“Francesco è forse oggi il miglior fotogiornalista italiano. Ha l’istinto del fatto, la passione del racconto, la capacità di far passare attraverso le immagini, con forza di sintesi e rigore visivo, l’essenzialità delle cose”. Così ha scritto Ferdinando Scianna di Francesco Cito. L’autore, che fotografa dal 1972 ed è autodidatta, nei suoi reportage non si limita a descrivere l’universo che osserva, ma va oltre, entra con naturale disinvoltura nel racconto e, quindi, dà il via alla ricerca. Cito affonda le sue riflessioni iconiche all’interno del contesto individuato, vive con intensità le emozioni dei momenti che interpreta, i sentimenti che alimentano la definizione di un’inquadratura, le argomentazioni che precedono lo scatto. Ogni immagine dell’autore napoletano è la visualizzazione di una scelta, il punto di vista di un’osservazione, la sintesi di una serie di vibrazioni emotive. I suoi reportage sono profondi, vissuti, coinvolgenti, costruiti con rigore e sensibilità espressiva. Sono raffinate testimonianze della nostra contemporaneità. Il linguaggio è efficace, lineare, elaborato in una trama concreta, in un quadro strutturale in cui è curata l’organizzazione compositiva e ben dosati i valori tonali che disegnano un intreccio di stimolante narratività. Cito, con la sua personale cifra stilistica, supera l’osservato, e con il suo obiettivo investiga per “vedere” dentro le atmosfere dei luoghi, tra gli oggetti, nell’io dei soggetti che indaga. E’ culturalmente curioso, cerca l’essenza e il significante delle cose. E’ un fotografo che vuole capire, esplorare, scandagliare e mettere il fruitore nella condizione, non solo di guardare, ma soprattutto di “vedere” e cogliere quanto c’è al di là dell’aspetto tecnico estetico, in lontananza, oltre il visibile. Egli vuole esplorare l’intimo di ogni cosa, sempre e in qualunque luogo: tra i protagonisti di una guerra, lungo le strade di un quartiere di Napoli, al Palio di Siena, in Palestina, sull’isola Sakhalin, in Russia. Nel reportage di Cito domina l’uomo, sempre al centro della scena, il protagonista vero, nelle sue diverse dimensioni. Non solo, quindi, reportage ben strutturati, equilibrati, ma, da fotogiornalista sensibile qual è, soprattutto ricerche e studi stimolanti e colti, indagini e interpretazioni reali che vanno più in là del contingente, penetrano i luoghi, gli animi, l’invisibile dei segmenti osservati con le loro culture e le loro tradizioni. I lavori di Cito sono un diario di storia e di storie scritto con passione e grande professionalità. (Fausto Raschiatore)

 

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