Certi libri li porti dentro.
Certi libri li trovi quando sei alla ricerca di..altro!
Questo libro è emerso dal nulla, anzi dalla foschia, dalla penombra e mentre ero ricerca di un altro libro.
La camera chiara. Ancora lì in libreria.
Mentre il libro di Capa è qui accanto a me e mi sorride. Lecito chiedersi quanto può essere affascinante un libro intitolato "Slightly out of focus" (leggermente fuori fuoco, ndt) per chi è miope? Per chi teme che non avrà mai una visione della vita chiara e distinta, ma sempre..leggermente fuori fuoco? Un libro tante volte estratto e riposto con la implicita promessa che prima o poi lo avrei salvato dall' ”oblio dello scaffale”.
Passano i mesi e arriva il Natale.
E se le cose non accadono a caso, proprio nel periodo di maggior ombra, giunge, inattesa, l’intensa luce di un flash.
Il buio viene vinto dalle parole di Robert Capa, ungherese ed ebreo di nascita, registrato all’anagrafe di Budapest nel lontano 1913, col nome di Endre Friedmann,
Le sue parole sono la testimonianza di chi da subito ha compreso che quella vita non gli apparteneva.
Ribelle, combattente, insofferente alla suddivisione del mondo di allora.
Spirito libero comprese che in qualche modo bisognava pur dare il via il cambiamento. Iniziò dalla nazione. Lo ritroviamo, ancor giovane, in Germania frequentare le redazioni di alcuni giornali. Durante questo apprendistato scoprì la fotografia ed il lavoro in camera oscura. Un’intensa passione che lo accompagnerà fino alla morte, una vera storia d’amore che finirà nel 1954 quando morirà a causa di una mina con la sua “amante” di sempre tra le mani. Nella sua intensa carriera di fotografo impegnato a vendere i propri scatti fin dal 1936 ai giornali dell’epoca, Endre, che nel frattempo aveva cambiato il suo nome in Robert Capa, incontrò l’amore tra le braccia di Gerda Taro. Capa non costituisce un’eccezione alla regola che i grandi fotografi non sono mai stati grandi scrittori (e viceversa!).Slightly out of Focus è una conferma di questa regola non scritta. Ma a cosa servono le parole a chi utilizza il mezzo fotografico per narrare, descrivere una emozione?
La sua biografia è da intendere come un’insieme di didascalie in calce alle sue fotografie.  
Aneddoti che rimangono nella mente, parole che fanno sorridere..pensare:

"..chiedendomi qual è la differenza fra un fotografo corrispondente di guerra e un qualsiasi altro soldato in divisa, risponderei che un fotografo di guerra gode di un maggior numero di drink e di belle ragazze..ma a un certo punto del gioco, avendo la possibilità di scegliere, il suo dilemma è se continuare o comportarsi da vigliacco, sapendo che non finirà per questo di fronte al plotone di esecuzione. Il corrispondente di guerra mette in gioco la sua vita con le proprie mani, può puntare la posta su questo o...Sono un giocatore. Decisi pertanto di andare con la compagnia "E" nella prima ondata.

La prima ondata a cui si riferisce Capa è l'assalto della spiaggia Easy Red previsto nel D-Day.
Le foto che lui scattò quel giorno, furono le migliori della intera operazione. Ma un maldestro, emozionato, assistente di camera, "bruciò" dei fotogrammi. Solo 8 si salvarono, dei 106 fotogrammi scattati. Fatti, personaggi, dai grandi generali a Ernest Heminghway, dai giovani soldati ai barman degli alberghi, si inseguono pagina dopo pagina, virgola e punto.
Aneddoti di un uomo che non ha fotografato la guerra, ma l’ha vissuta!

“A questo punto una necessità impellente fece fermare la mia jeep….non c’era nulla da  ridire su quel cactus africano salvo che per un piccolo cartello di legno che sembrava crescere alla sua ombra… -Achtung minen- …Gridai all’autista la mia difficile situazione…Gli suggerii di allontanarsi in  fretta con la jeep e tornare con qualcuno munito di rivelatore antimine. Ero rimasto li bloccato con i calzoni ai piedi, affrontando da solo la morte in mezzo ad un deserto muto e silenzioso, nudo e inchiodato sulla sabbia, dietro ad uno stupido cespuglio di cactus. Persino il mio necrologio sarebbe stato impubblicabile”.

Robert Capa, trova modo di fornire nuova linfa alla sua passione nonostante le mille logistiche difficoltà.

“…aveva allestito una camera oscura in una piccola tenda. Sotto i teli neri il calore era soffocante. Per impedire allo sviluppo di bollire, Chris aveva fatto requisire due enormi blocchi di ghiaccio alla mensa dei sottoufficiali che protestarono subito perché quel ghiaccio doveva servire l’indomani per fare il gelato. Ci spogliammo e andammo a lavorare. Il sudore colava addirittura nell’acido di sviluppo. Le nostre prima copie, ancora bagnate, furono stampate appena in tempo prima che il ghiaccio si sciogliesse. Strappammo un lembo della tenda e respirammo la brezza del deserto, cosi fresca all’aurora.….Mentre Chris si concentrava sulla strada dissestata dalle buche delle bombe,scrutando enlla semi-oscurità, diedi un occhiata alle mie foto. Erano Leggermente fuori fuoco, un po’ sottoesposte e la composizione della foto non era certamente un opera d’arte. Ma erano le uniche fino quel momento disponibili dell’invasione della Sicilia….”

Come reporter di guerra Capa si trovò immerso in realtà non sempre piacevoli non di rado a domandarsi  il senso di tutto quello che gli accedeva di vivere..di fotografare

“Ci eravamo distesi per terra nella piccola piazza del paese, di fronte alla chiesa, stanchi e disgustati. Pensavo che non avesse alcun senso questo combattere, morire e fare foto, quando il generale Teddy Roosvelt, sempre presente dove la battaglia era più dura, si avvicino e puntando il suo bastone verso di me: “Capa, disse, al quartier generale di divisione c’è un messaggio per te. Dice che sei stato assunto da Life”.

Le pagine scorrono e i carri armati di Patton si aprono la strada verso Parigi.

“Ernest Hemingway mi spedì un messaggio a Grandville. Dall’inizio della campagna di Francia era stato aggregato al IV Fanteria. Diceva che la fanteria sarebbe stata un ottima occasione di lavoro per un fotografo ed io decisi di smetterla di sprecare il tempo correndo avanti e dietro attorno ad un gran numero di carri armati. In quanto corrispondente di guerra Hemingway non era stato autorizzato a portare alcun tipo di arma da fuoco, ma la sua  Task Force personale era equipaggiata con ogni genere di munizioni, sia tedesche che americane. Erano anche motorizzati. Oltre alla Mercedes, avevano catturato una motocicletta completa di side-car.….In quattro, da una parte della curva, eravamo ben al riparo ma non Hemingway fu tenuto sotto tiro, dall’altro lato della strada. Per giunta, la buca era poco profonda e il suo sedere spuntava fuori di qualche centimetro almeno….A questo punto Papa taglio la corda e ci raggiunse dall’altra parte della curva .Era furioso….A sera, i rapporti tra il grande stratega e l’esperto militare ungherese si mantennero alquanto tesi”.

Questa era la sua vita, fra uno scatto e l’altro secondo il suo personale racconto. Attimi preziosi che la sua personale sensibilità ha permesso di far diventare indimenticabili

“Non volevo più guardare ne pensare. Decisi di cominciare a leggere un libro giallo. Ero arrivato a pagina sessantasette quando, alle dieci e un quarto la luce rossa invitò tutti a tenersi pronti. Per un attimo, mi venne la pazza idea di dire -Mi dispiace non posso lanciarmi. Devo finire il libro-.
Mi alzai in piedi accertandomi che le macchine fotografiche fossero ben fissate alle gambe con una cinghia e che la mia borraccia fosse nella tasca interna all’altezza del cuore. Mancavano al lancio ancora quindici minuti. Cominciai a pensare e pensare, ripercorrendo per intero tutta la mia vita. Come fossi in un cinema, assistendo ad una proiezione con la macchina impazzita. Vidi e sentii, in un tempo cosi breve, tutto cioè che avevo messo a fuoco, fatto e compiuto, fino a quel momento.
Mi sentivo svuotato, e avevo ancora tre minuti da riempire…Contai mille, duemila, tremila, ed ecco. Sopra la mia testa l’immagine rassicurante del paracadute aperto.”

 A consuntivo, ben poco conta se nei suoi racconti fotografici abbia sempre raccontato la verità. Emerge senza dubbio, attraverso le sue parole, la passione legata ad una vitalità velata d'incoscienza  che questo fotografo di guerra ha sempre testimoniato. Capa che, prima di tutto, ha dimostrato di essere un uomo, amava citare spesso queste frasi:

"Ama la gente e faglielo capire" e "Se le vostre foto non sono sufficientemente buone, vuol dire che non siete andati abbastanza vicino".

Modi di dire, certo, ma che rispecchiano il suo modo d’intendere la vita.

Quel suo "Leggermente fuori fuoco" potrebbe essere inteso come un consiglio, il consiglio di un disincantato approccio alla vita.
Quando la visione della realtà che ci circonda è sfocata infatti, vuoi per la troppa vicinanza o eccessiva lontananza, tendono a sfumare anche quelle che c’erano sembrate le più inamovibili delle certezze.
A quel punto basta fermarsi un attimo, magari fare come lui, una mano di poker.

Per poi ripartire...

Robert Capa.
Slightly out of focus.
Ed. Contrasto


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