Gli alberi giungono a Venezia spogliati delle loro fronde e delle loro radici.
Nudi, partecipano alla nostra vita di gente lagunare e a quella profonda delle
acque e del limo dove un nuovo humus li accoglie.
Diventano pali, bricole, paline.
Ho seguito il richiamo di queste silenziose presenze, imparando a conoscere
la forza, la fatica e la consunzione che segnano la loro anima lignea.
Si abbandonano al loro destino, docili e solide. Il tronco è morbido di linfa e
ricorda boschi muschiosi e aria leggera, o porta con sé l'odore
sconosciuto di luoghi lontani.
Solitarie o in gruppi di 'dame', si lasciano costringere in corde, ganci e catene.
Con elegante ondulare assorbono le pressioni,
con sforzi estremi resistono alle tensioni.
Nel tempo, diventano del colore assente della cenere,
drammatiche di segni e ferite.
Nel tempo, stremate,
si sciolgono dalla morsa e cedono alle onde e alle correnti.
Ricche della segreta vita nel profondo, a volte ritrovano nuove radici
e nuove fronde, prima di dissolversi nell'acqua di laguna. (az)