“Non ho mai nascosto che fotografo perché non so disegnare (e il disegno ha un fascino totale, intenso, basta pensare al percorso di Henri Cartier-Bresson). Bloccare un’immagine, impadronirsene non è solo acquisire un frammento temporale. Il punto di ripresa, la tecnica e quant’altro rappresentano la creazione di qualcosa di assolutamente unico”. In questa riflessione c’è la sintesi di uno dei motivi per cui ad un certo punto del percorso artistico di Maurizio Chelucci (Roma, 1962), prende corpo la ricerca Sabbiografie. Evoluzione di un cammino creativo e contemporanea elaborazione di una diversa terminologia iconica: entità che arricchiscono, integrano e danno maggiore visibilità a uno stile che cresce, si articola, in termini di contenuti, forme e narratività. L’autore romano si apparta, tra Terra e Mare, e “scrive” appunti sulla sabbia, tra silenzi e momenti intimi, con la voglia di raccontare storie, elaborare concetti, riflettere sulla contemporaneità. Coniuga la propria sensibilità con la disponibilità della sabbia - duttile, plastica, flessuosa -, attraverso segni, forme, simboli, metafore, per vivere una propria nuova dimensione creativa, in un gioco dinamico di luci e di ombre, di schemi e stilizzazioni. Chelucci attraverso il “disegno” sulla sabbia, colloquia con se stesso e con gli altri, indica dei percorsi, definisce dei punti di vista, che poi fotografa e “abbandona”, lasciandoli al loro destino, così come sono, carichi di estemporanea provvisorietà. Figure che nascono e muoiono in un arco di tempo definito, nel quadro di una ricerca in cui dominano la composizione e la scomposizione, il concreto e l’astratto, il formale e l’informale, il descrittivo e il concettuale, sempre al limite, tra reale e irreale. E’ un gioco straordinario di sintesi e rimandi emotivi che vivono la temporaneità di un momento, l’instabilità di una sensazione, la precarietà di un frangente. Frammenti di evocazioni sfumate, appunti poetici, che l’autore costruisce e “raccoglie”, dandogli vita nel tempo,  per poi lasciare che si disperdano nel nulla, come le note di uno spartito che s’irradiano senza meta, in ogni dove. … E’ un progetto d’indagine con argomentazioni molto personali con le quali Maurizio Chelucci realizza un sogno (disegnare), argomenta sul mondo, amplia la sperimentazione fotografica. (Fausto Raschiatore)