In tanti anni di attività fotografica Vincenzo Ammazzalorso, fotografo abruzzese genuino e concreto, non era mai riuscito a tradurre fotograficamente le sensazioni che gli trasmette il mare. E questo fino a un certo giorno, come mi ha raccontato di recente. Uno di quei giorni che non si dimenticano e durante il quale si è ritrovato, dopo aver tessuto una trama di insignificanti momenti quotidiani senza senso, ad osservare e a riflettere alla foce di un fiume. Ha osservato gli spazi, ascoltato i silenzi, elaborato improbabili teorie sulle emozioni, ha viaggiato con la mente, e poi si è lasciato andare... In assoluta libertà interpretativa realizzando una serie di scatti. Ed è nato “Bordi di mare”, un lavoro stimolante per forme e contenuti con il quale l’autore teramano ha trovato nuove direttrici e più efficaci sollecitazioni al suo modo di fare fotografia. C’è qualcosa di Erwittiano in questo comportamento: “Alcune ottime cose nascono dall’ozio e dalla meditazione. La fotografia è il risultato di un ozio e di una meditazione intensi - sostiene il grande maestro con sofisticata ironia - che finiscono con il produrre una bella immagine in bianco e nero, ben fissata e risciacquata in modo da non sbiadire troppo presto”. Una riflessione che si coniuga con quel giorno e quegli scatti che hanno rappresentato per Ammazzalorso, l’inizio di un nuovo corso per la sua ricerca iconica, alla quale quei momenti hanno dato una identità e una opportunità: egli ha visualizzato quelle speciali sensazioni che gli trasmette il mare. Un portfolio ben costruito, curato negli equilibri strutturali, nell’armonia complessiva e nei rapporti tra gli elementi di ogni fotografia. I valori tonali sono equilibrati, morbidi, mai d’effetto, si fondono tra loro e con l’insieme indagato in un tutt’uno coordinato e armonico. Ogni scatto ha nell’elemento centrale, in primo piano, il proprio “soggetto”, che non è la figura umana, esclusa per scelta, ma un oggetto, uno spazio, una speciale tonalità, un gruppo omogeneo di cose diverse ma coordinate e con una identità. Colpisce del lavoro la coerenza narrativa, tra le singole fotografie, magnificamente collegata alla struttura portante del portfolio e all’interno della sequenza. Poetici i silenzi che danno ai “bordi” un’aura solenne, musicale, positiva con un respiro descrittivo-concettuale e un sottile taglio romantico. Ammazzalorso, bianconerista convinto e studioso dei percorsi di ricerca di grandi maestri, è concreto in termini linguistico-espressivi, come in questo lavoro realizzato sulla direttrice Teramo-Termoli, intesa come linea immaginaria d’indagine. C’è, oltre a ottime conoscenze tecniche, solidità espressiva che l’autore alimenta con sistematica continuità e coniuga con il senso profondo del legame che egli ha con il “suo” territorio, universo nel quale è nato e nel quale da sempre vive e lavora. Ammazzalorso è un abruzzese autentico, genuino, vero, totale, non solo nel linguaggio fotografico ma anche in quello relazionale. Ed è convinto, come sostiene Ignazio Silone, che certi concetti si possono esprimere solo in dialetto! E’ uomo concreto nei rapporti, libero e franco nelle dinamiche amicali. Al di là, quindi, della realizzazione del progetto (“tradurre fotograficamente le emozioni che mi dà il mare”), questo portfolio è un omaggio sentito alla propria terra, alle proprie origini, alla propria identità, strutturato e realizzato col cuore. “Bordi di mare trae origine – racconta il fotografo con grande naturalezza -, come tutti i miei progetti, da un forte legame con il territorio in cui vivo e opero professionalmente, le province di Teramo e di Termoli”, l’Abruzzo e il Molise. Per Ammazzalorso, sarebbe il caso di dire, paradossalmente, che la Legge Costituzionale del 1963, che sancì la nascita della Regione Molise, è come se non fosse stata mai emanata! (Fausto Raschiatore)