William Eggleston

William Eggleston (Memphis 1939) è un pioniere della fotografia a colori che ha "scioccato" il mondo dell'arte con una memorabile esposizione al Museum of Modern Art di New York nel 1976. Nel libro-catalogo della mostra (William Eggleston's Guide) il fotografo racconta il suo primo incontro con l'allora Direttore del Museo, John Szarzowsky, delle sue ansie, ma anche del suo proposito di sdoganare la fotografia a colori che risentiva ancora in quegli anni del tagliente giudizio di Walker Evans che la considerava "volgare". Eggleston si avvicinò alla fotografia alla fine degli anni '50, ma gli "incontri decisivi" della sua nascente vocazione furono con due libri fondamentali: American Photographs di Walker Evans e The Decisive Moment di Henry Cartier-Bresson. A proposito del lavoro di Evans finì per criticare le sue prospettive frontali che finivano per appiattire anche le sue tanto amate ville delle piantagioni del sud degli USA, mentre in Cartier Bresson riconobbe l'irruzione di punti di ripresa meno "ortodossi" che lo avvicinavano a pittori come Degas o Tolouse-Lautrec. Tra il 1965 ed 1966 cominciò a sperimentare il negativo colore e, neanche a farlo apposta, tra le sue prime foto troviamo l'immagine di una stazione di servizio, soggetto caro ad Evans, ma che Eggleston "tratta" usando i suoi angoli e le sue diagonali. Naturalmente il colore fa la sua parte, è "fiammeggiante" con una ampia gamma di rossi, gialli e blu. Compare per la prima volta il colore bruno della ruggine che diventerà la cifra di gran parte del linguaggio fotografico del Sud (con William Cristenberry in primo piano). Sul finire degli anni '60 Eggleston cominciò ad usare il colore diapositivo ed è con materiale di questo tipo (e con qualche stampa in b/n) che si presentò al MOMA. Mentre insegnava ad Harvard "scoprì" quasi casualmente un procedimento di stampa del colore che si chiama "dye-transfer" che gli permetterà di strutturare un rapporto con i soggetti ritratti interamente originale. Tra le prime immagini realizzate con questo procedimento c'è la famosa The Red Ceiling (1973) che, nel racconto di Eggleston è stata ripresa dal punto di vista di una "mosca in volo", ma che lui non è mai riuscito a veder stampata su libro in modo soddisfacente. Mentre era ad Harvard preparò il suo primo portfolio intitolato: 14 Pictures (1974) che contiene appunto 14 dye-transfers è costituito da immagini sconvolgenti per gli angoli di ripresa e per i soggetti che variano da una tomba nella ambigua luce notturna ad un gruppo di animali giocattolo su fondo nero. Nel 1974 si aggiudica la Guggenheim Fellowship e con il denaro ricevuto realizza la serie intitolata: Los Alamos. In questa serie compaiono foto del sito nucleare, ma anche immagini del viaggio di avvicinamento attraverso il Mississipi, New Orleans e il Southern California. La mostra del 1976 finì per innescare una riflessione approfondita sul nuovo medium artistico anche se l'autorevole critico del New York Times, Hilton Kramer preferì assimilare le foto di Eggleston al mondo del "banale". In queste immagini, nelle parole di Mark Holborn che introduce Ancient and Modern (1992) possiamo rintracciare tra amici, famiglie, barbeque, cortili e tricicli, tra questi soggetti che nella loro presunta normalità hanno un chè di pericolo in agguato, sono antecedenti di lavori cinematografici come Blue Velvet (1989) di David Linch. Come in Linch, nelle foto di Eggleston il pericolo si nasconde nell'erba, tra gli innaffiatoi dei giardini ben rasati e come il regista, il fotografo riprende quelle scene con l'occhio di un insetto. Nel 1976, l'anno dell' elezione del Presidente Carter, Eggleston, realizza, come inviato della rivista Rolling Stone ed utilizzando per la prima volta una macchina con mirino ad altezza d'occhio, una serie di immagini contenuta nel libro Election Eve (1977). Prodotti da Caldeot Chubb seguono altri tre libri: Morals of Vision (1978), Flowers (1978) e soprattutto Wedgewood Blue (1979) in cui Egglestone raccoglie 15 stampe delle sue nuvole in una preziosa seta blu. Qualche anno prima, nel 1973 e nel 1974, realizzò il video Stranded in Canton proprio nel periodo in cui la sua frequentazione del Chelsea Hotel in cui viveva Andy Warhol era più assidua. Affascinato dalle possibilità espressive del video, seguì il suo amico Richard Leacock al M.I.T. per continuare i suoi esperimenti di "scansione" del mondo al di là di ogni preconcetto e distinzione. Nel 1978 accettò un incarico della American Telephone and Telegraph Company per conto della quale fotografò paesaggi e flora degli Stati del Golfo e si recò in Giamaica per fotografare la flora dei Caraibi. L'anno dopo il suo amico Chubb pubblicò Seven (1979), un portfolio di sette C-prints di alberi e foglie, e nello stesso anno si recò in Kenia dove realizzò una serie di immagini del terreno, degli alberi e dei fiori ripresi spesso dal livello del suolo. Nel 1980 pubblicò Troubled Waters con materiale realizzato nel periodo in cui frequentò il Chelsea Hotel di Warhol e dopo qualche mese tornò a Sud per realizzare una delle sue epiche serie The Louisiana Project (1980). Eggleston tornava ad interessarsi alla architetture delle piantagioni, ma compaiono in questa serie anche immagini di immondezzai in fiamme nei sobborghi di New Orleans Nella Southern Suite (1981) gli stilemi propri degli artisti del Sud ricompaiono con prepotenza e costituiscono la cifra di questo lavoro. Il regista John Houston invitò Eggleston insieme ad altri fotografi sul set del suo film Annie (1982), ma per Eggleston l'ambiente non era dei più propizi e l' agitazione propria del set lo disturbava non poco. Approfittò di quella situazione per elaborare una sua nuova "poetica" che recuperava le diverse e stranianti angolature e prospettive già presenti in suoi precedenti lavori. Nel 1984 viene dato alle stampe un libro intitolato William Eggleston's Graceland che contiene una ampia serie di immagini realizzate durante una visita alla residenza di Elvis Presley. L'autore mette in relazione il vuoto simulacro della dimora del mito in cui si addensano ricordi e suppellettili con le povere abitazioni rurali di Tupelo dove Elvis era nato. Il lavoro su Graceland introduce il suo progetto più importante della fine degli anni '80, intitolato "La Foresta Democratica". Davanti ad una tazza di caffè ha raccontato a Mark Holborn come è nata la sua idea di fotografia "democratica" facendo risalire la sua felice intuizione ad un incontro con alcuni suoi amici nella natia Oxford, Mississippi. Durante la cena fu chiesto ad Eggleston cosa avesse fotografato durante il giorno e, lui, consapevole delle trasformazioni in atto nella sua sensibilità verso soggetti marginali e verso una natura colta nei suoi aspetti meno eclatanti, rispose "candidamente" di essere andato in giro a fotografare "democraticamente". Era il 1986 ed Eggleston era già stato a Berlino, a Pittsburgh e messo insieme una gran quantità di lavoro, ma quella espressione ed i suoi significati andarono a costituire il motivo unificatore della sua più recente produzione. All' amico Holborn confessò di aver pensato a Cartier Bresson ed al suo Momento Decisivo in cui l'autore francese raccolse le immagini scattate in tutto il mondo, dalla Cina fino all' America. Nella stessa conversazione, forse con poca "democraticità", si scaglia poi contro un tipo di fruizione della fotografia in cui, secondo lui, l'uomo della strada cerca soltanto un medium diretto, con soggetti riconoscibili, inclini alle istantanee ed alle ovvietà cui Eggleston sottolinea di voler dichiarare guerra. Nelle immagini di questa serie ci sono motivi ricorrenti: linee telefoniche, auto tra il fogliame...mentre le locations vanno dal vicino Mississippi, a Miami e Pittsburgh fino alla lontanissima Berlino. L'apertura del libro è dedicata ad una visione della Mayflower County (dove lui abita) e si conclude con una immagine notturna di San Louis, e l'intera selezione d'immagini si articola, come lui ha dichiarato, come in una "sinfonia della natura con graduali passaggi tra grandi e coinvolgenti temi". Continuò a viaggiare per tutti gli anni '80 , anche in Europa, realizzando serie in Polonia (Kiss me Kracow) e risalì il Nilo visitando l'Egitto. Sul finire degli anni '80 cominciò a dipingere ed a disegnare a pastello, realizzando alcune raccolte di piccole opere astratte. In concomitanza con questo nuovo interesse, realizzò reportage sui macchinari estrattivi del petrolio nel Tennessee, in Inghilterra realizzò una serie sulle rose britanniche e si spinse "on assignment" fino al Transwaal sudafricano. Nel 1986 Eggleston ha partecipato alla mostra: "Dialectical Landscapes - Nuovo Paesaggio Americano", invitato da Paolo Costantini al Museo Fortuny di Venezia. In quella occasione furono esposte alcune foto contenute, poi, in un libro del 1992, Ancient and Modern, frutto di un intenso periodo di frequentazione di David Byrne (Talking Heads). Il progetto fotografico che si articolò durante le riprese del film True Stories diretto dallo stesso Byrne reca evidenti le tracce di questa collaborazione e le affinità di stile tra i due artisti sono più che evidenti. Nel 1998 gli viene assegnato l'Hasselblad Awards e nell Agosto del 1999 viene pubblicato un suo libro che contiene 112 foto realizzate dal 1967 al 1996. Nel dicembre dello stesso anno pubblica William Eggleston 2 1/4 un libro su cui si appuntano forti critiche circa la scelta di ristampare in formato quadrato foto inizialmente realizzate in formato rettangolare... Quest'anno (2002) la Fondazione Cartier gli dedica una retrospettiva che spazia dalle prime immagini in b/n fino alla recente serie di Kyoto. Nel maggio di quest'anno è prevista la pubblicazione di un aggiornato catalogo curato da Hervè Chandes.


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