“L’orizzonte separa la trasparenza dall’opacità, il vuoto dal pieno; è l’asse di simmetria che crea equilibrio, staticità. Per me la fotografia non rappresenta solo un modo di guardare il mondo, ma un modo per valutarne l’ordine e la bellezza. Il paesaggio – dice Ilenio Celoria - è un pretesto per riflettere sul rapporto tra realtà e rappresentazione, tra concreto e astratto, mentre lo scatto è una specie di catarsi durante la quale si trattiene il respiro mentre il tempo si ferma. Non è catturare l’istante nel senso bressoniano del termine, ma soffermarsi affinché il paesaggio sia percepito in profondità” … “E così guardando prima nel mondo, poi sulla lastra e poi nell’immagine finale – continua l’autore di Casale Monferrato citando Luigi Ghirri in Niente di antico sotto il sole -, manifestare la meraviglia del gesto che si compie, non ritenere nulla insignificante e scoprire in un paesaggio un punto dello spazio, un attimo della vita o un leggero mutamento della luce, la possibilità di una nuova percezione”. Una sedia da spiaggia che aspetta in silenzio qualcuno a cui offrire riposo e un panorama meraviglioso, una panca abbandonata vicino a un muro di pietra che vive di solitudine tra gli spazi silenti del contesto, una staccionata di legno scuro in primo piano. Tre segmenti di questo portfolio. E ancora: il braccio di una vecchia doccia che osserva l’ambiente, due paline che dialogano guardando verso il mare in lontananza, così come sembrano che conversino tra loro, nell’immagine successiva, due figure umane indefinite e stilizzate nello spazio infinito. E tutt’intorno silenzi, atmosfere rarefatte, spazi immobili e solenni. Oltre a poesia e solitudine. Non un rumore, un segnale, la traccia di un passaggio recente, nulla, solo l’immensità degli spazi e dei segni strutturali del territorio indagato. Immagini straordinarie con al centro sempre, autorevole e importante, l’orizzonte, tra terra, mare e cielo, filo di collegamento e motivo conduttore delle sequenze del profilo. Un contesto magico, irreale, in qualche segmento astratto, tra atmosfere romantiche, indefinite e indefinibili, collocate secondo equilibri studiati in composizioni curate nel quadro di una tessitura iconica elegante, sulla quale è spalmato e appena visibile un tratto aristocratico che si fonde con i valori tonali, omogenei e coordinati, tagliati sulla linea dell’orizzonte che si lasciano contemplare, mentre viaggiano verso l’infinito. Dove lo sguardo lasciato il visibile si perde nell’invisibile. Sequenze fotografiche costruite dalla sensibilità di Ilenio Celoria, con sentimento e partecipazione emotiva, coniugando l’estensione nel tempo e nello spazio dell’infinito, la capacità del formato quadrato di esprimersi in termini di rappresentazione del reale e la linea dell’orizzonte. Da qui nasce Orizzonti. Uno studio in progress, di stimolante spessore linguistico e un taglio culturale di qualità, sintetizzato in una trama iconografica tessuta con equilibrio compositivo, sensibilità espressiva e gusto estetico. Celoria fotografa l’orizzonte che in questa ricerca è il motivo conduttore, una scelta di studio che dà forma e contenuti alla dimensione concettuale del progetto. Un percorso che, letto nei suoi diversi momenti e collegando gli esiti delle interpretazioni, lascia trasparire la percezione che l’infinito si avvicini o appaia meno lontano. Scatti che permettono di arricchire le riflessioni teoriche e dare una più ampia articolazione concettuale e maggiore respiro contemplativo al contesto indagato. Le immagini, dice sostanzialmente Jean-Christophe Bailly, filologo e scrittore francese, inquadrano lo spazio ritagliando dal mondo dei frammenti silenziosi, tendono a sfuggire al tempo, a fermare il tempo. Così, sospese, esse si aprono davanti a noi come delle riserve inesauribili di senso. E non solo. Si propongono come uno specchio della memoria, uno strumento di riflessione o uno spazio del pensiero nel quale lo sguardo si sofferma prima di continuare il suo lungo e frenetico percorso nel mondo delle immagini quotidiane. (Fausto Raschiatore)