Figliol prodigo della città adriatica..estivo frequentatore dei sui vasti e affollati lidi..nelle indolenti ore della siesta ho provato a confrontarmi con quanto resta ai margini della complessità di trame e di orditi che sottendono la brulicante vita pescarese. Lontana anni luce dalla Pescara della mia adolescenza e della mia prima maturità..quanto mi si è parato davanti aveva più a che fare con l’accumulo di contrastanti segni e segnali..di umane insondabili tracce piuttosto che apparire come l’epifania di un qualche credibile progresso. Una città cresciuta in quella che sembra una vera “infelicità senza desideri”..che ha perso per strada la sua anima..e che per strada non avendone trovata un’altra..ne ha assunto una fittizia che non le appartiene. Scimmiottamenti e cementizie semplificazioni..ponti lanciati come sfida al domani..certo..ma quanto materiale visibile stride con questi assunti..quanto trapela tra gli interstizi delle nuove certezze e sinceramente stona con loro!  Nella megalopoli che va realizzandosi o nella città metropolitana che ci fonderà a Chieti..finirà per certo ad annegare la voce del singolo..il grido alto e chiaro di un territorio violato..alterato..coperto senza soluzione di continuità da immensi ipermercati e centri commerciali..in cui perdersi..in cui perdere gli ultimi brandelli di una siapur precaria umanità!