Werner Herzog (Monaco 1942), oltre che essere uno dei più grandi registi contemporanei, è anche l'autore di un piccolo libro di una settantina di pagine in cui racconta di un suo viaggio a piedi da Monaco a Parigi. In Sentieri nel ghiaccio (Guanda 1980), Herzog ci restituisce, attraverso un linguaggio sobrio, ma evocativo l'immagine di un Europa arcaica e segreta. Il viaggio, intrapreso nell'inverno del 1974, allo scopo di raggiungere la sua amica Lotte Eisner (studiosa del cinema tedesco) ricoverata in un ospedale di Parigi si articola in una serie di avventure, scoperte, incontri in una "terra di nessuno" fatta di luna park deserti, parcheggi, rottami e paesi "con un po' d'industria, miseri turchi ed una sola cabina telefonica". Un Europa, quella in cui cammina Herzog, fatta di strade, boschi, bufere di neve, villaggi disabitati che fa da scenario alla testimonianza d'affetto dell'autore per l'amica, ma che costituisce occasione per una prova di scrittura di grande spessore. Nella postfazione al libro Anna Maria Carpi parla a ragione di un atteggiamento eroico, di un sostrato di superstizione (viaggio a piedi = guarigione dell'amica) anche se il riferimento letterario più vicino resta la neo-soggettività di Peter Handke. Come in Handke, anche in Herzog la "solitudine del singolo" costituisce la pietra di paragone del rapporto con la società e la natura che lo circonda, ma Handke a lungo andare trasforma la sua "solitudine" in apertura, speranza, disponibiltà. Herzog impersona, forse, a maggior ragione un eroe "wertheriano", una figura "smarrita e dolente" che non disdegna momenti di allucinazione e di alterazione della sua identità. Particolare attenzione rivolge ad una umanità (e una natura) dolente ( dallo zoppo che arranca da solo su una strada in salita, ad un corvo che ha perso un ala) che ,come nei suoi film, si aggira in un ambiente spesso distratto ed ostile. Ben s'adattano alla sensibilita dell'autore le parole tratte dal Lenz di Buchner (1836): "Non sentite dunque le grida di terrore che normalmente si chiamano silenzio?". Sono state cercate, talvolta forzandole, notevoli e varie ascendenze per questa "prova d'autore", da Buchner a Poe, dai lieder di Schubert allo stile degli espressionisti tedeschi (Munch!), ma la Carpi conclude la sua postfazione da cui ho tratto diversi spunti, sottolineando che la critica si è divisa su quest'opera tra coloro che si sono "fatti affascinare da questo singolare libretto, dal suo linguaggio irregolare, dalle sue sortite fantastiche dal grigiore verso il sublime ed il grottesco", mentre per altri siamo davanti ad un "nuovo Parsifal, un Parsifal bavarese" a corto d'ironia (anche se è proprio in questo atteggiamento verso la realtà che rintracciamo l'attualità e la fragilità del testo di Herzog).

a pag.28: "Tormenta bagnata, intensa; dritta in faccia, in certi momenti anche lateralmente che mi tocca far resistenza e dalla parte del vento sono subito pieno di neve come un abete. Ah come benedico il mio berretto. Su vecchie foto color seppia gli ultimi navajos, bassi sui cavalli, avvolti in coperte, vanno nella bufera di neve incontro alla loro fine".

a pag.40: "C'è una calma mortale fin dove arriva il mio udito, e poi il grido delle cornacchie. Pallidi, pallidi si distinguono i crinali dei Vosgi. In pianura due lunapark, gigantesche ruote, tunnell dell'orrore, castello medioevale, tutto abbandonato, vuoto e sigillato. Ha l'aria del finito per sempre. Nel secondo c'era anche uno zoo; uno stagno per le oche, sullo sfondo un recinto di caprioli. Qualcuno trasporta fieno su un trattore. I monumenti ai caduti sono le mie soste. Le contadine parlano molto tra di loro. I contadini sono stanchi da morire. Dappertutto vedo autobus fuori uso. Su, avanti, mi dico"

a pag. 72: "Insieme, ho detto, faremo un fuoco ed arrostiremo i pesci. allora lei mi ha guardato (la Eisner) con un lieve sorriso e poichè sapeva che ero uno che andava piedi e perciò un indifeso, mi ha compreso. Per un solo istante, senza peso, per il mio corpo esausto è passato un soffio di dolcezza. Ho detto: apra la finestra, da qualche giorno so volare".


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