“Sarà perché in questa città di pietre mi manca l’erba dove camminare – racconta l’autrice - il mio sguardo va oltre, dove Venezia si immerge e poi dentro, nell’acqua dei canali. E’ un incantamento che da qualche anno mi prende, sporta dalle fondamente o dal bordo della barca, inseguendo le forme fuggevoli dei segreti prati marini. Entro nello scorrere di danze che affianca i miei passi sulla superficie di pietra, scivola ai miei piedi e mi attrae nelle silenziose profondità di Venezia. Non un algario vero e proprio, quindi, ma un algario fantastico, fatto di incontri, disgiungimenti, profondità ed emersioni, tra i riflessi dei canali veneziani.” (A.Z.)

“La Fotografia, sostiene Ferdinando Scianna: “O è scrittura della luce” automatica, immediata, non Arte ma fenomeno naturale che si manifesta attraverso un procedimento tecnico, “o è scrittura con la luce” e cioè Arte, fenomeno culturale che si fonda sulle intenzioni del suo artefice. In prima linea nello sviluppo tecnologico della cultura visuale, l’ascesa della fotografia non conosce soluzione di continuità nell’espletamento delle sue potenzialità espressive. Eppure ancora oggi, a dispetto della sua diffusione socioculturale, essa stenta ancora a trovare uno spazio critico autonomo, uno statuto ontologico in grado di definirla, non sempre soltanto per differenza. Fra il grado di referenza e la misura delle intenzioni, la macrodialettica fra natura e artificio continua a fungere da cornice di contenimento nel dibattito culturale che la coinvolge. Della tensione generata dalle linee di forza fra questi due estremi, da sempre si nutre il fascino discreto / indiscreto della fotografia..Padrona della tecnica fotografica, che abilmente non rivela ma egregiamente imbriglia nella formulazione percettiva della sua idea di fotografia, ad Anna Zemella non succede mai che una delle due componenti (natura ed artificio) prenda il sopravvento sull’altra. In nome di un equilibrio classico Anna ri-produce, reifica, ma non tradisce, piuttosto coinvolge nella dialettica del processo comunicativo ed offre allo sguardo disattento un’opportunità di riscatto.  Il risultato è davanti ai nostri occhi, ci ri-guarda, ci restituisce lo sguardo, e non occorre spiegare perché le fotografie di Anna sono allo stesso tempo “epifanie marine” e “cosmogonie celesti”, per queste opere fluttuanti, osmotiche, l’autrice invoca libertà interpretativa. Ma poi, opportunamente, ci ricorda la natura anfibia dei suoi piedi, sempre più simili alle zampe di un gabbiano. Come un gabbiano Anna tiene infatti i piedi ben saldi alla terra da dove potere all’occorrenza spiccare un salto, ora per tuffarsi nell’acqua, ma allora anche per librarsi nel cielo? (Adriana Scalise)

Algario Veneziano è in mostra presso la Reale Scietà Canottieri Bucintoro di Venezia (Magazzini del Sale – Zattere 263) dal 21 febbraio al 15 marzo. Orario di apertura: dal martedì al sabato dalle ore 10.00 alle ore 17.00, domenica su prenotazione – Ingresso Libero – info: 041 5205630