Questa raccolta è il prodotto equilibrato di cuore e testa, un connubio con il quale si permette a chi guarda di essere spettatore di un mondo che vede protagonisti differenti, alcuni a causa del destino, altri per propria scelta. La determinazione degli sguardi di chi è ritratto è ciò che più colpisce. È qualcosa che coinvolge, non sconvolge. L’autore ritrae persone, ciascuna con storie e vissuti assolutamente intensi, disposte a raccontarsi: dà voce e pari dignità a malati, volontari, professionisti. Sono immagini in cui non è importante chi è malato e chi invece non lo è, dove questa linea di demarcazione, che traccia solchi profondi, non è un confine.

24 foto: la volontà di ritrarre nell’ambiente in cui normalmente vivono ed operano persone che, ciascuna con esperienze, scelte e percorsi differenti, sono legate da un unico denominatore: IL CANCRO. Cecchinato ha ripreso alcune tra le 600 persone che lo scorso anno hanno fatto capo ad una Associazione che facendo proprio il credo delle Cure Palliative vuole assicurare a ciascuno la miglior qualità di vita possibile. 24 immagini che rappresentano soltanto alcune delle infinite realtà, corredate da didascalie che accennano appena alle storie che sottostanno. Sono gli occhi di chi è di fronte all’obbiettivo quelli che colpiscono, occhi consapevoli e forti, sereni, complici, occhi davanti ai quali non si può abbassare il proprio sguardo.

La scelta del titolo è frutto di una lunga ricerca, e nella premessa se ne chiariscono le motivazioni. L’aggettivo possibile, quando si riferisce al mondo della malattia, ha implicazioni particolari, può assumere una forma così intensa da diventare un appiglio cui aggrapparsi. E l’autore ha fotografato ciò che è possibile.

Quella di Cecchinato non è una sfida;in questo caso non deve superare se stesso da un punto di vista artistico o professionale. Egli stesso è protagonista in Avapo-Mestre, è un volontario che si mette in gioco con la voglia di dimostrare, di informare, di rendere tangibilmente evidente che ciascuno può fare qualcosa per gli altri, che le caratteristiche peculiari di ognuno sono un valore aggiunto. Con questo progetto, che si è inizialmente articolato in una mostra visitata da 1300 persone ha attivato un meccanismo di maggiore consapevolezza da parte di tutti i volontari ritratti, che hanno sempre considerato “normale” ciò che quotidianamente compiono. Che si sentono appagati e pronti ad allargare ad altri le esperienze acquisite in modo tale da permettere la diffusione di modalità operative efficaci facendo in modo che, prima che malati, coloro che sono affetti da un tumore siano considerati delle persone.

Quella rappresentata è una realtà locale attenta a dare voce e soddisfare le esigenze dei malati che non possono farlo da soli. All’interno di questa Associazione, se l’attività pratica prevede l’assistenza domiciliare, quella organizzativa include progetti di informazione, diffusione, ricerca dei bisogni emergenti.

L’autore sfrutta la propria esperienza per dare visibilità a quanto si fa e trovare dei sostenitori che alimentino e rendano possibile l’ampliamento di questa realtà. Esce dagli schemi utilizzati in opere precedenti. Il “razionale” dell’arte fotografa “altro”. Si lascia trasportare in un percorso alternativo – in un mondo inalienabile – nel quale le sue abilità e sensibilità permettono, a chi guarderà, di entrarvi senza invadere spazi riservati.

La volontà di tradurre il testo e metterlo in commercio anche all’estero è legata all’interesse manifestato dai visitatori della mostra, con un particolare afflusso di persone straniere nella nostra città in occasione della Venice Marathon. Ciò ha dato la possibilità di confrontarsi su quanto accade negli altri Paesi e la curiosità per la riuscita delle “buone pratiche” adottate ha avuto il soppravvento sulle difficoltà lessicali connesse ad un linguaggio che in questo ambito deve essere tanto specifico e delicato.