Vi sarà capitato di chiedervi qual è il senso ultimo del vostro lavoro; una riflessione su quale sia il fine reale dello sforzo intellettuale e fisico che ogni giorno affrontate.
Qui pongo la domanda a chi si occupa - a vari livelli - di fotografia.
Personalmente non nascondo che nel tempo ho attraversato più momenti di difficoltà nel riuscire a formulare la mia risposta; questo in special modo in un momento come l’Oggi, dove la Società sembra allontanarsi dall’idea di Cultura, dal lavoro serio, strutturato e organizzato su sane basi di conoscenza per dirigersi - parrebbe - verso la scelta di figure professionali improvvisate, politicizzate, il volume “leggi e fuggi” sui fotografi e sulla storia della fotografia, la cura di esposizioni fatte con pochi soldi e anche poca testa.
Alla Cineteca di Bologna, si è appena chiusa la mostra “A scuola di (pre)cinema”. Quello che Paolo Pasqualini, uno dei curatori, ha preferito definire “percorso didattico sul precinema” è a mio avviso un complesso evento espositivo che ha coinvolto - e saputo coinvolgere - una serie di operatori culturali in una sinergia di intenti molto riuscita.
In mostra sono state esposte riproduzioni di antichi oggetti e invenzioni legate alla visione/proiezione di immagini e al movimento illusorio, nati tutti prima dell’avvento della fotografia, e che hanno portato alla nascita del Cinema. In questi oggetti è racchiuso il desiderio dell’uomo di un tempo remoto che sognava di conoscere la parte del Mondo a lui ancora oscura e si sa, che ogni cosa oscura (luogo o legge della visione dell’occhio umano sia) è sempre frutto di tensione quanto di curiosità nel voler capire i meccanismi o la magia che si cela dietro a tutto questo. Insomma: quello che oggi viviamo come gioco era un tempo ciò che più all’avanguardia esisteva del genere.
La Cineteca ha interpellato il prof. Vannelli, docente del laboratorio di scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Bologna che ha saputo coinvolgere gli studenti del corso che hanno lavorato per la realizzazione degli apparati; questi sono stati realizzati sulla base di originali d’epoca appartenenti al Museo del Precinema - Collezione Minici Zotti di Padova (da non perdere se da questo gioiello di museo non siete ancora passati!).
Ma per chi tutto questo? Per dei piccoli visitatori. I percorsi infatti sono stati concepiti dagli esperti, per condurre i bambini delle scuole primarie e secondarie nel magico mondo della visione, attraverso lezioni diverse in base all’età degli allievi.
Paolo mi racconta con entusiasmo che durante l’apertura sono state effettuate più di 40 visite guidate (con una media di 22 alunni per classe) segno che - aggiungo io - circa 40 maestre delle scuole dell’Emilia Romagna hanno saputo cogliere l’importanza di un percorso come questo per dei bambini che sono nati e che vivono in pieno l’era dell’immagine in ogni sua forma.  

Ed ecco la meraviglia suscitata nei piccoli dai loro stessi resoconti.

- Mondo Niovo (apparecchio ottico impiegato nel ‘700 per spettacoli popolari costituito da una cassa di legno esternamente decorato al cui interno, attraverso un foro provvisto di lente, era possibile vedere paesaggi di città e luoghi lontani animati dall’effetto giorno-notte grazie alla luce di candele.)

"Noi siamo andati in Cineteca perché volevamo scoprire come i bambini di un
tempo vedevano le immagini muoversi; infatti loro non avevano i cartoni
animati. Quando siamo arrivati Paolo ci ha mostrato il mondo
nuovo, cioè una scatola grande dove dentro c'erano dei paesaggi, delle
persone...fatte di cartone!”

“Il mondo nuovo è un parallelepipedo. Dentro si vedeva una città che
poteva essere illuminata come di giorno oppure buia come di notte.
Paolo tirava dei fili e cambiava lo sfondo”.

- Lanterna magica (apparecchio per la proiezione di immagini dipinte su vetrini paragonabile a un moderno proiettore di diapositive. Fu utilizzato, già prima della fine del ‘600, sia per scopi educativi - raccontare con il supporto di immagini - che per intrattenimento). Durante la mostra, sfruttando il principio della persistenza retinica, l’immagine normalmente proiettata sul muro veniva intercettata da un bastone di legno che, mosso rapidamente, ricreava l’immagine sull’asta.

La lanterna magica bastava metterci davanti un vetro
con un disegno che sul muro si vedeva l'immagine.

"… era come una scatola grande che se le mettevi dentro
dei vetrini e se muovevi un bastone davanti al buco si vedeva
il disegno nel bastone.

- Anamorfosi cilindrica (illusione ottica per cui un’immagine, proiettata su una superficie conica riflettente, è altrimenti irriconoscibile e distorta se vista su una superficie piana). L’anamorfosi in mostra era l’immagine di un occhio.

“… abbiamo visto l'anamorfosi che è uno specchio rotondo e ai suoi piedi c'è disegnato...
sembrerebbe una ciambella!
Ma no!
Guardando nello specchio mi sono accorto che è un occhio!”

- Camera oscura (ambiente entro cui la luce passa solo attraverso un foro praticato su una parete o un soffitto; il raggio, è in grado di riprodurre un'immagine - all’interno e capovolta - di ciò che è posto all’esterno di fronte alla camera). Questo processo ottico, la quale scoperta si perde nella notte dei tempi, è alla base di tutta la storia della fotografia.

"La cosa che mi è piaciuta di più è stata la camera oscura che si usava
così: la maestra andava fuori dalla finestra e noi vedevamo lei riflessa
in un foglio di carta molto leggero perché sopra alla camera oscura
c'era un buco. Mi è piaciuta perché lei non vedeva noi, ma noi sì!”

- Camera prospettica (sala nella quale sono dipinti in prospettiva distorta elementi come colonne, mobili o pavimenti. Ciò che è all’interno della stanza, se osservato (da un buco) da un determinato punto di vista, appare perfettamente riprodotto. Oggetto di studio e ricerca sulla prospettiva e la percezione visiva già prima del ‘600 é largamente sfruttato negli allestimenti scenografici ancor oggi.

 "In questa mostra abbiamo scoperto che l'occhio può essere ingannato in vari modi.
Per esempio abbiamo visto un cubo alto e grosso; dentro era disegnata una stanza.
I disegni erano spezzati, però, da un buco mi sembravano interi...”

- Zootropio (striscia di carta disegnata con immagini consequenziali – come un attuale cartone animato - posta all'interno di un tamburo che, fatto girare in fretta, restituisce l'illusione del movimento. La scena era visibile da fessure a intervalli regolari praticate sul tamburo). Questo oggetto è una delle invenzioni più vicine al meccanismo del Cinema.

”Mi ha colpito molto lo zootropio che è una specie di cilindro di legno
bucato con delle strisce lunghe tutte uguali. Se giri il cilindro e guardi
dentro vedi un pinguino che balla. Per me questo è stato l'oggetto più
bello!”

Vi ho parlato di questa mostra che si è già conclusa più di un mese fa (ma il “gioco” dell’ultima news proprio non mi interessava), perché messi assieme tutti i pezzi della storia ho provato un forte senso di incoraggiamento. Ho creduto fortemente nel fatto che studiare la fotografia (come altre discipline), archiviarla, conservarla, divulgarla, insegnarla, scrivere a suo riguardo, esporla, produrla abbia un senso profondo che spesso mi sfugge. Nel silenzio del nostro studio, durante le ricerche che dobbiamo condurre, negli archivi di fotografie che con tanta cura cerchiamo di preservare dal tempo, c’è il singolo individuo che cammina al fianco di tanti altri studiosi come lui, ma lui stesso, tutto ciò non lo vede. Queste sono invece occasioni in cui mi piace immaginare che stiamo tutti camminando in una direzione comune, e che questi bambini hanno costituito l’orizzonte condiviso di tanti curatori, studenti di scenografia, professori universitari, maestre elementari. Altri nostri progetti avranno avuto altri orizzonti, e a volte non sapremo mai accanto a chi stavamo camminando. Questo lo lasciamo scrivere a chi verrà, un giorno, o a nessuno, ma poco importa perché, almeno io, ho trovato la risposta che cercavo! “Che peccato non averla vista!”, penseranno alcuni di voi. Bene: sappiate che ogni anno, dal 2005, la Cineteca espone le sue magiche macchine al pubblico per due mesi, nel caso in cui anche voi vogliate essere, per qualche ora, un punto su un orizzonte…

 Simona Guerra


Cineteca del Comune di Bologna
Laboratorio didattico
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