Ogni fotografia per Pier Paolo Fassetta è un microcosmo di immagini, un mondo da esplorare che nasconde infinite potenziali visualizzazioni; universi nell’Universo, tra articolazioni complesse, dimensioni inedite e identità da individuare. Una riflessione che indica l’origine e la natura della cifra portante che da sempre caratterizza il cammino artistico dell’autore veneziano. Una connotazione che viene da lontano e gli ha permesso, attraverso la fotografia, di tracciare un percorso culturale di ricerca e di analisi coerente e strutturato, nel quadro di una elaborazione iconografica linguistico-espressiva organizzata e ampia. Sostiene Fassetta: “Nel continuo mutare del movimento il tempo si fa cosa, persistenza, forma che rimane nello spazio come entità assoluta priva di ogni relazione se non con se stessa. Il tempo dell’evento, quindi, è il tempo che vive la forma in uno spazio incommensurabile, che tutto annulla lasciando, nel vuoto dei nostri ricordi, immagini ricomposte in una scansione che evidenzia il valore transeunte delle sensazioni, delle emozioni, confuse con ciò che ci appare come immagine durevole, come verità inscritta in ogni stabile manifestazione dell’esperienza. La tensione tra ciò che passa e ciò che persiste, genera uno stato di labile coscienza che sembra avvicinarci al tempo della presenza come unico ed inviolabile istante di lucida consapevolezza del nostro esistere.” Presenze, come sintesi di un progetto-studio da cui partire per costruire un percorso-indagine di analisi e di riflessioni sul nostro tempo storico. Presenze, come esistenza, partecipazione, evento per leggere, interpretare e storicizzare un momento, registrare un passaggio, dimensionare un luogo, un contesto, una riflessione, una percezione.

Fassetta sviluppa strutturalmente una ricerca fotografica a valenza concettuale nella quale domina spesso un’atmosfera flessibile, plurale. E Attesa ne è un segmento significativo. C’è in questo portfolio il fascino della tensione culturale, del tempo sospeso, del non luogo che assume una speciale dimensione temporanea, dello scandagliare tra le pieghe della casualità e dell’esistenza. E’ una ricerca che sintetizza i processi evolutivi cui danno origine le mutazioni nei tempi di elaborazione di un concetto, negli intervalli vuoti di un’Attesa, tra i segni di una descrizione. Mutazioni come trasformazioni, come nuovi punti di vista, come inedite dinamiche di studio e di approfondimenti. Una trama culturale di stimolanti visualizzazioni che, forse, anticipa contesti espressivi futuri, infinita e senza soluzione di continuità, visto che “Niente è duraturo come il mutamento”, diceva lo scrittore tedesco Ludwig Börne.

Un linguaggio, quello di Fassetta, con una sua specificità narrativa, una propria personalità, uno stile, una ben definita cifra espressiva. Esso è anche una chiave di lettura per interpretare e argomentare l’osservato, nel tempo e nello spazio. Come in Attesa: dare senso e dimensione al “sospendere temporaneamente la comunicazione senza interrompere il collegamento”, tra persone e cose, tra persone, tra cose. Attesa è un processo di riflessioni iconiche che disegna un insieme di profili visuali catturati da un punto fisso di osservazione in un ambiente scenico inedito, unico e irripetibile, plastico, straordinario e affascinante, collocato dal caso su una pedana improvvisata e senza futuro, in grado di esprimersi su alcuni aspetti della nostra contemporaneità. Quello dell’Attesa. Ovvero la sintesi di un flusso di sensazioni emotive vissute intensamente dall’autore attraverso il reticolo dell’obiettivo e raccolte in libertà narrativa in stretta sintonia col fluire degli eventi nella loro concretezza sequenziale. Gente che entra, che esce, che sosta, che dialoga, che legge, che riflette, che passeggia, in Attesa di capire il senso di una condizione in apparenza non giustificata, sospesa nel tempo, enigmatica e misterica in uno spazio senza nome, senza storia e senza dimensione, tra incertezze e provvisorietà. In realtà è solo una tra le tante condizioni del nostro tempo. Un lavoro che coinvolge e rimanda alla poetica del grande artista americano Edward Hopper. Scrive Marck Strand: "Nei quadri di Hopper ad accadere sono le cose che hanno a che fare con l'attesa. Le persone di Hopper paiono non avere occupazioni di sorta. Sono come personaggi abbandonati dai loro copioni che ora, intrappolati nello spazio della propria attesa, devono farsi compagnia da sé, senza una chiara destinazione, senza futuro".

Affascina di questo lavoro la location, ribalta teatrale sui generis, intrigano gli attori chiamati a interpretare ruoli mai assegnati in un sistema di relazioni legate al caso che nascono, vivono e muoiono nello spazio di un momento all’interno delle immagini che l’autore costruisce con la mente e il cuore permeandole della sua sensibilità. Come gli appunti di un diario che permettono di oggettivare la metafora dentro la scena e veicolarne il significante. Un gioco sottile e invisibile per argomentare sull’estetica fotografica, attraverso lo studio delle relazioni in un contesto improvvisato, “scatola magica attraversata da una luce speciale che conferisce a cose e persone una dimensione astratta/simbolica”. Pier Paolo Fassetta elabora, secondo il proprio sentire, un portfolio le cui fotografie, oltre ad avere equilibrio compositivo, hanno un’atmosfera sobria e una trama cromatica di raffinate tonalità linguistiche. Un gioco stimolante sulle potenzialità espressive delle Presenze e delle Relazioni in un non luogo, spazio senza tempo nel quale il fotografo ha mediato, con l’abilità di un regista esperto, ponendosi come loro tramite, alla stregua di un ponte, i cui estremi poggiano su due sponde: il tempo della Presenza e la consistenza della Relazione. L’una a sostegno dell’altra e viceversa.

Ogni immagine di Attesa è, mutuando una riflessione di Vilém Flusser, “Una superficie significante, su cui gli elementi dell’immagine intrattengono un rapporto magico tra loro”.  Considerata nel suo complesso, l’opera è un ventaglio coordinato di punti di vista costruiti e filtrati da una sensibilità speciale, coniugati tra loro da una luce siderea in una trama espressiva in cui confluiscono, armonici e coerenti, segni forme spazi silenzi e sfumature. E’ un continuo fluttuare di manifestazioni spontanee, combinazioni emotive impreviste e microeventi improvvisati, tra astrazioni e realtà. Una serie di rapporti magici che definiscono nuove realtà e disegnano linguaggi inediti e passaggi visivi che vanno oltre la causalità, verso approdi narrativi indefiniti e indefinibili, per questo carichi di fascino e di misteriosi enigmi narrativi.


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