La referenzialita' fotografica dei soggetti rappresentati e' la forza fondamentale che li rende credibili e al tempo stesso esotici. Nella contemporanea replica immaginifica che circonda il mondo reale, la post-fotografia, quella virtuale, sta ricoprendo un ruolo sempre più di primo piano: la volontà di modificare il reale e' diventata oramai contagiosa ed economicamente richiesta. Gli effetti collaterali di questo percorso non sono ancora completamente compresi, se non ignorati. La sensazione, anche inconscia, di distacco e perdita di contatto e' però già avvertibile. Ecco allora che la fotografia ritorna ad assumere un ruolo di ancora, di bussola, dove non rivendica il primato della verità assoluta, ma di onesta testimone di quello che ci circonda, senza enfasi allucinatoria o volontà prevaricatoria del percepito. Fluisce in essa in forma osmotica il frammento, l'insieme e la vita.

Il filo conduttore del progetto, something and nothing, ha due caposaldi:

- la fotografia dell'effimero, del transitorio;
- la fotografia di eventi marginali, poco notati;

Nel primo caso la fotografia dà il meglio di sé come mezzo, avendo la straordinaria capacità di fermare l'attimo. Nel secondo, non meno importante, da dignità a quegli eventi per il fatto stesso che l'osservatore/fotografo vi ha posto attenzione. Pertanto richiede all'osservatore/lettore di porsi degli interrogativi sui mondi evocati. (Carlo Chiapponi)