Questa è la sfida dell’11. Mostra Internazionale di Architettura. Raccogliere e incoraggiare la sperimentazione: quella delle strutture effimere, delle visioni di altri mondi o di prove tangibili di un mondo migliore. Questa Biennale non vuole presentare edifici già esistenti e di cui si può godere nella vita reale. Non vuole proporre soluzioni astratte a problemi sociali, ma intende vedere se l’architettura, sperimentando nella e sulla realtà, può offrire forme concrete e immagini seduttive. L’uso di nuove tecnologie si può considerare anch’esso sperimentazione, come del resto le tecniche sviluppate al di fuori del mondo che solitamente pensiamo come architettura: l’arte visiva e performativa, il cinema, il disegno del paesaggio e degli interni. Nella pratica, la tecnica del collage e dell’assemblaggio, il riuso e la ricostruzione, la decostruzione e la deformazione, l’effimero della forma e l’immaginario utopico o distopico, la proposizione del brutto, dell’informe, di ciò che non è deciso né definito, tutte queste sono possibilità. In realtà c’è una storia segreta dell’architettura, distinta dal susseguirsi degli stili e dai capricci della perfezione tecnologica, che ha usato proprio questi elementi per concepire un’altra architettura: è in questa tradizione che si pone l’11. Mostra. (Aaron Betsky, direttore della Mostra)

FOTOlogie
Allo Stato dell'Arte