Mark Klett ha pubblicato nel 1982 un libro di fondamentale importanza nella "riflessione" iconografica sul Sud Ovest degli USA. Revealing Territory è stato pubblicato dalla University of New Mexico Press ed è il risultato di nove anni di ricerca "on location". Nel saggio introduttivo di Patricia Nelson Limerick, famosa storica del West, riconosce che in questo lavoro di Klett, ma anche nella scrupolosa campagna fotografica a più mani in cui ha ripercorso e rifotografato il West della fine dell'0ttocento, manca quella venatura di rimpianto e nostalgia per il passato che è rintracciabile nei lavori di molti fotografi che si sono confrontati con il West. Klett stesso si augura che, a proposito del Sud Ovest, si possa ritornare ad un salutare realismo che permetta a tutti di vivere le costanti trasformazioni cui il territorio è sottoposto, come un fenomeno storico che ha radici molto lontane. Nel decennio in cui ,storicamente, si verificò la massima accelerazione nello sviluppo (1870-1880) di quella regione, per la Limerick e per Klett, si realizzò, d'altro canto, un massiccio e indiscriminato sfruttamento delle sue risorse naturali ed umane. La lezione che il fotografo e la storica cercano di fare propria è quella della improponiblità del determinismo storico. Portano a conforto della loro tesi che la storia non ha uno sviluppo "lineare" il resoconto di una evento descritto in una pagina cruciale del progetto: "Second View - The Rephotographic Survey Project". In breve, nel 1868, "il fotografo esploratore Timothy O'Sullivan fotografò il mulino vicino la miniera Gold & Curry, appena fuori Virginia City, Nevada, un agglomerato di solidi edifici industriali che sembravano dover restare lì per l'eternità! Un secolo e dieci anni dopo in quel posto non c'era più il mulino e quel "bivio" si era liberato dalla sua ingombrante presenza!" (vedi le foto abbinate in basso). Il lavoro di Klett al'interno del progetto R.S.P. (raccolto nel 1984 nel libro intitolato Second View e pubblicato da New Mexico University Press) si svolge su due piani distinti, ma intersecantisi, come la Limerick sottolinea: "la sua avventura si è svolta nello spazio fisico così come hanno fatto tanti che si sono spinti da Est verso Ovest, verso l'Idaho e l'Arizona, ma ben più impegnativo ed interessante è stato il suo viaggio nel tempo, alla ricerca dei punti di vista, dei siti preferiti dai fotografi esploratori dell'ottocento". Nelle pagine migliori a commento delle immagini di Klett, riconoscibili tecnicamente per il costante uso del grande formato abbinato alla tipica "cornice" Polaroid, Thomas W. Southall parla delle sue immagini come di: "una riflessione sui rapporti che i suoi abitanti hanno instaurato con questo territorio e sui segni che su di esso la loro presenza ha giustapposto". La relazione tra uomo e paesaggio, interpretata da Klett, si pone in assoluto contrasto con la tradizione dei fotografi naturalisti, tra i quali spicca Ansel Adams. Southall sottolinea che: "L'archetipica concezione della "wilderness" comporta l'instaurazione di una sacralità del paesaggio che potrebbe esser disturbata nei suoi più intimi equilibri da un ramoscello o da un semplice sasso fuori posto". Klett, pur riconoscendo alla fotografia "naturalistica" grande importanza nella creazione di una crescente sensibilità ecologica, lamenta che l'affermarsi questo atteggiamento che "celebra" certe località come aree "sacre" finisce per far sembrare il resto del territorio meni meritevole di tutela e attenzione. A conferma di questa distorta concezione etica, Southall ricorda che lo stesso Ansel Adams in: Examples, The Making of Forty Photographs racconta di aver ritoccato la sua famosa foto di Lone Pine al fine di eliminare quelle antiestetiche grandi lettere che qualche irriverente scolaresca aveva "graffito" sulle colline in primo piano. Per Adams quel ritocco non era solo la rimozione di un dettaglio che lo disturbava, ma un vero e proprio tentativo di riconquistarsi l'Eden perduto! Certamente più vicino alla sensibilità di Klett è un altro "grande" della fotografia americana. Edward Weston viaggio nel Sud Ovest al fine di produrre il libro California and the West. In almeno due fotografie si possono trovare evidenti rimandi anche se nelle foto di Klett c'è maggior mordente e nelle foto di Weston permangono elementi celebrativi della natura e delle sue forme. La foto di quella grossa tazza di caffè (Hot Coffee), segno isolato nell'arido deserto, riecheggia le ironiche "scoperte" nel deserto di Klett. La fotografia Ventilated Sedan di Klett rimanda alla carcassa della macchina sulla spiaggia di Crescent (Weston), ma l'auto di Klett, crivellata di proiettili vuole testimoniare della violenza che turba questo paesaggio "estremo", mentre l' auto di Weston è uno scheletro d'acciaio che il tempo ha trasformato in una "bella" forma naturale. Concludendo questo brevi note è d'obbligo tornare sulle differenze e le relazioni che si possono rintracciare negli approcci, spesso emozionali, al paesaggio del Sud Ovest di Klett e di Robert Adams. A tal fine converrebbe rileggere con attenzione l' ampio saggio di R. Adams intitolato "In the west is the hope possible" (contenuto in "To Make It Home") dove è rintracciabile l'intero, sfaccettato mondo di amorosi affetti che lega Robert Adams alla sua terra d'origine.

1868
1979
Thimothy O'Sullivan, Quartz Mill near Virginia City, 1868
Mark Klett for R.S.P.: Site of the Gould and Curry Mine, Virginia City, Nevada, 1979

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