Richard Misrach è nato a Los Angeles nel 1949 ed è considerato, a ragione, il più interessante tra i molti fotografi che, negli USA si sono impegnati nella elaborazione di un originale rapporto con l' ambiente. Il corpus del suo lavoro , al quale si è aggiunto di recente un reportage sull'inquinamento di vaste aree del Sud degli Usa apparso su Aperture n. 162, si è andato organizzando intorno all'idea-concetto di CANTO. Nella postfazione a "Desert Cantos" (University of New Mexico Press 1990), lo stesso Misrach spiega che i Cantos saranno 14. Sfondo e protagonista al tempo stesso, dei suoi "cantos" è il deserto, ma non il deserto che, Misrach ironicamente definisce attraverso la "voce" di un vocabolario, ma il vero deserto. Nel suo saggio introduttivo Reyner Banham , anzi, sostiene che quello che "ritrae" Misrach è l' "altro" deserto, non quello del sogno americano, ma il deserto reale, "sporcato, offeso, colonizzato, recintato, bruciato, inondato, pascolato, escavato, sfruttato e... lasciato andare in malora! Ciò che ci rimane da amare è ben poca cosa se pensiamo a quello che c'era quando arrivammo quì la prima volta, ma c'è ancora qualcosa che reclama la nostra piena attenzione, una grande bellezza visuale che non dobbiamo rischiare di perdere a causa della nostra superficialità" Il racconto della sua esperienza nel deserto "reale" si tinge di nostalgia quando Banham ci propone di alzare gli occhi per cercare sulle colline lontane le tracce della wilderness ( che Ansel Adams rese per immagini). Sulle alture lontane, invece ci sono solo fili, tralicci, radar e ripetitori televisivi. Le foto di Misrach sono importanti perchè: "ci mostrano con gli occhi dell'arte questo deserto maltrattato dall'uomo che noi cerchiamo di evitare di vedere nella vita reale" La struttura dei "Desert Cantos" testimonia di una progettualità che è riconducibile ad una vera e propria, personale cosmogonia. La tradizione alchemica dei quattro elementi è presente nel saggio di Banham che "legge" nel canto intitolato "The Terrain" la ricerca della vera essenza dell'aspro rapporto tra uomo e deserto. Nel canto intitolato "The Flood" un'ampia porzione del Lago Salto, inondato, mortalmente tranquillo riflette strutture metalliche abbandonate da tempo. All' elemento "Aria" è dedicato il canto (The Event), in cui Misrach raccoglie immagini delle strutture provvisorie, delle persone in attesa del rientro di una missione Shuttle sulla Edwards Air Base. Il "Fuoco" (The Fires), viene interpretato attraverso la rappresentazione del suo terribile fascino ed in relazione al "calore" che è cifra essenziale di questo ambiente naturale. Misrach conclude la postfazione a questo importante lavoro, sentenziando:" Il mondo è bello e terribile, osservato nel dettaglio appare stupendo e tremendo nel medesimo istante. E' nostro dovere continuare a "sorvegliarlo", cercando di proteggerlo da noi stessi, accettandolo per quello che è!" Nello stesso anno Misrach ha dato alle stampe un libro intitolato "Bravo 20, The Bombing of the American West" (Johns Hopkins University Press 1990). Bravo 20 è un poligono della Marina degli USA che Misrach ha visitato e fotografato in compagnia di altre persone impegnate a contrastare l'uso "bellico" di quel determinato territorio. Nel suo diario dell'esplorazione non mancano momenti di tensione dovuti alla presenza sul terreno di bombe inesplose e di relitti bellici di ogni tipo, ma Misrach finisce per campeggaire in quel sito, passandoci la notte con il suo fido cane Kodak. Mentre completavo la traduzione di questo avvincente diario mi sono imbattuto in una frase chiave:" la Marina degli Stati Uniti aveva dichiarato guerra al Nevada" che notoriamente è uno stato degli Usa, dichiarata guerra non al suo Governo, ma al suo territorio al cui interno sorgono anche siti sacri per i nativi americani, ridotto da allora ad una desolata distesa di buche e ferraglie arrugginite. Bravo 20 corrisponde al canto "The War". Nel 1992, Cornerhouse Pubbl. ha dato alle stampe un libro contenente altri tre "cantos" contenuti nel libro "Violent Legacies". Questo libro, che contiene una novella introduttiva di Susan Sontag, è in linea con il discorso aperto con i due libri precedenti, ma dopo il primo canto dedicato al Sito Nucleare "Project w-47", il secondo canto intitolato "The Pit" colpisce per la presenza costante di grandi quantità di carcasse di animali convogliati in fosse comuni in pieno deserto. Il termine "pietà" è d'obbligo davanti a queste scene che rimandano all' apocalisse, ma il pensiero corre veloce anche alle reiterate ecatombi di milioni di bisonti perpetrate da coloni e cacciatori nei territori dei nativi. Nell'ultimo canto intitolato "Playboy" Misrach racconta nella postfazione di aver voluto raccontare, stimolato dal rinvenimento occasionale di due copie della rivista, la cieca violenza che spesso si accompagna alla "civilizzazione " dei territori del West. E' un tema questo caro anche a Mark Klett, ma Misrach "carica " le sue immagni di pregnanti significati simbolici. Tra le pagine di Playboy trova immagini patinate di donne "penetrate" da pallottole di cui è rimasta traccia sulle pagine ed anche il mitico Ray Charles ha subito analogo trattamento. Circa tre anni fa Richard Misrach si é trasferito in una località del Northern California (Berkley Hills) ed ha realizzato un nuovo libro fotografico che ha come soggetto unico il famoso Golden Gate. Utilizzando sempre lo stesso punto di vista ha selezionato 60 immagini che variano per il mutare della luce del giorno o delle condizioni atmosferiche. Si chiama "The Sky Book" un libro di 144 pagine che contiene immagini del cielo raccolte in differenti locations tra le quali spiccano quelle riguardanti le "Night Clouds" = nuvole notturne. Attendiamo Misrach a nuove prove fotografiche della sua talentusa capacità di interpretare il paesaggio come atto generativo e trasformativo.


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