Seguo da qualche anno l'attività di scrittore ed insegnante nei corsi di scrittura creativa di questo "giovane" scrittore, padovano d'adozione, che cura con successo la rivista on-line VIBRISSE (il cui abbonamento gratuito può essere attivato scrivendo a scritture creative). La sua forma letteraria preferita è il racconto e non è azzardato, parlando di lui, avvicinarlo alla migliore tradizione narrativa che va sotto il "minimo" comune denominatore del "minimalismo letterario". A proposito del minimalismo, in un suo libro, Parole private dette in pubblico, afferma con mal celato orgoglio "Non siamo minimalisti perchè sappiamo occuparci solo di cose piccole e trascurabili: siamo minimalisti perchè la nostra vista è acutissima e siamo diventati capaci di vedere cose che altri non hanno mai viste prima". A partire da questo assunto la sua produzione, che ho cominciato ad apprezzare attraverso un altro libro intitolato: Fantasmi e fughe (una esplorazione di uno "spazio" la cui profonda qualità avevo già avuto modo di apprezzare nelle memorabili pagine del Celati di Verso la foce o di Narratori delle Pianure. In Fantasmi e fughe la mia attenzione è stata attratta dalle pagine dedicate alla sua collaborazione alla stesura del Piano Regolatore di Brescia (Cose). Dopo aver discusso con il fotografo Guido Guidi sull'idea del "descrivere" ci propone per la prima volta quello che sembra un dettagliato inventario del materiale di scarto (rifiuti) raccolti sotto il capannone dell'ATB: "Per terra, attorno a me, ci sono bottiglie flaconi. Eau de toilette Chanel pour monsieur. Bulbogel effetto bagnato. Intimo slip tg. 5. Shampoo Pears Plus. Geliol Bilboa lucidante effetto bagnato. Pantèn shampoo + balsamo. Studio line. Sidis bocconcini con pesce. Bic Twins. Lacca Cadonett fissa morbido morbido. Tempo. Bud. Diana Blu. Gourmet. Grand Prix. Yomo. Badedas Noir Metropolis. Malizia Uomo eau de toilette. Camay. Bricco Folonari. Intesa pour homme deodorante. Polpa di pomodoro. Bilboa Shampoo alla placenta. Gillette Sanson. Cristall Wurer". E' innegabile che ci troviamo di fronte ad uno scrittore che usa il suo sguardo come primario strumento d'indagine (o di conoscenza). In una conversazione, suo personale contributo al volume sulle "scritture creative" edito da Panta ha affermato che "i miei racconti nascono da un'immagine, mai dall'invenzione di una storia. sempre da una specie di visione: di un personaggio, di una situazione che è lì, immobile e fragile. Ci penso su dei mesi finchè mi convinco che mi tocca veramente raccontarla. Tuttavia, a quel punto ho bisogno della prima frase, perchè l'immagine che mi incalza, necessita di una sua forma, di un ritmo, di un lessico specifico, di un'andatura, insomma, che sia capace di trasformare quell'immagine immobile in un discorso". Nei limiti di questa sommaria ricognizione dell'opera di Mozzi e nel tentativo di rendere chiara la prospettiva "visuale" che mi interessa non posso trascurare due prove recenti del Mozzi "sublime descrittore". Sempre in collaborazione con Guido Guidi (che ritengo essere il fotografo italiano che ha saputo interpretare al meglio gli aspetti della transizione al post-moderno della nostra cultura "visiva") lo scrittore padovano ha realizzato i testi di un libro sul Nuovo Cimitero di Chioggia. In questo lavoro Mozzi ritorna all'elencazione come forma della descrizione: "Una confezione, schiacciata, di maglieria intima: slip uomo tg 7. Colori ben conservati. Sfondo nero o blu, fotografia: un uomo dal volto indecifrabile, bel corpo, asciutto e robusto, in mutande. Si legge, generalmente in bianco su nero o blu: "Nottingham. Intimo uomo by Igam. "Questo capo è stato realizzato con arte e stile italiani e con tessuti di alta qualità". Codice a barre: 8-300459-001286". Ma prima e dopo la sua prospettiva si allarga a considerazioni più generali: "l'osservazione di un oggetto da parte dell'uomo(...) produce inevitabilmente modificazioni nell'oggetto stesso. Pertanto ogni atto osservativo è anche, e non può non essere, un atto perturbativo (se si è pessimisti) o creativo (se si è ottimisti)" o ad enunciazioni di carattere metodologico "Dopo un certo numero di minuti spesi in meditazione, concludiamo che l'approssimazione è una cosa che appartiene alla vita, come il dolore il sesso l'appetito la dichiarazione dei redditi le vacanze. Perciò, nulla ci impedisce di agire con una certa approssimazione. Ci coglie un improvviso tilt mentale. L'approssimazione può essere "certa"? Se noi conoscessimo con certezza l'errore, non potremmo ottenere il risultato esatto sommando algebricamente il risultato approssimato e l'errore?". Ma più sopra si era chiesto aprendo una riflessione presente nel racconto Diario del Cielo contenuto in Fiction: "l'uomo che fotografa il cielo cerca cose che gli altri non vedono (...) ma quelle cose sono troppo veloci -appaiono per un attimo solo - e quando l'istantanea si ferma, prende forma, appare sempre e solo un quadrato azzurro. L'uomo che fotografa il cielo però non si da per vinto. Sa che prima o poi il suo cielo apparirà...". Nel "Diario"( che attende futuri inedite addizioni) si possono rintracciare interessanti rimandi all'opera di un poeta francese, Francis Ponge ed al suo modus operandi. Devo ammettere che l'idea di inititolare la sezione relativa alla mia produzione fotografica: progetti&prodotti, me l'ha suggerita Carlo Dalcielo quando dice: "si decise a pubblicare non solo il testo definitivo, che poi definitivo non era mai, ma tutto il percorso, il dossier, per così dire, il brogliaccio, il diario di lavoro. Diario appunto non di sé, ma dell'osservazione e dello studio dell'oggetto".


Immagini & Parole

FOTOlogie