Titolo: LES DOGON; Sottotitolo: il popolo della Falesia; Autore: Massimo Allegro; Editore: Punto Marte; Testi introduttivi: Nota dell’autore (Massimo Allegro) - Dogon, il popolo della falesia di Alice Caprotti; Pagine: 116; Lingua: italiano/inglese; Fotografie: 75 in bianco e nero; Formato: 28 x 28 cm; Prezzo - 26 euro; Anno di pubblicazione: 2012; Codice ISBN 978-8895157-40-5

Nota dell'autore

La prima volta che ho sentito parlare dei Dogon era il 1997. Avevo partecipato ad una cena a casa di un’amica appena tornata da un viaggio in Mali, dove avevo visto alcune fotografie dei villaggi Dogon che mi avevano molto colpito. Così archiviai nella mia personalissima agenda come “da fare” il viaggio alla scoperta dei Dogon e della falesia di Bandiagara. Un paio di anni più tardi con la mia compagna ci recammo in Mali e una delle mete del nostro viaggio fu proprio un trekking di quattro giorni fra i villaggi Dogon, da Nomborì a Sanga. Ho sempre considerato unica questa esperienza e tante volte ne ho parlato agli amici con cui si discorreva di paesi lontani e di esperienze di viaggio. Più recentemente ho sentito il desiderio di ritornare in Mali, per rivedere i Dogon e per capire cosa era cambiato - se era cambiato qualcosa – a dieci anni di distanza dal primo viaggio. Così nel 2009 ho fatto un secondo trekking visitando diversi villaggi e verificando con sorpresa, che quasi tutto era inalterato. Appassionato di fotografia, avevo anche il desiderio di documentare la vita nei villaggi della falesia dove, nonostante la cosiddetta civiltà non sia molto lontana (la città più vicina è solo a due ore di auto) si vive ancora in maniera arcaica, in totale assenza di quegli elementi considerati indispensabili dalla società occidentale, come l’acqua corrente o l’elettricità.Nel mondo dogon l’acqua si prende al pozzo. Tutte le attività sono manuali e ciò che serve al sostentamento della popolazione è prodotto localmente. I lavori agricoli si svolgono a forza di braccia. Gli uomini costruiscono muretti, dissodano il terreno e muovono la terra, che poi innaffiano riempiendo le calabasse (zucche vuote tagliate a metà) al pozzo.  Sono fatti a mano i vasi in cui si conserva la scorta d’acqua all’interno della casa, le porte scolpite da veri e propri artisti, i cardini lavorati dal fabbro, i fucili con cui si cacciano piccoli animali, le zappe con cui si lavorano i campi. Dopo il mio viaggio del 2009 ho deciso di approfondire ulteriormente la conoscenza di questo popolo leggendo Dio d’Acqua, un bellissimo saggio dell’etnologo francese Marcel Griaule. La sua analisi – era il 1948 – evidenziò al mondo occidentale che i Dogon possedevano una cultura ricca e complessa, avevano notevoli conoscenze in ambito astronomico e che molti aspetti della loro cultura erano strettamente legati alla metafisica e al Divino. Tutto ciò in netto contrasto con l’opinione riduttiva che si era formata in occidente sulla cultura delle popolazioni dell’Africa nera. Nelle pagine scritte da Griaule il saggio Ogotemmeli raccontava, con un linguaggio ermetico e a tratti fiabesco, la storia della creazione del mondo e la genesi del suo popolo. Ho trovato alcune parti di questo racconto molto significative e poetiche e le ho scelte per accompagnare il mio lavoro fotografico. Il libro di Griaule diede un aspetto organico a questo insieme di credenze popolari, grazie ad esso i principi di questa cultura per tradizione tramandati per via orale di generazione in generazione, vennero “cristallizzati”. Il libro mi ha molto affascinato e ha acceso in me la voglia di scoprire se la cultura dogon, descritta oltre sessant’anni prima da Griaule fosse ancora viva o irrimediabilmente perduta, influenzata da turismo e modernità. Così, dopo il 2009, con la mia guida Issa Dolo, sono tornato più volte nella falesia per conoscere meglio i Dogon. Ho parlato con i pochi anziani ancora vivi che avevano conosciuto Griaule e ho avuto contatti con tante persone interessanti: contadini, fabbri, vasai, tessitori, filatrici, cacciatori, divinatori, gri-gri e tante altre persone. Da queste esperienze è nato un reportage che, attraverso immagini di vita quotidiana e di alcuni eventi particolari a cui ho avuto la fortuna di assistere, racconta della cultura dogon di oggi. Sono arrivato inoltre alla conclusione che gran parte delle credenze e delle tradizioni di questo popolo sono ancora vive oggi come lo erano ai tempi di Griaule e continuano ad essere tramandate per via orale dagli anziani dei villaggi, come del resto accade per tutte le culture africane. (Massimo Allegro)


Il ricco saggio introduttivo Dogon, il popolo della falesia di Alice Caprotti è visibile/scaricabile attraverso questo link