Questi scatti di Franco Carlisi sono parte di un percorso intimo, in cui la realtà biografica, il vissuto dell’autore, viene rimontato dalla forza del ricordo. Una forza che enfatizza, deforma, presenta il contesto come attraverso il fumo vibrante di una candela. Un itinerario di studio a forte valenza sperimentale che narra di una Sicilia inedita e misteriosa. E queste immagini ne sono lo specchio fedele. Sembrano emergere da un buio misterioso, enigmatico, come tornassero ad affacciarsi dal passato: euforie, consapevolezze, coraggio, speranze, di siciliani che lottano da sempre e non soltanto da quando è diventata familiare la metafora della lotta associata alla Sicilia. “Ho vissuto la mia infanzia in una stradina polverosa di un piccolo paese a costruire altari di sassi. I sassi avevano forme semplici che, complicate dalla mente e dal cuore, raccontavano storie straordinarie, segrete, in un intimo dialogo con l’anima. Aggiungendo e sottraendo realtà all’immaginario, le mani davano forma ad un desiderio latente che conteneva un futuro. Pietra su pietra, segreto su segreto, fino all’apologia della fantasia. Ora che il sentimento dell’assenza esiste sono tornato a cercare i miei sassi…“ L’autore (Grotte/Agrigento, 1963) fonde il reale con l’immaginario, i contenuti con il contenente, dialoga con se stesso, affinché gli “altri” possano ascoltare e vivere - per la prima volta - i momenti che egli rivive e ripercorre sul filo della memoria, con creatività. La fotografia, si sa, taglia e seleziona tratti di realtà, delimita segmenti della nostra quotidianità, dà il perimetro ad ambienti che poi compone, segmento dopo segmento, come pagine di un libro, note di uno spartito. Per molto tempo il gusto e la sensibilità prevalenti, hanno apprezzato i tagli lineari, classici, che descrivono e limitano l’orizzonte senza stravolgerlo, magari senza interpretarlo, lasciando al cinema la peculiarità dei montaggi, più o meno fantasiosi. In realtà, accade talvolta che taluni fotografi sfidino i limiti del linguaggio fotografico, ed è questo il caso di Franco Carlisi. “Si tratta di un lavoro autobiografico sullo smarrimento dell’identità e sul bisogno di recuperare la memoria, spesso attraversando mondi prossimi e familiari che all’improvviso smettono di esserlo per divenire remoti e fantastici, comunque persi oltre la soglia dell’infanzia. E’ un impasto di rimorsi e rimpianti che racconta di me stesso … ”. (Fausto Raschiatore)

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