Henry David Thoreau (1817-1862) si inserisce a pieno titolo nel ristretto ambito di artisti e scrittori protagonisti del cosiddetto "Rinascimento americano". Ma, a differenza degli altri esponenti di questa "corrente" (R.W. Emerson, W. Withman, N. Hawthorne ed H. Melville), Thoreau fece della sua "coerenza" una vera e propria poetica se non una filosofia di vita. Pur rifiutando una accezione della filosofia di carattere puramente intellettualistico, il suo pensiero si andò organizzando intorno ad alcune idee chiave: "Trascrivere la natura e la storia che in essa si incide; scrivere dunque, come gesto vivo, scrivere come vigoroso atto d'amore verso la realtà, come espressione di una totale esigenza di realtà" (su questa scia si andrà costruendo nei decenni successivi parte notevole della moderna letteratura americana). Tacciato di un certo egocentrismo venato di aristocratico disprezzo, Thoreau, in realtà, soprattutto nel suo scritto più famoso, Walden (o Vita nei boschi), cercò di proporre uno stile di vita che presupponeva drastici interventi che avrebbero permesso a chiunque al termine della sua vita, al momento della "prova del nove" di poter dire di non aver sprecato la propria vita. La "ricetta" di Thoreau presupponeva la disponibilità del singolo a "vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita (...) vivere da gagliardo spartano, tanto da distruggere tutto ciò che non fosse vita, falciare ampio e raso terra e mettere poi la vita in un angolo, ridurla ai suoi termini più semplici". Thoreau, bisogna ricordarlo, lanciava questi "forti" proclami nel bel mezzo dell'ascesa tecnologico-consumistica degli Stati Uniti e delle storture di questa nascente "way of life" di cui fu, forse, uno trai primi e più decisi critici. Il suo isolamento a Walden gli permise di articolare soprattutto un discorso ampiamente introspettivo. "Colonizziamo noi stessi, lavoriamo e muoviamoci con i piedi ben giù, nel fango e nella mota delle opinioni, dei pregiudizi, delle tradizioni, degli inganni e delle apparenze finché non arriveremo ad un fondo solido e alla viva roccia, che potremo chiamare realtà!". La vicenda umana, prima ancora che letteraria, di Thoreau, la sua coerenza ed il suo stile di vita sono diventati punto di riferimento ideale per generazioni di ecologisti, pacifisti ed anticonformisti che al "credo" dell'autore di Walden, alla sua prosa sonora e talvolta enfatica, hanno riconosciuto la dignità di una formale promessa di riscatto. Nella sua postfazione a "Camminare" (Walking), Franco Meli delinea un convincente ritratto di questa atipica figura di intellettuale "impegnato" riconoscendogli una modernità ed attualità che i suoi contemporanei non potevano percepire per obiettivi motivi di prospettiva storica. Una personalità, quella di Thoreau, originale ed estrosa che si rispecchia nella sua ampia produzione letteraria le cui prove più conosciute, "Walden" e "Civil Disobedience", presentano caratteri difficilmente assimilabili, se non contrapposti. Thoreau invita i suoi lettori con i toni profetici a contrapporre alla "macchina della civiltà" la propria interiorità "celebrando un matrimonio con la natura fondato sull'ampliamento di visione e non sul possesso" In buona compagnia di Emerson, Melville e Withman percorse le contee americane tenendo veri e propri "sermoni laici" che, raccolti in volume, costituiscono un vasto repertorio di "classici del pensiero americano". Lo stile "anti-letterario" dei "trascendentalisti" americani è temperato in Thoreau da una "levità esuberante ed arguta, da un umorismo tagliente ed una concreta aderenza alle cose non disgiunta dall'effusione lirica". Thoreau in Walden ed in Walking indica nella prassi del vagabondaggio, nell'impulso migratorio il rimedio (solvitur ambulando) all'ansia che la "macchina della civiltà e del progresso" finisce per generare. Il pensiero corre naturalmente all'idea, totalmente americana, della "frontiera" e lo stesso Thoreau in molti dei suoi scritti associa una visione mitica del West alla "terra del domani, della nuova vita, luogo di organica unità, di speranza e di progresso, di libertà e di indipendenza". Un mito della frontiera dal quale Thoreau prese le distanze nel momento in cui andò articolando in Civil Disobedience una visione apocalittica del destino delle società americana che, nata ad Est, sviluppatasi verso Ovest avrebbe trovato il suo declino sulle rive dell'Oceano Pacifico (il Lete del Pacifico che conduce alle rive dello Stige). Nei suoi vagabondaggi, Thoreau non perdeva occasione per osservare da vicino la natura ed il suo approccio era quello dello studioso che apprende e registra direttamente camminando in mezzo ad essa. Il suo punto di vista era analitico e presupponeva un'osservazione ravvicinata, ma non disdegnava nelle sue escursioni di salire su qualche altura o collina cercando "la trama completa dell'intero tessuto naturale". Anche se i critici meno benevoli della sua opera gli hanno spesso rimproverato una certa qual disomogeneità ("sembrava perdersi nei meandri del proprio pensiero"), Thoreau è stato un punto di riferimento ideale di tutta quella corrente "preservazionista" che ha permesso la creazione del "Sierra Club" e di quel forte movimento d'opinione che ha portato alla creazione dei grandi parchi nazionali americani.

Sulle tracce di questo "hobo" ante-literam lo scrittore-camminatore David Le Breton ha scritto il libro "Il mondo a piedi" (Ed. Feltrinelli Traveller) interpretando magistralmente il mondo di coloro che hanno deciso di "lavorare al mistero del mondo" (Handke) attraversandolo per cercare di capirlo e, per quanto è possibile, rappresentarlo...

"Passi" scelti:

"Camminare significa aprirsi al mondo. L'atto del camminare riporta l'uomo alla coscienza felice della propria esistenza, immerge in una forma attiva di meditazione che sollecita la piena partecipazione di tutti i sensi (...) Spesso camminare è un espediente per riprendere contatto con noi stessi!"

"Camminare, nel contesto della realtà contemporanea, parrebbe esprimere una forma di nostalgia, oppure di resistenza. (...) Favorisce l'elaborazione di una filosofia elementare dell'esistenza basata su una serie di piccole cose, induce per un momento il viandante a interrogarsi su di sé, sul suo rapporto con la natura e con gli altri, a meditare su un'inattesa gamma di questioni."

"Camminare è un modo tranquillo per reinventare il tempo e lo spazio. Prevede uno stato d'animo, una lieta umiltà davanti al mondo, un'indifferenza alla tecnica e ai moderni mezzi di trasporto o, quantomeno, un senso di relatività delle cose; Fa nascere l'amore per la semplicità, per la lenta fruizione del tempo"

"Ma il tedio, qualche volta è anche una calma voluttà, una fuga temporanea dalla normale frenesia, che lascia il mattino attonito e sguarnito, le mani vuote e la testa piena del tempo, con il vago rimorso di non essere presenti al proprio posto".

"Camminare riduce l'immensità del mondo alle dimensioni del corpo".

"Camminare è un metodo per calarsi nel mondo, per compenetrarsi della natura, per mettersi in contatto con un universo che rimane inaccessibile alle normali modalità di conoscenza e di percezione. Con il proseguire del cammino, il viaggiatore allarga lo sguardo sul mondo, immerge il suo corpo in una nuova condizione".

Il Silenzio: "Alcuni suoni fluiscono nel silenzio senza turbarne l'organizzazione. Talvolta ne rivelano perfino la presenza e risvegliano l'attenzione per la qualità sonora di un luogo che prima passava inosservata".

"Solo e avvolto nel silenzio, comprendo per un istante il terrore che molti provano in presenza del deserto primordiale, la paura inconscia che li spinge ad addomesticare, alterare o distruggere quello che non possono capire, a ridurre il selvatico e preumano a dimensioni umane. Tutto piuttosto che affrontare direttamente il preumano, l'altro universo che non spaventa per il pericolo o per l'ostilità, ma per qualcosa di più terribile: la sua implacabile indifferenza" (Abbey 1995)

"Il silenzio sfronda la persona e la rende di nuovo disponibile, debella il caos nel quale si dibatte. Stando in ascolto, il viandante attento entra lentamente in cerchi diversi, ad ogni istante accede ad altri universi sonori che popolano lo spessore del silenzio. Scopre un senso nuovo, non un'accentuazione dell'udito, ma un senso collegato alla percezione del silenzio. Se ha un udito abbastanza sensibile, l'uomo ode spuntare l'erba, il dispiegarsi delle foglie sulle cime degli alberi, il processo di maturazione dei mirtilli, il lento salire della linfa. (...) Il silenzio condiviso è un aspetto della complicità, prolunga l'immersione nella serenità dello spazio

"Sicchè un cammino non è necessariamente prigioniero di una vasta geografia, può anche compiersi in uno spazio ristretto, perchè ciò che conta è sopprattutto la qualità dello sguardo".

"Il rapporto con il paesaggio è sempre un'affettività all'opera prima di essere uno sguardo. Ogni luogo, quindi presenta una stratificazione di sentimenti diversi a seconda degli individui che vi si accostano e dell'umore del momento. Ogni spazio contiene in potenza molteplici rivelazioni, per questo nessuna esplorazione esaurisce un paesaggio o una città".

"Camminare è un modo per decondizionare lo sguardo, incide un percorso non solo nello spazio ma anche nell'intimo, conduce a percorrere le sinuosità del mondo e del proprio essere in uno stato di ricettività, di alleanza. Geografia dell'esterno che si congiunge a quella dell'interno svincolandola dalle normali costrizioni sociali; "la bella strada color lavanda impallidisce a ogni secondo. Nessuno l'ha mai percorsa, anch'essa é nata con il giorno. E il villaggio là in fondo non attende che Voi per risvegliarsi all'esistenza (Roud 1984)" - "

"Il percorso, quindi, diventa iniziatico, trasforma la disgrazia in fortuna; l'alchimia delle strade assolve al suo compito di sempre modificare l'uomo rimettendolo sul cammino della propria esistenza (...) Nella trama dei percorsi bisogna cercare di ritrovare il filo dell'esistenza".

"La pagina bianca è sempre una soglia. Per fortuna ripartiremo, avventurandoci nelle città del mondo, nelle foreste, nelle montagne, nei deserti, per fare nuove provviste di immagini e di sensorialità, per scoprire altri luoghi ed altri volti, per trovare argomenti di scrittura, per rinnovare lo sguardo (...) I sentieri, la terra, la sabbia, le rive del mare, perfino le pietre e il fango, sono a misura del corpo e del brivido di esistere.


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