"Space begins because we look away from where we are"
(lo spazio prende forma quando cominciamo a guardarci intorno)

Lewis Baltz (Newport Beach, California 1945) è un autore che ha provocato con le sue serie fotografiche un'ampia gamma di contributi scritti che hanno cercato di "interpretare" e leggere uno stile che si è andato chiarendo ed affinando dalle prime serie della fine degli anni '60 Highway Series (1967-69) fino ai famosi lavori che lo hanno consacrato tra i più importanti fotografi contemporanei. Tra il 1969 ed il 1971 realizza la serie intitolata The Tract Houses a proposito della quale Marvin Heiferman ha detto, interpretando l'atmosfera che le fotografie rendono in modo ottimale: "Il cielo è vuoto ed il sole scintilla nel cielo. E' mattina, il tempo (atmosferico) e quello immobile senza vento delle foto di Baltz. Nessuno si veste in fretta per raccattare il giornale sull'uscio di casa, nessuno porta il suo cane a fare una passeggiata. La vita (si presume) è vissuta all'interno, nell'ombra. Nessuno viene fuori, nel Nulla. I paesaggi sono sterilmente belli come in quelle fotografie dell'ottocento in cui venivano rappresentati i campi di battaglia, dopo che i morti erano stati rimossi". Baltz registra una trasformazione del paesaggio che repentinamente ed a causa delle lottizzazioni edilizie si riempie di detriti e rifiuti parallelamente al "gonfiarsi" delle tasche degli speculatori. Paradossalmente le "costruzioni" finiscono per provocare di contro la "distruzione " del territorio e del paesaggio. Tutto il lavoro di questi anni che, con varianti significative, ripropone esplorazioni di zone marginali di grandi agglomerati urbani ed indagini sulle architetture civili, sono realizzati usando i toni bassi che l'autore cerca di inserire in un ambizioso progetto operistico. Ma la musica che questo autore "colto e disincantato" cerca di produrre è una musica che non è adatta ad essere appesa sopra il divano del soggiorno, che può essere compresa a stento da un paese in cui "umanesimo e immaginazione hanno smesso di essere un valore". Nel libro Rule Without Exception il compianto Paolo Costantini realizza un azzeccatissimo parallelo tra lo stile ed il modus operandi del Sig. Palomar, protagonista dell'omonimo libro di Calvino: "La fotografia di Baltz si concentra su di una serie di oggetti salvati dalla dispersione, cristallizzati ed estratti dal fluire continuo delle esperienza. La rarefatta consistenza del linguaggio di Baltz cresce come resistenza alla pesantezza dell'esistenza, addensata nelle zone marginali, nella devastazione di un territorio osservato con scetticismo, nel vuoto e nell'assenza dell'esistenza". Un autore, Baltz che, come afferma Shirley Irons, mantiene un "estetizzante distacco molto simile alla neutralità della prosa di Flaubert in cui l'autore attraverso un'autoconsapevolezza estrema individua l'autore mentre lo nasconde". Il suo stile "piano", i suoi angoli di ripresa e le sue prospettive canoniche connotano i lavori che si sono susseguiti fino al 1981 quando pubblicò la serie intitolata Park City. Nella località, tra le seconde case della buona borghesia di Salt Lake City, in due anni. Si alternano in questa serie immagini interni degli edifici in costruzione (con le tracce dell'attività delle manovalanze ben in vista) ad esempi delle devastazioni del territorio che questa subdola "occupazione" ha comportato. Le sinuose colline fanno da sfondo a cumuli di detriti "sbiancati" come nello stile dell'autore. Dal 1981 al 1983 si dedica all' esplorazione di un vasto territorio non lontano dalla sua abitazione realizzando le immagini che compongono il libro San Quentin Point. Mark Haworth-Booth ha cercato ascendenze letterarie in Charles Dickens e Walter Benjamin che, citando Atget, pone in relazione le "scene del crimine" cui si interessava il fotografo francese con il diffondersi del crimine in più ampi spazi... Con piccole variazioni legate alla tipologia dei siti visitati realizza altre notevoli "serie" da Near Reno fino a Candlestick Point dove diventa protagonista uno spazio ampio e piatto, uno spazio così vuoto che, nell'assenza di colpevoli distrazioni, possiamo ricominciare a vedere. Anche Lewis Baltz ha partecipato alla mostra "Dialectical Landscapes", a Venezia nel 1986 e realizza per "Linea di Confine per la Fotografia Contemporanea" un volume della serie dedicata alle cittadine della provincia reggiana. Nel 1989 interviene ad un convegno della Facoltà di Architettura di Milano, affermando: "Le fotografie cominciano dal mondo, dal quale estraggono un'immagine (...) l'atto fotografico iniziale è quello di puntare qualcosa: scegliere (con l'apparenza di un intervento minimo) da una situazione pre-esistenze e ricontestualizzare il soggetto stesso" (leggi: Duchamp e i readymade). Più avanti nella stessa relazione afferma: "Fotografare il paesaggio marginale non significa nulla e non influenza nulla. E' puramente uno studio negativo, un vuoto. I territori conquistati al di fuori della frontiera culturale ne rimarranno al di fuori, dal momento che il loro fascino seducente risiede esclusivamente nella loro esteriorità. Un'ultima wilderness intrattabile nell'età del post-tutto che non produce, né riceve, nè è parte di alcun sistema di significato (...) Nel non significare nulla si prendono gioco dell'idea di significazione. Sono il nonsense incarnato, implacabili nel loro rifiuto di arrendersi davanti alla fame patologica di significato della nostra cultura - traduz. Antonello Frongia e Mark Peter Adams. Nei primi anni '90 il suo impegno di tipo politico lo porta ad un radicale rifiuto dell'"american way of life" e si trasferisce a Parigi continuando a collaborare con varie istituzioni del vecchio continente. La municipalità di Groeningen in Olanda gli commissiona un impegnativo lavoro di rilettura dello sviluppo urbanistico della città. Baltz interpreta questo lavoro proponendo un ardita serie di relazioni semantiche tra uno scrittore cinese (Shang Zu), esperto in tecnica militare, ed il piano regolatore di Groeningen. Realizza in questo caso alcuni interventi di sovra-scrittura delle immagini mentre nella recente conferenza tenuta allo IUAV di Venezia ha ammesso di non aver gradito alcune posizioni (razziste o xenofobe) tenute dalle autorità della cittadina olandese ed emerse nella realizzazione del suo lavoro. Nel 1993 realizza un film su commissione di Linea di Confine, intitolato "End to End". Si tratta di un avvincente, lunghissima ininterrotta carrellata sulla via Emilia la cui colonna sonora è stata realizzata con spezzoni di trasmissioni radio locali. Il materiale ripreso è stato in seguito sovrascritto con un testo che narra la storia sociale dell'Emilia, dalle società di mutuo soccorso fino alla nascita del PDS passando per la Resistenza e la nascita delle cooperative di consumo. Nel 1998 pubblica un libro-catalogo della mostra al Museum of Contemporary Art che contiene i lavori: "Ronde de Nuit", "Docile Bodies" e "The Politics of Bacteria".


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