La Biennale di Venezia, uno dei maggiori eventi artistici internazionali, da sempre è fonte d’ispirazione per i fotografi. E non solo per quelli più sensibili ai percorsi dell’arte. Autori importanti, noti o semplici appassionati. Fotografare l’Arte è un genere che richiede una speciale versatilità e un grande equilibrio. E’ l’Arte che nelle sue diverse dimensioni linguistico-espressive diventa, come in questo portfolio, Soggetto d’indagine iconografica e artistica attraverso il medium fotografico. Una sensibilità, quella del Fotografo, indaga un’altra sensibilità, quella dell’Artista, nel quadro di un progetto che costruisce una trama di performance i cui elementi siano collegati tra loro e confluiscano significativamente, per forme e contenuti, in un unicum espressivo che abbia una speciale valenza culturale, articolata e plurale. Come i Momenti di Fabrizio Brugnaro, apprezzato autore veneto. L’Arte posa per l’Arte, quindi. Una modalità espressiva affascinante a cui la tecnica polaroid dà una particolare dimensione e unicità. “Come avvicinarsi fotograficamente a questo contesto a forte impatto visivo – si domanda Fabrizio Brugnaro - senza cadere nel vortice dello scatto compulsivo e senza replicare quello che l’artista aveva pensato come unico? La Polaroid può essere il mezzo ideale per la sua specificità, il medium che ponendosi tra fotografo e contesto, obbliga ad un approccio che va oltre il documentaristico, visto che lascia spazio a possibili riflessioni in post-produzione, al punto da farne un pezzo unico, è quindi, occasione di riflettere, interpretare, emozionarsi”. La Biennale, come evento di respiro internazionale, disegna, dal 1895, anno della Prima Esposizione Internazionale d’Arte della Città di Venezia, edizione dopo edizione, un insieme di set e lo mette a disposizione del mondo e delle infinite sensibilità tramite il quale si vivono esperienze uniche, singolari, indimenticabili e dove si percepiscono speciali atmosfere e irripetibili momenti plurali, come sommatoria di momenti diversi, autonomi per linguaggio, motivazioni, narratività. Un ventaglio di sensazioni, emozioni e percezioni catturate in un luogo magico, quindi, dominato da infinite sequenze e da frangenti indescrivibili, all’interno del quale si snodano itinerari di stimolante significatività. Come appunto Momenti plurali, una ricerca realizzata da Fabrizio Brugnaro, autore di interessanti potenzialità espressive, attento alle opere e alle atmosfere dei diversi segmenti espositivi della Biennale d’Arte veneziana. Un lavoro in cui l’autore dimostra capacità di leggere i contesti che osserva e abilità di sintesi nel rappresentarli, oltre a uno specifico tratto di personalità che è destinato a crescere e a consolidarsi col tempo e con l’affinarsi dello spirito critico e il perfezionarsi della capacità di osservazione. Lavoro che è anche un documento personalizzato per integrare il corpus storico complessivo di questa istituzione di pubblica utilità e beneficienza cui dette vita ufficialmente il Consiglio comunale di Venezia del 19 aprile 1893. Un portfolio equilibrato e ben strutturato nel suo genere con alcuni significativi “momenti” capaci di stimolare più di altri alla riflessione intima e ai rimandi sul patrimonio fotografico italiano più rappresentativo nato tra gli spazi fascinosi e intriganti delle diverse edizioni della Biennale d’Arte. Si pensi, tanto per fare un nome prestigioso, a Ugo Mulas e alle sue immagini catturate in più edizioni della Rassegna veneziana. Maestro di livello internazionale, autore di scatti indimenticabili con i quali ha tracciato stupendi itinerari d’arte e di cultura, entrati con grande autorevolezza nella storia dell’arte in generale e in quella della fotografia in particolare. Un’opera la sua, sviluppatasi nell’ambito delle Biennali organizzate dal 1954 al 1970, che ha contribuito a dare visibilità e interpretazione alle diverse edizioni della grande manifestazione lagunare, regalando testimonianze visive di grande spessore culturale e artistico. (Fausto Raschiatore)