Il corpo umano è da sempre - come genere tematico di ricerca fotografica - il “territorio” d’indagine, di studio e di sperimentazione anche di Alessia Boscolo, giovane fotografa veneta (Venezia, 1988). Non, evidentemente, il corpo inteso in senso generico, ma “soggetto” di un progetto, “attore protagonista” di una storia, collocato in uno spazio nel quale il buio e la luce conversano tra loro amabilmente e indirettamente svelano i propri confini, rimanendo sempre e comunque indistinti e fluttuanti. Indeterminati. Astratti e carichi di mistero e di fascino, come solo sanno essere gli spazi liquidi del buio e della notte. Contesti nei quali il tempo si dilata, gli spazi si scompongono, gli sguardi esplorano orizzonti nuovi, temporanei, le figure si fanno ombre e le ombre figure. Il buio disintegra e costruisce propri itinerari, enigmatici e poetici. Sempre comunque straordinari e affascinanti. Così come devono essere le fotografie per essere più ricche e farne fascinose sequenze espressive, come in realtà sono le fotografie quando esprimono un concetto, lanciano un messaggio, elaborano un parere e sono permeate di una leggera e studiata ambiguità che ha sempre qualcosa di singolare, speciale, talvolta unico. Quasi una sinfonia di sfumature di alto profilo musicale che si interseca con armonia ed eleganza con il nero dell’ambiente. Una trama di segni, di linee, di punti, di percezioni, di microcosmi alchemici di buio e di luce, come fossero due materiali speciali e preziosi pronti per essere utilizzati in un processo creativo che è anche di sperimentazione. In questo contesto l’autrice opera per catturare gli attimi nei quali il corpo, o parte di esso, in virtù di uno o più colpi di luce, si fa linea, punto, esprime una sintesi o più sintesi e disegna un sentiero espressivo, un cammino di studio. “Dalla primordialità del buio” è un percorso linguistico ed estetico fatto di tracce che si sfiorano tra loro e si perdono in lontananza nel nero del buio dove inizia l’invisibile. “Il buio è la primordiale condizione universale, la luce” – scrive l’autrice veneta nella presentazione del portfolio – “il primo atto di creatività. In questi assoluti mi aggiro nella mia ricerca. Il corpo nel buio, la luce a svelarne i confini. La mia non è un’indagine filosofica ma visiva e ogni esperienza visiva non può esistere a prescindere dalla condizione di presenza/assenza di luce. La luce svela, in modo ogni volta differente, la materia e in questi scatti volutamente confonde.” Quindi, il Buio e la Luce. Due opposti. E non sono i soli! “Tutta l’arte è un problema di equilibrio fra due opposti”, diceva Cesare Pavese. Alessia Boscolo parte da una articolata e analitica riflessione del portfolio e guida il “lettore” all’interno del percorso elaborato per realizzare “Dalla primordialità del buio”. Una ricerca che evidenzia, al di là di una stampa elegante e curata e di un ”nero” autorevole e moderno che spazia e domina la scena, maestoso e solenne, una speciale attenzione per la gestione del segno, nelle sue infinite articolazioni che disegna un percorso narrativo stimolante. Sono sintesi realizzate da Alessia Boscolo che traduce le proprie sensazioni in immagini attraverso una gestione rigorosa e attenta delle diverse visualizzazione. Una traduzione che sintetizza una visione intima e personale che è descrizione di una parte del corpo che l’autrice pone al centro del suo progetto e, al contempo, interpretazione. A conferma sembra proprio il caso di dire con lo scrittore e diplomatico italiano Carlo Dossi, “l’Arte non imita, interpreta”. E Alessia Boscolo con questa sequenza di immagini ne è un esempio straordinario caratterizzato da uno stimolante taglio concettuale. Il centro del Centro del Territorio indagato! Il corpo umano nelle sue diverse e straordinarie articolazioni. (Fausto Raschiatore)