Il “Progetto Cilento” nasce dall’esigenza di creare un archivio d’immagini per quest’area della Campania. Un Fondo iconografico che fosse in grado di soddisfare le diverse richieste di materiale fotografico sul territorio e, al contempo, promovesse il comprensorio nelle sue numerose articolazioni. Nell’ambito delle attività fotografiche promosse a favore del Cilento, nell’arco di quindici anni, il Progetto è stato il motore di una serie di iniziative in cui il bene antropologico-culturale è diventato “strumento” per la valorizzazione del suo patrimonio artistico e ambientale. Un contesto quasi dimenticato, comunque poco conosciuto, che merita visibilità, una dimensione che riesce a dare, per le specificità che lo caratterizza, il lavoro di Salvatore Lembo. Decisamente un buon contributo. Il Parco ha una varietà di ambienti e paesaggi, dove natura e storia si intrecciano con risultati straordinari dal punto di vista paesaggistico, artistico e antropologico. Anche se in fase sperimentale la “ricerca fotografica” dà valore aggiunto alla normale attività di promozione turistico-culturale del territorio e può diventare modello per azioni congiunte tra pubblico e privato, magari nel promuovere un “diverso” modo di viaggiare, costruito attorno alla forte identità locale e all’infinita molteplicità delle sue espressioni. Le fotografie di Lembo mostrano un Cilento sconosciuto, lontano dal turismo di massa e dal clamore dei flussi estivi. E’ un lavoro interessante, realizzato tra scorci di vita quotidiana e spaccati di feste religiose, elaborato con abilità descrittiva, sensibilità e stimolanti tagli compositivi che ne valorizzano forme, contenuti e significati. Il linguaggio narrativo utilizzato, unitamente ai valori espressivi del bianconero, con i suoi contrasti di luci e ombre, dà alla ricerca una dimensione suggestiva sollecitando il fruitore a immergersi nella realtà del Cilento, un contesto in grado di dare, tra bellezze incontaminate e una storia da scoprire, emozioni e cultura, a tutti i livelli. Salvatore Lembo nasce in Agnone Cilento (Salerno) nel 1965. Dopo gli studi superiori, frequenta l’Accademia di Belle Arti di Napoli dove si diploma in Scenografia, segue il corso di fotografia del maestro Mimmo Jodice e inizia a fotografare in una logica professionale. Partecipa a un workshop con Marc Riboud e Elliot Erwitt. Da alcuni anni lavora su tematiche di approfondimento sociale nelle zone rurali del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano. Dal 2005 inizia una ricerca fotografica sul paesaggio contemporaneo utilizzando il formato panoramico. Ha pubblicato sue immagini su Fotologie, Fotografare, Fotoit, Tutti Fotografi e Il Fotografo. Lembo, che lavora prevalentemente in b/n con sporadiche incursioni nel colore, opera anche nel campo della promozione della cultura fotografica attraverso l’organizzazione di eventi, mostre e dibattiti. Ha partecipato a progetti fotografici. E’ vincitore di concorsi regionali e nazionali. Ha esposto in mostre personali e collettive.

 LA CLESSIDRA

Il mare, le spiagge, le scogliere, la falesia e le grotte. Oppure gli ulivi, le strette valli, la macchia. E ancora i paesi arroccati, i vicoli stretti, le ampie piazze. Gli anziani, gli animali da compagnia, i bambini in posa, il gioco, la processione, i lavori antichi. Il sorriso, la ritrosia, l’orgoglio. E’ questo il quadro che Salvatore Lembo costruisce del suo Cilento, terra di mito e di silenzio, in cui il tempo pare scorrere piano, imperturbabile come il movimento della sabbia in una clessidra di vetro. E’ un tempo impreciso, sottile, ambiguo, soggetto a piccoli sbalzi, vagamente alla rincorsa, come quando la sabbia del bulbo superiore sta per esaurirsi ma non ha alcuna fretta di ricominciare il ciclo. E uguale, ma dolce. E sconosciuto al movimento bionico della modernità. L’opera fotografica rivela sempre il particolare modo dell’autore di porsi di fronte alla realtà vissuta.  La profonda conoscenza del territorio, della specificità delle azioni legate alla cultura e al sentire locale, porta a riconoscere i segni dell’esperienza condivisa, affina la sensibilità del racconto. Il fotografo è sempre parte integrante della sua stessa narrazione, è il tramite attraverso il quale, pur con il filtro meccanico (e oggi sempre più elettronico) della fotocamera, un mondo di risorse si apre all’altrui conoscenza e si offre all’indagine e all’empatia di uno sguardo straniero. Allo stesso tempo la fotografia realizza un’operazione forte e destabilizzante: riflette la realtà vissuta, o almeno una parte di essa, reinterpretando i luoghi, le azioni, le persone. Le loro impronte, fissate sulla carta, diventano altro, a volte a dispetto alle stesse intenzioni del fotografo, e guadagnano l’autonomia di un pensiero creativo, liberandosi della razionalità per entrare prepotentemente nella sfera dell’intuizione. Tanto che la trama nascosta è più forte di quella manifesta (Eraclito, A20). E’ la meravigliosa ambiguità dello specchio, che marca il confine tra l’immaginario e il simbolico, tra percezione e giudizio: il gioco dell’immagine che serve a conoscere e a conoscersi. Siamo indotti a pensare che la fotografia dica la verità, che mostri univocamente la realtà. Le immagini indicano invece un solo punto di vista, filtrato dalla sensibilità del fotografo, dalla sua disponibilità a vivere profondamente gli eventi, dalla sua conoscenza specifica e dalla consapevolezza del mezzo che sta utilizzando. Egli vede le cose che conosce, viene sollecitato da particolari eventi che colpiscono la sua ragione o la sua emotività, e interviene, come dice Philippe Dubois ne L’atto fotografico, con il coltello. Infatti, là dove il pittore compone, il fotografo taglia, producendo l’inizio di un’avventura che fissa un solo istante, insignificante misura nell’infinito universo della nozione di tempo. Eppure quell’istante è unico, irripetibile, decisivo per il travaso di informazioni e di percezioni che, attraverso i nostri occhi e il nostro cuore, daranno alla fotografia la sua lunga vita di oggetto documento/interpretazione. Quel taglio ferma il tempo e seziona lo spazio: non sarà altro che la scelta voluta dall’autore, sarà il suo sguardo in quel preciso luogo, il punto oggetto della sua curiosità. Allora non resta che porci all’ascolto affidandoci alla visione altrui, mentre ricostruiamo pian piano, dentro il castello spesso fragile delle nostre conoscenze, il suono misterioso e amplificato dell’immagine fotografica.  Lembo ci porta in Cilento. Per noi legge, racconta, taglia il paese intero e lo ricompone nell’astrazione di un bianco nero profumato. Il suo lavoro rivela la trama antica della tradizione locale sospesa in un limbo di attese secolari. Assaporiamo la tenerezza di un paesaggio metafisico in cui la natura avvolge nel suo tempo immobile i segni dell’uomo, accoglie le radici profonde dei villaggi arroccati, segna di rugosità espressive le cortecce degli alberi e i volti degli anziani, spoglia le fronde come le antiche facciate. Quasi d’un tratto entrano in scena le bestie da soma e i cavalli da lavoro, miti collaboratori di usanze che vanno scomparendo, i cani e i gatti che hanno la dignità e il potere di una presenza imprescindibile. Poi sono volti e gesta e rituali di una popolazione che è forse già storia, traccia di una frontiera che la modernità spazzerà via senza rimpianto. C’è una nostalgia leggera che attraversa i personaggi mentre sorridono al buffetto di una mano amica, o si mostrano nella piena attività di mestieri antichi, che diverranno presto sconosciuti. Forse però la nostalgia è solo nostra, quella di chi non ha mai visto un maniscalco all’opera e non ha mai portato il trofeo di una testa suina.  E mentre qui in Cilento cala un fante di coppe sul tavolino della piazza, il mondo intorno ha perduto l’ombrello della pennichella e la sua preziosa clessidra. (Cristina Paglionico – Consigliera Nazionale Federazione Italiana delle Associazioni Fotografiche/FIAF)

CREDITI
Autore: Salvatore Lembo - Titolo: “Cilento” - Struttura: 72 pagine - 46 fotografie in bianco e nero (bicromia) - Testo di Cristina Paglionico - Stampe di Donato Navone - Grafica di Gaetano Paraggio - Stampa di Arti Grafiche Sud - Formato 23x22 cm - Prezzo Euro 15,00 - Anno 2009


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