anna Maurizi, Noris Cocci; PAGINE: 120; EDITORE: Noris Cocci Photo Publishing; STAMPA: In tricromia. Stampato da Arti Grafiche Picene; LINGUA: Italiano/inglese; RILEGATURA: Volume con copertina cartonata: PROGETTO GRAFICO: Demetrio Mancini, Noris Cocci; FOTOGRAFIE: 75  in bianco e nero; ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2012; PREZZO: 38 Euro; CODICE ISBN  978-88-906972-0-3

Note
di
Ferdinando Scianna

Conosco Noris da molti anni ormai. Ho visto crescere la sua maniera che definirei proba di fare fotografie. Ho visto crescere la sua consapevolezza umana. Questo che infine raccoglie è un progetto che insegue da molti anni. E anche questo ha a che fare con la sua maniera di fare fotografie. Non è frettoloso Noris e sa essere severo con il suo lavoro. Dote non frequente. Cartier Bresson diceva che il tempo ti restituisce il rispetto con cui lo tratti. Ho fatto molte foto di rituali popolari. Ne conosco le potenzialità e anche le molte trappole. Un rito è sempre una rappresentazione teatrale. In quanto tale è in un certo senso un “prodotto semilavorato” della vita e dei significati che vi cercano gli “attori”. Nel tempo che viviamo molto, troppo spesso, questi significati sono superficializzati dagli intenti spettacolari, persino banalmente turistici. Dipende dal fotografo sapervi proiettare la propria sensibilità, la propria idea del senso e della forma che le immagini di quel senso sanno restituire. Le fotografie di Noris sono forti, autentiche, nello stesso tempo realistiche e visionarie. Le cose accadono davanti a lui, ma lui ne seleziona gli istanti, le luci drammatiche con grande coerenza formale e di evocazione. Io non credo che le fotografie possano essere “sine tempore”, ma in questo lavoro riconosciamo l’eco profonda che queste rappresentazioni provocano nella coscienza del fotografo, la sincerità con la quale vi scopre i segni di un’identità culturale che in effetti travalica il tempo in cui la rappresentazione avviene, rivelano amore e fede nell’autenticità con cui sono vissute.

Per cena? Stupore medievale
di
Anna Maurizi

Sedersi a tavola per gustare cibi preparati secondo ricette medioevali è emozionante, è un percorso inconsueto tra i sapori vellutati di alcune salse, tra pungenti gusti speziati, tra saggi equilibri tra le spezie stesse, inimmaginabili accostamenti del dolce e del salato. Altrettanto inconsueto è l’ordine delle portate, che ignora i primi piatti, i secondi, i contorni… Nel Medioevo i banchetti importanti sono composti da vari “servizi”, ciascuno dei quali contiene un insieme di piatti diversi che vengono posti simultaneamente sulla tavola e i commensali si servono solo da quelli più a portata di mano, perciò chi occupa un posto di minor rilievo, di fatto, non riesce ad assaggiare i cibi più raffinati. Si inizia sempre con qualcosa di acido, frutta o insalata, per “aprire la bocca dello stomaco” e facilitare la digestione, si prosegue con piatti in salsa, seguono gli arrosti accompagnati abitualmente da salse di sapore e di colore diversi, dopodiché spesso segue una pausa di svago con musiche, spettacoli, presentazioni di fantasmagoriche architetture culinarie volte a suscitare stupore: alberi con frutti, gabbie di pasta dalle quali escono uccelli veri… Infine si riprende con dolciumi, formaggi, frutta candita accompagnati da vino di ippocrasso (vino dolce speziato) o malvasia. A volte si chiude masticando coriandolo o zenzero canditi che favoriscono la digestione e profumano l’alito. Per un’idea di cena medievale potrete dilettarvi a preparare gustose ricette.

Un eterno ritorno
di
Francesco Colotta

Il Medioevo, ovvero il tempo della festa. Raramente in altre epoche le comunità cittadine hanno stretto un legame così profondo con gli eventi folclorici. Nell’Età di Mezzo le ricorrenze sacre, il carnevale e le giostre consentivano di compiere un viaggio in uno stadio più “intimo” della storia, all’interno del quale l’individuo si sentiva attore protagonista della sua era. La festa, infatti, rappresentava il momento in cui la comunità progettava un proprio “tempo”, una dimensione dove consumare i riti restando al riparo dalle insidie della quotidianità e dal pensiero della morte. L’esorcizzare il male accedendo ad un’altradimensione temporale è un incantesimo che si ripete ancora oggi in molti comuni italiani, grazie al ricco patrimonio di manifestazioni medievali delle quali il suggestivo volume fotografico di Noris Cocci fornisce una rassegna. Questi eventi non posseggono, di certo, la stessa intensità spirituale e tumultuosa delle antiche edizioni: la religiosità è vissuta con meno trasporto mistico e le giostre non si concludono con un bollettino di morti e feriti. Ciononostante le manifestazioni dei giorni nostri sono in grado di accendere grandi passioni e, soprattutto, di rinsaldare legami sociali. Alcuni eventi, in particolare le rievocazioni, rivestono un enorme valore divulgativo. Sono la testimonianza dell’originalità del Medioevo italiano rispetto al panorama europeo dell’epoca. In quei mille anni, dalle nostre parti, si avvicendarono alcuni tra i più grandi popoli della storia: gli Svevi, i Normanni, gli Angioini, gli Arabi, i Longobardi, i Goti e i Franchi. E la loro inevitabile influenza convisse con le doti di ingegno e di cultura delle città della penisola, alcune delle quali rappresentavano per propri meriti un modello nei commerci, nell’arte e nell’artigianato. Non è affatto raro, nelle atmosfere delle feste odierne, rintracciare i segni di quel prestigioso passato e di sbalorditive commistioni.

L’Eco di un'epoca nella Valle del Tempo
di
Noris Cocci

Quando si visitano questi luoghi capaci di rievocare il passato ci giunge una reminescenza, eco lontana nel tempo, questo affascinante e quasi arcaico richiamo ci è trasmesso dai sapori e dagli odori, dalle sensazioni più ampie che i borghi antichi ci restituiscono, dai volti della gente, attori più o meno consapevoli dei loro avi, interpreti del loro stesso passato. Strada facendo scopro che in quella “finzione” si percepiscono delle sensazioni di tempi lontani, emozioni forti che si affacciano in maniera improvvisa e ti sorprendono, immerso in uno scenario che in fondo un po’ ci appartiene, come cultura storica, come usanze permeate dal Medioevo ad oggi. Quello che avevo immaginato come reportage si è trasformato in un racconto, condizionato inevitabilmente dalla suggestione di un viaggio fatto in un tempo senza tempo nel quale la forza della rievocazione e gli scenari naturali degli stupendi borghi permettono alla finzione di divenire realtà. Qualcosa di antico si tramanda ancora, non solo la scenografia che di volta in volta viene allestita con dedizione e maestria ma soprattutto l’evoluzione di un pensiero, che da quell’epoca continua a muoversi ed evolversi nei secoli. Il racconto Sine Tempore veste una mia personale ricerca che ha avuto inizio inconsapevolmente e che mi ha permesso durante il tragitto di riscoprire parte delle mie radici antiche che ritrovo e riconosco nella vita quotidiana, dalla tavola al modo di immaginare un lavoro di artigianato, lontano dal ritmo del consumo massivo, alla dimensione umana di una comunità, quella del “paese”. Si può essere grandi viaggiatori nelle terre del mondo ma se non si ricorda da dove si viene si farà grande fatica ad affrontare grandi viaggi.