Un gioco simpatico e stimolante che Carlotta Bertelli, emiliana di nascita e milanese d’adozione, propone attraverso la fotografia, e al quale invita il “lettore” d’immagini in un contesto collocabile tra reale e irreale, verità e finzione, vero e falso. E’ un tentativo dell’autrice di dare respiro alla propria creatività, di essere se stessa, qualche passo al di là della professione, gli standard, le committenze. Un respiro autonomo della propria sensibilità lungo e più profondo del solito! Tentativo riuscito di arricchirsi e di arricchire culturalmente e, nel contempo, realizzare un progetto per dare forma, contenuti e significati a un’idea nata dall’osservazione del nostro quotidiano. L’autrice costruisce, in un segmento di scatti in cui dominano uno studiato equilibrio strutturale e un calibrato gusto compositivo, una proposta visiva con la quale indaga ed esplora il rapporto tra il reale e la sua rappresentazione. Un percorso di ricerca che la Bertelli sviluppa attraverso il confronto e l’accostamento fisico tra animali veri e animali falsi, semplici modellini giocattolo. Carlotta Bertelli attraverso l’obiettivo della propria macchina fotografica esplora i due campi – il vero e il falso – e soggettivizza l’osservato tramite inquadrature diverse e singolari, talvolta semplici visioni prospettiche e tagli classici, talaltra con punti di vista più audaci, forti, riuscendo a cogliere comportamenti non sempre distinguibili, per cui il vero sembra falso e il falso, al contrario, sembra vero. C’è, quindi, una dimensione reale e una dimensione che sembra reale. Due contesti di una trama narrativa unica e singolare che è contemporaneamente vera e contemporaneamente falsa. Un portfolio nato per caso, quel caso che smette di esser tale una volta compreso. “Esco dalla stazione centrale di Milano - racconta Carlotta Bertelli -, distratta e di corsa, come tutti, di solito. Sono immersa nei miei pensieri, quando un'insolita visione mi riporta violenta a galla, a vedere fuori cosa c'è: una scena surreale, in cui i giocattoli sembrano essersi moltiplicati a dismisura e aver invaso la Galleria delle Carrozze. Le bamboline danzano su se stesse, il cow-boy passeggia sul suo cavallo a routine, i peluches ripetono I love you e l'elicottero con eliche rotanti si alza in volo ad un metro da terra. E la gente va e viene dalla stazione, distratta e di corsa, come se tutto fosse uguale o tutto forse ugualmente indifferente. Mi fermo e con la macchina al livello dei piedi delle persone come dei giochi scatto una foto: quel brulichio disordinato ora svela un ordine tutto nuovo, un'inedita armonia tra ciò che è vero e ciò che è finto ... in fondo viene da chiedersi: cos'è vero e cos'è finto? Ci sono voluti mesi perché True & False prendesse forma e forse ancora più tempo mi è stato necessario prima affinché io in quell'istante potessi prendere coscienza della fotografia come dimensione in cui la realtà può rivelarsi diversa da come solitamente appare, forse più come sostanzialmente è.” Un lavoro con il quale Carlotta Bertelli si presenta sulla ribalta della creatività fotografica e attraverso cui dimostra di saper leggere tra le pieghe del nostro tempo taluni comportamenti dandogli poi la giusta visibilità a conferma di come il linguaggio della fotografia possa dare, se utilizzato con equilibrio, significatività e oggettività, a percezioni, emozioni e sensazioni. “… i giochi – scrive Luigi Erba, fotografo e critico di raffinata sensibilità – si mescolano, verità e menzogna, illusioni ed inganni, nascondimenti e rivelazioni, generando eleganti equivoci e camuffamenti. Ovviamente non tutti gli enigmi si sciolgono o si evidenziano perché sarebbe come smascherare la creatività artistica e questo non è giusto. Il lavoro della Bertelli emerge proprio in questo contesto attraverso una realizzazione ironica in cui il presupposto è un circolo di confusione che fa riflettere anche sulla nostra ambigua percezione quotidiana.” C’è più verità nella finzione o più finzione nella verità? Oppure è un gioco sottile di percezioni per cui il Vero può essere, o sembrare, anche Falso e viceversa. Chissà! (Fausto Raschiatore)