John Gossage (New York 1946), allievo di Lisette Model e Bruce Davidson, ha pubblicato il suo secondo libro di fotografie con Aperture nel 1985 ( il primo intitolato: Gardens è del 1978, edito da Castelli) intitolandolo: The Pond. Si tratta di una serie di 49 fotografie in bianco/nero piene di un fine dettaglio e stampate in modo pressoché impeccabile, ma che costituiscono, a parer mio, la vera svolta rispetto alla celebrazione della wilderness di Ansel Adams. Nel testo di Denise Sines che introduce il libro non si possono rintracciare riferimenti all'autore o alle sue foto, ma traducendolo mi sono reso conto della sottile linea di continuità che li tiene saldamente insieme. Le fotografie ritraggono una zona di recente edificazione nei dintorni della città di Beaumont, indugiano su particolari, smilzi sentierini, elementi affioranti da quello che sembra una maleodorante pozza contornata da squallidi edifici del tipo "centro commerciale". La Sines da parte sua si lancia in uno struggente resoconto delle musicalità del nonno paterno colpito da un leggero enfisema, nella descrizione minuziosa del suo rapporto con la porta-paravento, ma dà il meglio di sè nella descrizione del soggiorno della sua casa: "Il nostro soggiorno è dipinto in un azzurro pallido, per terra c'è la moquette che reca inciso sulla sua superficie un vero e proprio sentiero che porta in una stanza adiacente. Girando in senso orario troviamo un pavone blu bordato in oro, un divano di broccato mal messo soprattutto sui braccioli dove i bambini si appollaiavano per buttarsi all'indietro sul cuscino già assottigliato. Una finestra bloccata coperta da una tenda pesante, una mosca rinsecchita sul davanzale. Davanti alla finestra un tavolo da caffè in legno con qualche rivista, un portacenere vuoto ed un pesante accendino". Questi interni che sembrano tratti pari pari dalle prove più deludenti del minimalismo letterario americano, fanno presagire gli "esterni" che vediamo nelle foto di Gossage ed in parte le giustificano. Anche in San Quentin Point o in Candlestick Point di Lewis Baltz ritrae un area inerti, ma il suo sembra un inventario che prescinde il giudizio etico, in Gossage l'operazione sembra più venata di malinconia perchè si intravedono tra gli alberi scheletrici tracce di civiltà che restano solo artifici grafici. Il libro ha avuto negli anni in cui è stato pubblicato un notevole successo ed anche illustri studiosi della fotografia italiani, tra cui lo stesso Paolo Costantini, ne hanno sottolineato la carica innovativa. Recentemente ho ascoltato durante un incontro pubblico il noto fotografo belga Gilbert Fasteneakens raccontare di un suo progetto (in corso di realizzazione) in cui, individuata una ristretta area (100x100 mt) di un bosco non lontano da casa sua, si era ripromesso di realizzarne un lettura in piena regola. Gossage per la verità non ritrae nelle sue 49 foto, ossessivamente il terreno ed i suoi particolari, ma cerca di dare un certo respiro alla sua narrazione inquadrando talvolta il cielo o inserendo immagini della strada con automobili che passano. L'autore, che vive a Washington D.C., ha partecipato ad ambedue le mostre che spesso ho citato in queste pagine (New Topographics a Rochester e la Dialectical Landscapes a Venezia). Nel saggio introduttivo del "Dialectical" a proposito di Gossage, Paolo Costantini chiama in causa Robert Frank e Eugene Atget di cui l'opera di Gossage potrebbe tentare la sintesi e ricorda la magistrale impaginazione del libro stesso che viene letto come importante tappa nella evoluzione dell'autore newyorkese iniziata con lavori come Better Neighborhoods of Greater Washington (1976) e proseguita con i più recenti lavori su Seattle (1979) e Los Angeles (1980). Tornando al testo della Sines più avanti la scrittrice abbandona la vena più interiormente "descrittiva" per aprirsi ad una lettura critica degli ambienti frequentati dalla fotografia di Gossage: "Dopo qualche soprassalto ogni cosa torna ancora nella norma. Un giorno dopo l'altro senza nulla da raccontare. Le persone passano con il verde e si fermano con il rosso. Qualcuno finisce per andare al centro commerciale, un posto "senza architettura": costruzioni addossate, scatole piccole e grandi affiancate....". Ho trovato traccia di un libro del 2000 (Nazraeli Press) intitolato Empire che lo stesso autore presenta come una rivisitazione in stile "Dr Vogel" ( che il Kaiser mandò in Egitto a fotografare le antiche civiltà e che è rimasto famoso per i baluginanti effetti del lampo al magnesio nella tombe egizie) di quei luoghi che il governo USA utilizza per "preservare" il suo passato e confermare il suo odierno potere (empire).


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