“La memoria implica un atto di redenzione. Ciò che è ricordato è salvato dall’annullamento. Ciò che è dimenticato è stato rinnegato. Se tutti gli eventi sono visti istantaneamente da un occhio soprannaturale, al di fuori del tempo, la distinzione fra ricordare e dimenticare si trasforma in un giudizio, in un atto di giustizia, grazie al quale il riconoscimento equivale a essere ricordato e la condanna a essere dimenticato” (John Berger, Sul guardare, Sestante, 1995). Una bella riflessione del saggista e critico d’arte inglese, sugli usi della fotografia che collega, coniuga e confronta Memoria e Fotografia, due “strumenti” che insieme hanno scritto e continueranno a scrivere pagine d’arte stimolanti. Una di queste è “Memorie” di Bruno Cattani. Un lavoro sul ricordo, le evocazioni, le tracce, con un taglio poetico e una trama elegante che è in realtà un diario intimo e intimistico dell’autore per disegnarsi, anche attraverso i dettagli, una “propria” città, Reggio Emilia. Pagine di appunti che racchiudono silenziose conversazioni tra l’autore e il contesto fatte di sguardi, emozioni, meditazioni. “…In altri luoghi che ho fotografato il mio atteggiamento era completamente diverso, più razionale, più logico...”, argomenta, tra l’altro, l’autore nel corso di una conversazione con Angela Madesani su questa ricerca. Una tessitura iconica che coniuga, con stile ed espressività, descrittivo e concettuale, dando ricchezza narrativa e articolazione linguistica al percorso artistico del fotografo emiliano. “Memorie” è un omaggio dell’autore alla sua città, realizzato col cuore, che solo un rapporto di vero amore può dare. Bruno Cattani con queste immagini sintetizza e struttura, coordinandoli, i contenuti di un intenso dialogo che da anni egli ha con Reggio Emilia. Un modo per riflettere con essa, per osservarla più a fondo, per ascoltarla, per vivere emozioni nuove o per riviverne di vecchie, ormai custodite nel magazzino del tempo. “Memorie” è un lavoro carico di sentimento, equilibrato, dal quale emerge autorevole il rapporto tra Cattani e la Città, vissuto con intensità e nel quale si vede che colloqui e confronti sono frequenti, vivi, franchi. L’autore ha nei confronti della sua città amore e riconoscenza che sintetizza in questi scatti con i quali rivive con nostalgia una Reggio Emilia “per sempre scomparsa, quella della mia infanzia, della mia adolescenza, negli anni Sessanta e Settanta”. (Fausto Raschiatore)

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