Quando Alfred, l’autista keniota del pulmino che dal Parco Tsavo ci stava riportando verso la costa, propose di visitare una piccola comunità di Maasai di sua conoscenza, situata a 6 km dalla strada principale, non sapevo francamente cosa pensare; forse solo di ritrovarmi in quelle ridicole situazioni costruite ad arte per i turisti e per le loro fotocamere.  Cominciai a cambiare idea, quando lo sgangherato mezzo, che per un tempo indefinito si era dinoccolato tra le buche, si arrestò all’improvviso e  Alfred indicò un punto dove con molta fatica cominciai a  distinguere capanne di terra rossa  raccolte in una radura di terra rossa. Naturalmente non era la prima volta che arrivavano dei turisti, Alfred lo sapeva bene, era il suo business, ma la piccola comunità Maasai, raccolta intorno al giovane capo villaggio, ci salutò con naturalezza, senza vergogna di mostrare una vita fatta di misere cose, sorridendo ed accogliendoci come amici di sempre. Il disagio fu tutto nostro, dopo quella lezione di fierezza e semplicità che venne condividendo con loro due ore di vita del villaggio. Amo il reportage e nelle immagini cerco di raccontare non solo i fatti, gli uomini e le donne, ma anche la vita o l’emotività di un incontro. L’incontro con i  Maasai ha rappresentato un momento indimenticabile in cui ho cercato di raccogliere tutto questo. (B.C.)  

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